Colombia: fine settimana di sangue, 17 morti

Pubblicato il 24 agosto 2020 alle 13:26 in America Latina Colombia

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I massacri di routine che si credeva facessero parte del passato sono tornati con forza a sconvolgere la Colombia. Tre  “omicidi collettivi” in diverse parti del Paese, come li definisce il governo di Iván Duque, hanno provocato almeno 17 morti. Tutti hanno avuto luogo tra la sera di venerdì 21 agosto e la mattina di sabato 22. Nell’episodio più recente, uomini armati hanno ucciso sei giovani nel comune di Tumaco, nel dipartimento di Nariño, al confine con l’Ecuador, ha riferito il governatore John Rojas, che ha ricevuto il presidente per tenere un consiglio di sicurezza poche ore dopo. “Quello che è successo è molto triste, speriamo che le misure migliori vengano prese con la visita del presidente” – ha dichiarato, confermando gli eventi che sono ancora allo studio degli inquirenti.

Il giorno prima, sei persone erano state uccise in una remota area rurale di El Tambo, nel dipartimento di Cauca, sempre nell’ovest del Paese, come confermato dal sindaco di quel comune, Carlos Vela. Chi è responsabile è ancora sconosciuto. Cauca e Nariño, vicino al corridoio del Pacifico, sono due delle zone più colpite dai gruppi paramilitari, i guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e i dissidenti della disciolta guerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) che stanno combattendo sulle rotte del traffico di droga e per il controllo del territorio.

L’ufficio del difensore civico ha denunciato lo stesso venerdì che dall’altra parte del paese cinque persone erano state uccise in una zona rurale di Arauca, vicino al confine con il Venezuela. In questo caso le autorità hanno attribuito il crimine ai dissidenti delle FARC – la formazione guerrigliera ormai disarmata nel 2016 e trasformata in partito politico con le stesse sigle – che si sono ritirati dal processo di pace, in una regione dove opera anche l’ELN.

“Siamo feriti dalle morti causate dalla violenza derivante dal traffico di droga e dal terrorismo” – ha scritto il presidente Duque sul suo account Twitter senza fare riferimento a nessuno di questi massacri in particolare. “Tra il 2010 e il 2018, il nostro Paese ha subito 189 omicidi collettivi e tra il 2019 e il 2020 34 eventi di quella natura. Continueremo a combattere dissidenti FARC, ELN, Clan del Golfo, cartelli della droga e altri” – ha aggiunto. Le cifre di Duque contrastano con altre fonti. Le Nazioni Unite hanno registrato 69 massacri dal 2019, più altri sette che non è stato possibile di documentare.

Il sabato precedente il Paese era già stato sconvolto dall’omicidio di otto giovani tra i 17 e i 26 anni assassinati nel comune di Samaniego, sempre nel dipartimento di Nariño, una strage avvenuta pochi giorni dopo che cinque adolescenti erano stati massacrati nella città di Cali e i loro corpi erano stati scaricati in un campo di canna da zucchero. Quella catena di omicidi ha scandalizzato una società che aspirava a voltare pagina sulla violenza dopo lo storico e storico accordo di pace con le FARC alla fine del 2016.

I massacri sono stati una costante durante il lungo conflitto armato. Secondo il Centro Nazionale per la Memoria Storica di Bogotà, ci sono stati 4.210 massacri tra il 1958 e il 2018 perpetrati sia da gruppi paramilitari che da guerriglieri, con un bilancio di 24.447 morti. L’aspettativa era che il patto con cui è stata disarmata la più grande guerriglia delle Americhe avrebbe consentito allo Stato di raggiungere i territori più inaccessibili del Paese, ma nel 2019, con 36 massacri, si è nuovamente registrata la cifra più alta dal 2014, secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Secondo gli analisti ONU, in questi anni l’ELN si è rafforzato, e insieme ai dissidenti delle FARC rimangono i gruppi con la maggiore attività. Inoltre è emerso il Clan del Golfo, sorto dopo la smobilitazione dei gruppi paramilitari nel 2016, che riunisce i resti di queste squadre ed è considerato, ad oggi, il cartello più potente del Paese sudamericano.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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