L’Ungheria annuncia una stretta sui confini

Pubblicato il 23 agosto 2020 alle 7:05 in Europa Ungheria

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L’Ungheria rafforzerà i controlli alla frontiera dal primo settembre, per prevenire la diffusione del coronavirus, dato l’aumento delle infezioni nei Paesi vicini, secondo quanto ha annunciato il primo ministro Viktor Orban.

“All’inizio dell’anno scolastico, non saremo più in grado di mandare avanti il sistema di attraversamento delle frontiere utilizzato durante l’estate”, ha dichiarato Orban. Secondo le normative vigenti, coloro che tornano da Paesi con tassi di infezione più elevati devono imporsi l’auto-quarantena per 14 giorni, a meno che non producano 2 test negativi al virus. Tuttavia, la Croazia, una popolare destinazione turistica per gli ungheresi, è ancora indicata come “zona verde”, il che significa che non si applicano regole speciali al rientro.

Orban non ha fornito dettagli sulle nuove restrizioni che saranno applicate alle frontiere. Fino al 21 agosto, l’Ungheria aveva segnalato 5.046 casi di coronavirus, con 609 decessi. Il premier ha anche annunciato che il suo governo redigerà un piano biennale per rilanciare l’economia entro la metà del mese di settembre, dopo un calo annuale del 13,6% della produzione, nel secondo trimestre del 2020. Secondo le previsioni ufficiali del governo l’economia doveva contrarsi del 3% in totale nel 2020. Tuttavia, il ministro delle finanze Mihaly Varga ha segnalato che la riduzione potrebbe toccare il 5%. Questo accadeva prima che venissero pubblicati i dati sul PIL del secondo trimestre. Orban non ha fornito una nuova proiezione per le previsioni economiche di quest’anno, durante il suo discorso del 21 agosto.

Lo scorso 30 marzo, con 137 voti a favore e 53 contrari, il Parlamento ungherese aveva approvato la legge sull’estensione dello stato di emergenza in Ungheria e consentito ad Orban di governare per decreto a tempo indeterminato. In aggiunta, la legge consentiva di condannare alla reclusione o alla radiazione dall’albo i giornalisti indipendenti che pubblicavano notizie ritenute false o contrarie a quanto approvato dal governo. Da parte sua, rispondendo alle critiche, il premier ungherese aveva promesso che avrebbe usato i poteri straordinari ottenuti “in modo proporzionale e razionale”. La legge sullo stato di emergenza aveva causato una forte reazione da parte degli Stati Membri dell’UE. Il 1° aprile, tredici Stati dell’UE avevano evidenziato le proprie preoccupazioni in merito al rischio della violazione dei principi democratici e dello stato di diritto attraverso le misure restrittive adottate per far fronte all’emergenza da coronavirus. 

Nello specifico, gli Stati che avevano firmato il comunicato congiunto, cioè Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia, non avevano menzionato espressamente l’Ungheria, ma avevano ripreso le principali critiche attratte dalla legge approvata dal Parlamento di Budapest in materia di criteri di necessità e proporzionalità. A tale riguardo, anche la presidente della Commissione Europea, Von Der Leyen aveva sottolineato l’importanza del rispetto dei principi e dei valori fondamentali dell’Europa, ma, secondo quanto sottolineato da EurActiv, alcuni esperti avevano visto nelle frenate parole di Von Der Leyen un tentativo di fornire protezione a un partito alleato, quello di Orban, Fidesz, il quale fa parte del Partito popolare Europeo (EPP) così come la formazione politica della stessa presidente della Commissione. Tuttavia, il 2 aprile, il leader del Partito Popolare Europeo, Donald Tusk, aveva proposto di rivalutare l’alleanza con il partito del pemier ungherese, Fidesz, appena superata l’emergenza da coronavirus.   

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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