Libia: Qatar e Turchia d’aiuto nella lotta al “terrorista” Haftar

Pubblicato il 23 agosto 2020 alle 19:42 in Libia Qatar Turchia

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L’Alto Consiglio di Stato della Libia ha elogiato, il 22 agosto, il ruolo di Qatar e Turchia nel porre fine, lo scorso 4 giugno, all’offensiva contro il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, lanciata dall’Esercito nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, lo scorso 4 aprile 2019.

In particolare, l’Alto Consiglio di Stato ha rilasciato una dichiarazione in cui ha espresso grande apprezzamento per tutti quegli Stati suoi amici e fratelli che hanno aiutato il GNA, con a capo Fayez Al-Sarraj, a respingere l’offensiva “del terrorista” Haftar e dei suoi mercenari, con particolare riferimento a Turchia e Qatar. Dopodiché, l’organo ha anche sottolineato l’importanza di estendere l’autorità del GNA di Tripoli sull’intero Paese e di rispettare tutte le risoluzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla Libia. 

Il GNA è stato istituito con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, raggiunti sotto l’egida dell’Onu e poi scaduti il 17 dicembre 2017 ed è, ad oggi, ufficialmente riconosciuto da Turchia, Qatar, Italia e Onu. Ad esso si contrappone il governo di Tobruk, appoggiato dal LNA di Haftar che, a livello internazionale è sostenuto da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia, Giordania e Francia. Le due parti sono attualmente in guerra ma, il 21 agosto scorso, sia Al-Sarraj, premier del GNA e capo del suo Consiglio presidenziale, sia il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, hanno annunciato un cessate il fuoco.

Da un lato, Al-Sarraj ha ordinando alle sue forze armate di interrompere tutte le operazioni di combattimento in territorio libico e ha richiamato tutte le parti coinvolte affinché organizzino elezioni parlamentari e presidenziali per il mese di marzo 2021. Per Al-Sarraj, un cessate il fuoco significa la smilitarizzazione della città costiera di Sirte e della base aerea di al-Jufra, che rappresentano l’ultimo fronte di battaglia tra il GNA e LNA. Dall’altro, Saleh ha chiesto alle parti belligeranti di rispettare la tregua e ha aggiunto che Sirte dovrebbe diventare la capitale temporanea per un nuovo Consiglio presidenziale. Il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk ha poi aggiunto che la città dovrà essere protetta da una forza di polizia proveniente da tutte le regioni della Libia, in preparazione dell’unificazione delle istituzioni libiche.

Tuttavia, l’Esercito Nazionale Libico di Haftar non ha ancora rilasciato dichiarazioni ma, il 6 giugno scorso, era proprio da tale fazione che era stato appoggiato una prima volta il cessate il fuoco, in base a quanto proposto dal suo alleato egiziano, il presidente Abdel Fattah Al-Sisi, con l’Iniziativa Cairo.

Sia il governo di Tripoli, sia quello di Tobruk hanno anche deciso di riprendere le attività di esportazione e produzione di petrolio, ponendo fine al blocco finora in vigore e stabilendo che le entrate derivanti potranno essere bloccate e depositate in un conto della Libyan Foreign Bank, fino a quando non verrà raggiunto un accordo politico che rispetti i risultati della Conferenza di Berlino, dello scorso 19 gennaio, e gli accordi raggiunti sotto l’egida delle Nazioni Unite. Le esportazioni di petrolio sono state bloccate dallo scorso 18 gennaio da parte del LNA per tagliare le risorse di Tripoli. Se da un lato il governo di Tobruk ha il controllo sulla cosiddetta mezzaluna del petrolio nell’Est e nel Sud del Paese, il governo di Tripoli lo ha sulla Banca Centrale che gestisce, invece, i proventi del settore.

In Libia è in atto una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. In tale contesto, al momento, l parti belligeranti sono rappresentate dalle forze di Haftar e da quelle del GNA.

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Camilla Canestri

di Redazione