Afghanistan: uccisi altri 14 membri delle forze armate

Pubblicato il 22 agosto 2020 alle 19:35 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Tre attacchi separati in luoghi diversi del Paese hanno causato la morte di 14 membri delle forze armate afghane, il 22 agosto. In almeno due casi, la responsabilità è stata rivendicata dai talebani.

Nella provincia settentrionale di Takhar, un attacco contro un check-point della polizia per mano dei talebani ha ucciso almeno 9 persone e ha provocato un ferito, secondo quanto riferito dal portavoce della polizia della provincia. Parallelamente, il suo omologo nella provincia di Badakhshan, sempre a Nord del Paese, ha riferito che un altro attacco dei talebani ha provocato 4 morti tra le forze armate. Infine, a Kabul, l’esplosione di una bomba magnetica ha causato una vittima e 4 feriti, tra cui un civile ma, in questo caso l’attacco non è stato ancora rivendicato dai talebani, anche se la città è stata di recente teatro di un aumento negli attacchi con bombe contro i veicoli delle forze di sicurezza a causa delle tensioni del governo con il gruppo armato.

Il 21 agosto, l’Esercito nazionale afghano aveva rilasciato una dichiarazione in cui si comunicava l’uccisione di almeno 114 militanti talebani nel corso di operazioni aeree e terrestri condotte nelle ultime 24 ore. Le tensioni sono aumentate nonostante il governo di Kabul e i talebani dovrebbero avviare dialoghi per la pacificazione del Paese che al momento sono stati rimandati a causa di un ritardo nel rilascio di militanti da parte del governo, condizione ritenuta essenziale dai talebani per l’apertura dei dialoghi. Il 20 maggio il presidente afghano, Ashraf Ghani, aveva esortato i talebani a deporre le armi e ad avviare i dialoghi di pace intra-afghani, senza però aver ancora ricevuto un riscontro positivo.

Lo scorso 9 agosto, in seguito all’approvazione della Loya Jirga, un’assemblea di circa 3.200 leader afgani Ghani aveva acconsentito al rilascio di 400 prigionieri talebani colpevoli di crimini gravi, in modo da far ripartire i negoziati, per porre fine alle ostilità nel Paese. Il 14 agosto successivo, erano stati liberati i primi 80 prigionieri e, per tanto, ci si aspettava un imminente incontro a Doha, in Qatar, tra le parti per discutere i termini di un accordo di pace. A ritardare il rilascio dei restanti 320 militanti restanti hanno però contribuito le richieste di Francia e Australia. La prima, lo scorso 15 agosto, aveva chiesto al governo dell’Afghanistan di non includere i talebani colpevoli di aver ucciso cittadini francesi tra le persone da rilasciare e lo stesso aveva fatto poi la seconda e, a tal proposto,  il governo di Kabul ha riferito che sono in corso negoziati per raggiungere un compromesso sia con Parigi, sia con Canberra.

Il rilascio dei talebani da parte delle autorità di Kabul è stato il frutto di un accordo di pace tra gli Stati Uniti e il gruppo armato, firmato lo scorso 29 febbraio, a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Inoltre, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Il governo afgano aveva rilasciato 4.600 talebani ma la liberazione degli ultimi 400 ha necessitato dell’approvazione della Loya Girga, in quanto si è trattato di persone condannate per aver compiuto crimini gravi. Tra le persone in questione, 150 sarebbero state condannate a morte e 44 sarebbero state coinvolte in attacchi di “altro profilo”, i quali avevano destato preoccupazione anche negli USA e in altri Paesi occidentali.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA avevano poi invaso l’Afghanistan, e, da allora, il Paese ha vissuto in uno stato di perdurante guerra interna che, solamente nel 2019, si stima abbia causato la morte di 10.000 persone e che nell’ultimo decennio abbia procurato 100.000 vittime. Secondo un calcolo pubblicato dal New York Times, nel mese di luglio 2020, nel Paese, sono stati 282 i membri delle forze governative uccisi e 109 i civili.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.