Tagikistan: ondata di arresti in vista del voto

Pubblicato il 21 agosto 2020 alle 6:29 in Uncategorized

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A due mesi dalle elezioni presidenziali del Tagikistan, gli oppositori denunciano un’ondata di arresti contro figure legate ai partiti islamisti fuori legge, perpetuando così l’abitudine di far precedere i plebisciti a livello nazionale da una stretta repressiva.

Il 14 agosto, le forze dell’ordine hanno arrestato tre figli di Said Kiemitdin Gozi, defunto esponente e fondatore del Partito del Rinascimento islamico del Tagikistan, o IRPT, che è stato proscritto e designato come gruppo estremista islamico nel 2015.

Gozi è morto in circostanze misteriose in prigione l’anno scorso. Era stato estradato in Tagikistan dalla Russia nel 2017 ed è stato successivamente condannato dalla Corte Suprema a 25 anni di carcere con l’accusa di estremismo.

Il termine fu successivamente ridotto a sette anni, ma Gozi non sarebbe mai uscito di prigione. Secondo il governo, una sera dello scorso maggio è scoppiata una rissa tra membri dell’IRPT imprigionati e militanti di un’organizzazione islamica radicale in una colonia carceraria nella città di Vakhdat. Gozi presumibilment è rimasto ucciso nei disordini che ne seguirono. In assenza di un’indagine imparziale su tali eventi, gli analisti e gli oppositori il resoconto dello Stato è quasi impossibile da dimostrare.

Il servizio tagiko di Radio Free Europe/Radio Liberty, Radio Ozodi, ha riferito che cinque dei figli di Gozi sono stati arrestati durante il fine settimana. Due sono stati rilasciati dopo essere stati interrogati, ma tre sono ancora detenuti.

“Ogni giorno porto cibo e medicine [per i miei figli] al centro di detenzione preventiva, ma ancora non so di cosa siano accusati. Ho chiesto, ma mi hanno appena detto che l’avrei scoperto più tardi” – ha riferito a Radio Ozodi la loro madre, Rajabgul Musalmonova.

Sempre secondo Radio Ozodi, anche un altro personaggio di spicco dell’IRPT, Jaloliddin Mahmudov, è stato arrestato. Anche i motivi di tale detenzione non sono ancora stati resi noti.

Mahmudov è stato arrestato nel 2015 con l’accusa di possesso illegale di armi. È stato rilasciato dalla prigione lo scorso anno.

C’era stata un’ondata simile di arresti all’inizio dell’anno, poco prima delle elezioni parlamentari. In quell’occasione, nel mirino erano sospettati membri della Fratellanza Musulmana. Le indagini sono state svolte in gran segreto, rendendo difficile capire su quali basi fossero avvenuti gli arresti. I processi successivi si sono svolti in condizioni di segretezza simili, facendo ricorso alla legge antiterrorismo. Il 18 agosto 20 persone, accusate di essere membri dei Fratelli Musulmani, sono state arrestate.

La repressione politica –denunciano gli analisti del network Eurasianet.org– è così radicata in Tagikistan che il paese ha poche figure di opposizione formali e legalmente operative che le autorità possono inseguire. Nondimeno, le forze dell’ordine sono “sempre state creative nel trovare sempre più persone da molestare e detenere”.

C’è un alto livello di probabilità che il governo intenda semplicemente dimostrare ai cittadini potenzialmente  orientati a sostenere l’opposizione che è meglio evitare sviluppi imprevedibili durante le elezioni, che si terranno l’11 ottobre prossimo, e cui è candidato per il settimo mandato Emomali Rachmon, al potere dal 1992. L’economia tagika è in crisi sotto l’assalto della pandemia COVID-19, che ha messo a dura prova i pagamenti delle rimesse degli emigrati in Russia, da cui dipendono molte decine di migliaia di famiglie in Tagikistan. Tuttavia, il clima politico è tale che gli analisti reputano difficile prevedere che le elezioni servano da innesco per qualsiasi manifestazione di grave malcontento di massa.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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