La Lettonia non intende riconoscere Tichanovskaja presidente della Bielorussia

Pubblicato il 21 agosto 2020 alle 6:11 in Bielorussia Repubbliche Baltiche

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La Lettonia precisa la sua posizione sulla situazione in Bielorussia: i risultati delle elezioni non sono validi, quindi Svetlana Tichanovskaja non può essere riconosciuta presidente della nazione.

Secondo il ministro degli Esteri del Paese, Edgar Rinkevich, Svetlana Tichanovskaja non può essere riconosciuta vincitrice delle elezioni presidenziali poiché non si conoscono i risultati reali del voto di domenica 9 agosto.

“Ci sono soltanto le notizie di falsificazioni su vasta scala”, afferma Rinkevich, esprimendo preoccupazione sul fatto che diversi leader internazionali abbiano preferito discutere il caso bielorusso con il presidente russo Vladimir Putin e non con Minsk.

“È assolutamente comprensibile, ma il governo lettone ha sottolineato più volte che la soluzione dei problemi della Bielorussia va ricercata nella Bielorussia stessa e non da qualche altra parte”, ha proseguito Rinkevich.

Il 9 agosto si sono tenute le elezioni presidenziali in Bielorussia. Secondo la Commissione elettorale centrale, il capo dello stato, Aleksandr Lukašenko, ha ottenuto l’80,1% dei voti, seguito da Svetlana Tichanovskaja con il 10,12%. 

Da più di una settimana il Paese è teatro di proteste non autorizzate contro i risultati delle elezioni. Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno, nel corso delle manifestazione la polizia ha effettuato 6.700 arresti, mentre centinaia di persone sono rimaste ferite e tre manifestanti sono morti.

Nella giornata di martedì Minsk ha riferito di aver messo in stato di pronto intervento le truppe sul confine occidentale.

I leader europei hanno invitato ancora una volta il presidente bielorusso a dialogare con i suoi oppositori, denunciando il risultato delle elezioni presidenziali e sollecitando il presidente russo Vladimir Putin a fare pressione sul suo alleato Aleksandr Lukašenko. In precedenza Angela Merkel, Emmanuel Macron e Charles Michel avevano telefonato al Cremlino per cercare una soluzione condivisa alla crisi bielorussa.

A Bruxelles,dove non riconoscono l’esito del voto ma non chiedono nuove elezioni, sono consapevoli che l’atteggiamento di Mosca, il più stretto partner politico, economico e militare di Minsk, è cruciale per l’esito della crisi. Le relazioni tra Russia e Bielorussia sono però complesse, e alla stretta interdipendenza corrisponde una sempre meno celata volontà di Lukašenko di cercare partner alternativi. Mosca lamenta i ritardi e le inadempienze di Minsk nel pagamento di gas e petrolio, e reagisce tagliando le forniture, costringendo i bielorussi a rivolgersi altrove. Per tutta risposta Lukašenko incarcera gli oppositori, tra cui il marito della Tichanovskaja e il banchiere Viktor Babaryka, come “agenti del Cremlino”.

Finora, Putin ha fornito un cauto sostegno al suo vicino, mettendo in guardia contro ogni “tentativo di interferenza straniera” in Bielorussia. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto mercoledì che le potenze straniere stanno usando la crisi in Bielorussia per immischiarsi negli affari interni del paese. Citato dai media russi, ha ritenuto non necessaria alcuna mediazione esterna. Pur riconoscendo che le elezioni presidenziali non sono “state ottimali”, Lavrov afferma di sperare che l’opposizione bielorussa sia pronta a parlare con Lukašenko. Un portavoce del Cremlino, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, ha aggiunto che Mosca non vede alcun motivo per assistere la Bielorussia militarmente o in altre aree, esortando il paese a risolvere i suoi affari da solo.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione