Dialogo strategico Iraq-USA: focus su petrolio, investimenti e Iran

Pubblicato il 21 agosto 2020 alle 10:31 in Iraq USA e Canada

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Il premier iracheno, Mustafa al-Kadhimi, il 20 agosto, ha incontrato il presidente statunitense, Donald Trump, per il secondo round del cosiddetto “dialogo strategico”, durante il quale Washington si è impegnata a ritirare le proprie truppe dall’Iraq entro tre anni.

Il primo meeting si era svolto a Baghdad l’11 giugno scorso. Obiettivo del dialogo, promosso dal primo ministro iracheno, è definire il ruolo degli Stati Uniti nel Paese e discutere del futuro delle relazioni economiche, politiche e in materia di sicurezza tra le due parti, con il fine ultimo di creare una sorta di stabilità nell’asse Washington-Baghdad e rafforzare i legami tra i due Paesi sulla base di interessi reciproci.

Uno dei punti discussi il 20 agosto è stato nuovamente la presenza delle truppe USA in Iraq. A tal proposito, il capo della Casa Bianca ha affermato che queste mirano soprattutto a limitare l’influenza di Teheran nel Paese e ad affrontare qualsiasi sua mossa. Tuttavia, ha affermato Trump, l’Iraq è uno “Stato sovrano” e non è “appropriato” che i soldati statunitensi restino nel Paese a lungo. Per tale ragione, “ad un certo punto”, presumibilmente entro tre anni, le truppe di Washington lasceranno l’Iraq. Ad ogni modo, gli Stati Uniti si sono impegnati ad offrire al proprio alleato tutto l’aiuto di cui necessita e “un numero limitato di soldati” continuerà a sostare nei territori iracheni, pronti ad intervenire nel caso in cui l’Iran agisca. Parallelamente, ha evidenziato Trump, gli USA sono presenti anche attraverso diverse compagnie che partecipano ad attività di esplorazione petrolifera.

Dall’altro lato, al-Kadhimi ha sottolineato che è necessario rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’Iraq, sebbene le società e gli investimenti statunitensi continueranno ad essere ben accolti. Inoltre, il primo ministro ha riferito che Baghdad e Washington intraprenderanno una nuova fase di cooperazione nel quadro della lotta contro lo Stato Islamico e rafforzeranno la loro partnership economica. In tale quadro, verrà creata una squadra speciale volta a discutere dei meccanismi e delle tempistiche per la ridistribuzione delle forze della coalizione internazionale guidate dagli Stati Uniti al di fuori dell’Iraq.

Parallelamente, il premier ha affermato che anche l’intervento turco è “inaccettabile”, con riferimento all’operazione attualmente in corso nel Nord del Paese che mira a colpire principalmente il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), e, pertanto, l’Iraq non consentirà ad Ankara di minacciare i propri territori.

Al-Kadhimi ha altresì incontrato il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, con cui ha discusso delle modalità volte a rafforzare l’asse Baghdad-Washington a più livelli, dal campo economico al contrasto alla pandemia di coronavirus, così come alla lotta contro il terrorismo. Anche Pompeo ha ribadito il sostegno statunitense all’Iraq. “Siamo impegnati a sostenere l’Iraq per frenare interferenze straniere e migliorare le relazioni con i vicini” ha affermato il segretario di stato USA, aggiungendo: “Questo è ciò che il popolo iracheno vuole … un Paese prospero”.

Secondo il quotidiano al-Arab, l’incontro del 20 agosto ha mostrato come Baghdad sia tornata al punto di partenza nei rapporti con Washington, e che il petrolio, l’energia, gli investimenti e la presenza iraniana siano i punti cardine della relazione tra i due Paesi, oltre che aspetti a lungo controllati dall’amministrazione Trump. La dimensione economica della visita ha interessato anche il ministro del petrolio iracheno, Ihsan Abdul Jabbar, il quale ha rivelato che il Ministero del Petrolio ha firmato accordi con società americane del valore di miliardi di dollari, volti a sviluppare infrastrutture per petrolio e gas e raffinerie, oltre a istituire una nuova compagnia energetica nel governatorato di Dhi Qar. L’obiettivo è favorire lo sviluppo sostenibile di tale governatorato, che creerebbe ottime opportunità di lavoro.

Parallelamente, alcune fonti hanno riferito al quotidiano che le intese relative al settore energetico sono molto promettenti, confermando che i contratti relativi a gas ed elettricità ammontano a più di 4 miliardi di dollari. Il giorno prima del meeting tra al-Kadhimi e Trump, cinque società americane, Honeywell International, Baker Hughes, General Electric, Steller Energy e Chevron hanno firmato accordi con il governo iracheno volti a rafforzare l’indipendenza energetica di Baghdad da Teheran. Secondo quanto riferito dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, tali accordi commerciali hanno raggiunto il valore massimo di 8 miliardi di dollari. Il patto più rilevante, secondo alcuni, è quello firmato con il colosso General Electric nel campo dell’energia, con cui sono stati siglati due contratti dal valore di 1.2 miliardi di dollari, per operazioni di manutenzione delle centrali elettriche, e di miglioria della rete di trasmissione, così da collegarla alla Giordania.

Non da ultimo, il premier ha tenuto incontri con rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale e della Camera di commercio statunitense, nel corso dei quali è stata evidenziata l’apertura del mercato iracheno agli investimenti e alle società e banche di Washington, così come la necessità di diversificare l’economia di Baghdad per far fronte alle problematiche economiche attuali, disoccupazione in primis. A tal proposito, il primo ministro ha esortato gli istituti bancari statunitensi a “cooperare allo sviluppo del sistema bancario iracheno, affinchè questo possa tenere il passo con le banche internazionali” e creare le basi per una maggiore apertura economica.

Secondo alcuni analisti, i partenariati economici tra Washington e Baghdad rappresentano un passo rilevante, soprattutto alla luce della continua pressione da parte della popolazione irachena per porre fine al controllo di forze politiche corrotte e filo-iraniane. A loro volta, fonti governative affermano da tempo che gli Stati Uniti stanno facendo pressioni su Baghdad per collaborare con aziende americane, come General Electric, Exxon Mobil e Honeywell, con il fine ultimo di impedire all’Iraq di continuare a fare affidamento sull’energia iraniana.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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