Spagna: il crollo del turismo mette a rischio tenuta dell’economia

Pubblicato il 20 agosto 2020 alle 6:26 in Europa Spagna

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Il turismo, motore principale dell’economia spagnola, peggiora le sue prospettive per la fine dell’anno, dopo aver verificato che la stagione estiva è persino più debole di quanto previsto. Si parla della peggiore stagione turistica della storia recente, a causa dei focolai e delle restrizioni imposte alla Spagna dal Regno Unito o dalla Germania, che sono i principali paesi di origine dei turisti. Le perdite legate al calo dell’attività ammontano a 98,75 miliardi di euro.

Sono i soldi che non sono entrati o non entreranno nell’indotto turistico quest’anno a causa della pandemia, secondo i calcoli di Exceltur, la principale lobby turistica del Paese, che raggruppa le principali aziende del settore (catene alberghiere, compagnie aeree, agenzie di viaggio, ristoranti e altro ancora).

Si tratta di 15,62 miliardi di perdite di reddito in più rispetto ai calcoli effettuati prima dell’inizio della stagione estiva, quando il calo previsto era di 83,1 miliardi. Le perdite calcolate risalgono a prima che il Regno Unito imponesse una quarantena ai visitatori in arrivo dalla Spagna e prima che la Germania raccomandasse di non recarsi nel Paese, mentre Italia, Belgio e altri Paesi prevedono tamponi e quarantene che spingono numerosi turisti a disdire vacanze già prenotate.

Secondo queste cifre, quest’estate la Spagna ha avuto il 64% in meno di attività turistica rispetto al 2019. Questa ulteriore perdita è dovuta principalmente alla mancanza di turisti internazionali. L’anno scorso nel Paese iberico sono arrivati più di 83 milioni di stranieri. Quest’anno la domanda doveva essere debole, anche se non così debole. Secondo Exceltur, avremo il 74% di visitatori stranieri in meno rispetto allo scorso anno. A giugno ne erano arrivati solo 11 milioni, quindi, secondo questi calcoli, nel migliore dei casi saranno circa 22 milioni gli stranieri che in totale visiteranno la Spagna quest’anno (rispetto ai già citati 83 milioni nel 2019, agli 81 milioni del 2018 e ai 78 milioni del 2017). Per trovare cifre simili bisogna risalire ai 21,7 milioni del 1970. Era ancora al potere il generalissimo Franco, che sarebbe morto cinque anni dopo.

Le quarantene decretate da alcuni paesi, le raccomandazioni di non recarsi in Spagna, le “restrizioni a cascata” e le epidemie hanno causato l’annullamento dei viaggi e “anticipato la chiusura anticipata della stagione estiva” in numerose località. Solo nel terzo trimestre si calcola che le perdite supereranno i 36 miliardi di euro, oltre ai 43,5 miliardi di perdite accumulate fino a giugno, più i 18,7 miliardi che si considera non verranno fatturati nel quarto trimestre.

La crisi del principale motore economico della Spagna “anticipa un impatto di dimensioni senza precedenti sull’occupazione alla fine dell’estate”, secondo Exceltur. Alla fine di luglio c’erano già 823.000 dipendenti in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Si tratta del 37% in meno di lavoratori. Di questa cifra, circa 517.000 sono in cassa integrazione e 306.000 sono persone che non sono state assunte direttamente a causa di questo calo di attività.

Il turismo rappresenta il 13% dell’economia spagnola e circa il 13% dell’occupazione. È un settore trasversale, che coinvolge i trasporti, l’ospitalità, il tempo libero legato ai viaggi. Quando l’attività va bene, spinge numerosi altri settori, ma quando crolla trascina giù gli altri settori. Alcuni analisti parlano di “ecatombe”.

La Catalogna e le Isole Baleari sono le regioni più colpite nella fase attuale. Nel caso del primo (che a luglio ha subito un’ondata di focolai che ha fatto sconsigliare da molti paesi ai propri cittadini di recarsi nella comunità) perde 19 miliardi perché la pandemia ha ridotto del 56% l’attività turistica rispetto allo scorso anno. La situazione dell’arcipelago, che vive di turismo, è ancora peggiore, poiché il calo dell’attività è dell’80%, con perdite per 12,7 miliardi. Questi “risultati devastanti collocano il settore turistico spagnolo come il più danneggiato di tutti i settori dell’economia spagnola, in quanto non è stato in grado di produrre, immagazzinare o vendere i suoi servizi per mesi” – afferma ancora Exceltur.

In questo contesto, la lobby turistica ritiene che sarà necessario “un potente piano di aiuti non rimborsabili” per facilitare la sopravvivenza delle imprese e chiedono che la cassa integrazione sia prorogata almeno fino a Pasqua 2021, che “nella situazione attuale, viene vista come la prossima nuova stagione per la riattivazione del turismo con garanzie minime”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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