Siria: Damasco consente a Mosca di espandere la base di Hmeimim

Pubblicato il 20 agosto 2020 alle 11:55 in Russia Siria

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Le autorità siriane hanno deciso di concedere alla Russia ulteriori territori e “acque costiere”, con il fine di espandere la propria base militare di Hmeimim.

La notizia, riportata da diverse fonti arabe, tra cui al-Arabiya, è stata rivelata attraverso un documento del governo russo, pubblicato il 19 agosto. La firma dell’accordo tra Mosca e Damasco risale al 21 luglio, mentre l’entrata in vigore è del 30 luglio. Secondo quanto stabilito, le forze russe potranno espandersi verso una zona sia terrestre sia marittima nella provincia settentrionale di Latakia, sede della base russa di Hmeimim, e, nello specifico, per otto ettari di terra e altri otto ettari di acque costiere. Il territorio, concesso su base temporanea e senza alcun costo, verrà impiegato per istituire un centro di cure mediche e di riabilitazione, destinato al personale dell’aviazione russa.

Come evidenziato da al-Arabiya, la Russia è intervenuta in Siria a fianco del regime guidato dal presidente Bashar al-Assad, ed è dal 2015 che ha cominciato a lanciare attacchi aerei, coadiuvando le forze siriane. L’inizio della presenza militare è da far risalire al 2017, quando Mosca ha raggiunto un accordo con il governo di Damasco che le ha consentito di ampliare la base navale di Tartus. Quest’ultima è l’unica base russa nel Mediterraneo, creata nel 1971 con un accordo tra l’allora leader sovietico Leonid Brežnev e il presidente siriano Hafez al-Assad, padre di Bashar. Scopo della base era consentire alle navi sovietiche di stanza nel Mediterraneo di non dover far ritorno a Odessa o Sebastopoli per riparazioni o manutenzione.

Secondo quanto riferito dal quotidiano arabo, la Russia ha anche contribuito attivamente a prevenire la caduta di Bashar al-Assad e gli ha consentito di riprendere il controllo di circa il 70% del territorio siriano, viste le ingenti spese militari, pari a miliardi di dollari, sostenute da Mosca, volte a raggiungere tale obiettivo. Da parte sua, la Russia ha ottenuto contratti a lungo termine riguardanti i settori del petrolio e del gas, che garantiscono, allo stesso tempo, la sua permanenza nel territorio siriano.

A tal proposito, le compagnie russe, riferisce al-Arabiya, hanno concluso diversi accordi con il regime per attività di esplorazione ed estrazione di petrolio e gas da alcuni giacimenti  posti ancora sotto il controllo di Damasco, nonché contratti per il ripristino e lo sviluppo di impianti petroliferi, e per progetti per la produzione di energia e l’estrazione di risorse minerarie. Tra questi, nel 2019, il Ministero del Petrolio siriano ha concesso a compagnie di Mosca il diritto di esplorazione ed estrazione di fosfato dalla regione orientale a Sud della città di Palmyra, mentre nel 2018 è stato firmato un accordo volto alla costruzione della rete ferroviaria che collega l’aeroporto di Damasco con il centro della città di Homs.

Nel frattempo, il conflitto siriano è oramai entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. Queste vedono contrapporsi gruppi di ribelli, sostenuti dalla Turchia, e le forze del presidente Assad, coadiuvate da Mosca, oltre ad essere sostenute dall’alleato iraniano. Il governatorato di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019.

Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. Un altro punto dell’accordo prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte tra Mosca e Ankara, da effettuarsi prevalentemente presso l’’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia. 

La tregua del 5 marzo ha consentito di placare una violenta escalation presso Idlib, ma le sporadiche violazioni dell’accordo e la perdurante mobilitazione ha fatto spesso temere una ripresa dell’offensiva. In tale quadro, durante la prima metà del mese di agosto, la Difesa civile siriana ha documentato l’uccisione di 5 civili e il ferimento di altri 11 a seguito di circa 40 violazioni commesse dalle forze di Assad e dai propri alleati russi nella regione Nord-occidentale. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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