La Turchia scopre gas nel Mar Nero, Erdogan fa promesse

Pubblicato il 20 agosto 2020 alle 13:32 in Europa Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Turchia ha scoperto fonti di gas naturale nel Mar Nero, nei pressi di un giacimento offshore in concessione ad un consorzio di cui fa parte la società statunitense Exxon Mobil. Nel frattempo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha promesso al suo Paese “buone notizie” che inaugureranno una nuova era per la nazione.

La notizia riguardante la scoperta di gas naturale è giunta il 19 agosto, tramite fonti informate sulla questione, le quali, però, non hanno rivelato ulteriori dettagli sulla sua portata e profondità, né sulle eventuali difficoltà di estrazione. Ciò che è certo è che la Turchia aveva dato inizio, il 20 luglio, alle attività di esplorazione nei pressi della area Tuna-1, nel Mar Nero, a largo della città turca di Eregli, attraverso l’imbarcazione Fatih. La zona è situata nei pressi del perimetro romeno del giacimento di Neptun Deep, dove, nel 2012, il consorzio ExxonMobil-Omv Petrom aveva riferito di aver scoperto importanti giacimenti di gas.

Secondo fonti turche, un’altra riserva di gas sarebbe stata trovata a largo di Kırklareli, città situata nella regione della Tracia orientale. Uno stratega di BlueBay Asset Management LLP, Timothy Ash, ha dichiarato, sul proprio account Twitter: “Ci sono state scoperte di gas nel Mar Nero, ma su scala limitata”, aggiungendo che, visto che la Turchia importa quantità di energia dal valore di 35-50 miliardi di dollari, il Paese necessita di una grande scoperta per “cambiare le carte in tavola”.

Parallelamente, il presidente Erdogan ha riferito che venerdì 21 agosto darà “buone notizie” alla nazione e ha promesso che continuerà con le attività di esplorazione nelle acque contese del Mediterraneo orientale, al centro di dispute che riguardano principalmente la Grecia e Cipro. A tal proposito, la Francia ha temporaneamente aumentato la sua presenza militare per ostacolare eventuali mosse turche, mentre la cancelliera tedesca, Angela Merkel, il 19 agosto, ha affermato che l’Unione Europea è preoccupata per le crescenti tensioni.

Dal canto suo, Erdogan ha affermato che preferirebbe risolvere la questione attraverso il dialogo e la diplomazia, e si aspetta che altri attori nella regione prendano provvedimenti per allentare le tensioni. Tuttavia, il capo di stato turco non si è detto disposto ad accettare un accordo “imposto” da altri nel Mediterraneo orientale ed ha evidenziato che le battaglie di Ankara, Libia compresa, rappresentano una lotta non solo per i propri diritti, ma anche per il proprio futuro.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro.

Le tensioni nella regione del Mediterraneo orientale si sono acuite con l’accordo del 6 agosto tra Grecia ed Egitto, riguardante la delimitazione delle zone economiche esclusive, e dopo che Ankara, il 10 agosto, ha inviato una sua nave da ricerca sismica, la Oruc Reis, al largo dell’isola greca di Kastellorizo, per effettuare nuove esplorazioni energetiche. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Energia e delle Risorse naturali turco, Fatih Donmez, le perforazioni andranno avanti almeno fino al 23 agosto. L’Egitto è intervenuto diverse volte in chiave anti-turca affermando che le recenti rilevazioni sismiche, tra cui quella pianificata dalla Turchia tra il 21 luglio e il 2 agosto nelle acque del Mediterraneo orientale, avrebbero potuto potenzialmente invadere la zona economica esclusiva del Cairo.

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che però non è riconosciuto dalla Turchia.

La Turchia, poi, rivendica i propri diritti in alcune aree del Mediterraneo orientale ritenute invece illecite da Cipro. Qui, già il 3 maggio 2019, la Turchia aveva avviato attività di trivellazione, condannate dalla comunità internazionale, ma che a detta dei vertici turchi sarebbero in difesa degli interessi dei turco-ciprioti. La Repubblica di Cipro è uno Stato membro dell’UE e ha ufficialmente la sovranità sull’intera isola. Tuttavia, l’isola è stata divisa quando l’esercito turco ha preso il controllo di un’area settentrionale nel 1974, a seguito di un tentativo di colpo di stato in cui una giunta militare di Atene ha cercato di unire Cipro alla Grecia. L’autoproclamato Stato della minoranza turca nel Nord, riconosciuto solo da Ankara, rivendica i diritti su qualsiasi risorsa energetica scoperta a largo delle sue coste.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.