Hong Kong: gli USA si ritirano da tre accordi bilaterali

Pubblicato il 20 agosto 2020 alle 11:31 in Hong Kong USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha deciso di sospendere tre accordi bilaterali con Hong Kong che riguardano la consegna di criminali fuggitivi, il trasferimento delle persone condannate ed esenzioni fiscali reciproche su guadagni provenienti da operazioni navali internazionali, il 19 agosto. Secondo quanto dichiarato, la decisione è stata presa alla luce delle preoccupazioni suscitate dall’imposizione della legge sulla sicurezza internazionale a Hong Kong, del il 30 giugno scorso, con la quale gli USA ritengono che Pechino abbia distrutto le libertà della popolazione dell’isola. Da parte loro, il 20 agosto, il governo cinese e quello di Hong Kong hanno condannato e si sono opposti all’ultima scelta degli USA, annunciando ripercussioni.

Gli Stati Uniti hanno motivato la propria decisione sostenendo che il Partito Comunista Cinese (PCC) abbia intrapreso misure drastiche per erodere l’ampia autonomia di cui godeva Hong Kong, infrangendo quanto era stata promesso dal governo di Pechino al Regno Unito e alla popolazione locale con la Dichiarazione congiunta sino-inglese del 19 dicembre 1984, registrata formalmente dall’Onu come un trattato.

Il Dipartimento si Stato ha affermato che la mossa del 19 agosto è in linea con l’ordine esecutivo firmato dal presidente degli USA, Donald Trump, il 14 luglio scorso, noto come Hong Kong Autonomy Act, con il quale Washington aveva deciso di rivedere in toto lo status speciale accordato fino a quel momento all’isola e di trattarla come la Cina continentale, sostenendo che essa non fosse più sufficientemente autonoma da Pechino da poter giustificare un trattamento diverso. Lo scorso 7 agosto, poi, l’amministrazione Trump aveva anche deciso di sanzionare la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, e altri 10 alti funzionari, sia dell’isola, sia della Cina continentale, per aver leso i diritti della popolazione di Hong Kong, reprimendo le proteste pro-democrazia. Con le sanzioni, Lam e gli altri funzionari sono stati esclusi dal sistema finanziario statunitense, oltre a non potersi recare nel Paese.

Il 20 agosto, il governo di Hong Kong ha risposto a Washington rilasciando una dichiarazione in cui ha affermato che la decisione unilaterale degli USA dovrebbe essere condannata dalla comunità internazionale, in quanto, con essa gli USA non hanno rispettato i principi di bilateralismo e multilateralismo. Secondo l’esecutivo di Hong Kong, diversamente dall’ordine esecutivo del presidente Trump, gli accordi da cui Washington si è ritirata non riguardavano un trattamento preferenziale accordato all’isola, in quanto essi erano stati firmati a seguito di negoziati bilaterali per portare benefici alle persone e alle aziende di ambo le parti. Nella stessa giornata, il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian, ha dichiarato l’allineamento della posizione del governo cinese a quello di Hong Kong e ha aggiuntoche l’isola interromperà forme di cooperazione con gli USA  esistenti  in ambito legale.

Prima degli Stati Uniti,  AustraliaCanadaRegno UnitoNuova ZelandaGermania e Francia avevano già sospeso i rispettivi trattati di estradizione con Hong Kong a causa dei cambiamenti apportati dalla legge sulla sicurezza internazionale al sistema legale e giudiziario dell’isola. La “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” è entrata in vigore dalla mezzanotte del primo luglio scorso. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la sua applicazione.

Lo scorso 31 luglio, l’esecutivo dell’isola aveva emesso un mandato di arresto per aver infranto la legge sulla sicurezza nazionale nei confronti di sei persone residenti all’estero, Ray Wong Toi-yeung, Nathan Law Kwun-chung, Simon Cheng Man-kit, Wayne Chan Ka-kui, Samuel Chu e Lau Hong, ritenendo che abbiano istigato alla secessione la popolazione e abbiano cospirato con forze straniere per minare alla sicurezza nazionale. Samuel Chu, in particolare, è l’unico ad avere anche la cittadinanza statunitense da almeno 25 anni e i sospetti a suo carico sono legati all’attività svolta negli USA con il gruppo Hong Kong Democracy Council (HKDC), con il quale ha lavorato per far approvare leggi relative all’isola al governo di Washington. Samuel Chu ha commentato la decisione di Washington del 19 agosto sostenendo che ciò che sta accadendo continui a dimostrare l’isolamento internazionale del “regime” in Cina e del suo “governo fantoccio” ad Hong Kong.

L’isola è una regione amministrativa speciale della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi. Tale principio sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2047.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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