Siria: attaccate postazioni USA nei pressi di un giacimento di gas

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 11:29 in Siria USA e Canada

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Un attacco ha preso di mira postazioni statunitensi situate nei pressi del giacimento di gas di Konico, nella regione di Deir Ezzor, nell’Est della Siria.

L’episodio si è verificato il 18 agosto e, a detta dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), non sono state riportate vittime. Stando a quanto specificato dal SOHR, proiettili di mortaio, di origine sconosciuta, hanno colpito il perimetro della base statunitense nei pressi di Konico, sulla sponda orientale del fiume Eufrate. Sebbene anche le forze del regime, legate al presidente Bashar al-Assad, ed i propri alleati abbiano più volte colpito tale area, prendendo di mira le Syrian Democratic Forces (SDF), non si esclude l’ipotesi di un attentato ad opera dello Stato Islamico.

Le Syrian Democratic Forces, un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni, controllano buona parte delle ricchezze petrolifere siriane, concentrate soprattutto dentro e fuori il giacimento di Rmelain, situato nei pressi dei confini turco e iracheno, e nel giacimento di Al-Omar, posto più a Sud. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante delle SDF, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea. Tuttavia, nell’ottobre 2019, Washington ha annunciato che avrebbe ritirato gran parte delle proprie truppe dal Nord-Ovest della Siria, pur lasciandone un “piccolo numero” per proteggere proprio i giacimenti petroliferi.

L’episodio del 18 agosto giunge dopo che, il 17 agosto, elicotteri appartenenti alla coalizione a guida statunitense, hanno preso di mira una postazione dell’esercito siriano situata nella città siriana Nord-orientale di Qamishli, nella periferia di Hasakah, causando la morte di due membri delle forze affiliate ad Assad e diversi feriti. A tal proposito, il portavoce della coalizione anti-ISIS a guida statunitense, il colonnello Myles B. Caggins, ha riferito che un convoglio statunitense stava svolgendo un’operazione di pattugliamento di routine presso il villaggio di Tal al-Zahab, nel Sud della base aerea di Qamishli, quando è stato attaccato da un posto di blocco occupato da forze alleate al regime, portando i membri della pattuglia statunitense ad aprire il fuoco. Secondo fonti siriane, i velivoli Usa sarebbero poi giunti dopo circa 30 minuti.

Non da ultimo, il 30 luglio, il comandante in capo delle SDF, Mazloum Abdi, meglio conosciuto con il nome di guerra di Mazloum Kobani Abdi, ha siglato un accordo con una compagnia petrolifera statunitense, la Delta Crescent Energy LLC, una società che risponde alle norme dello stato del Delaware, per operazioni di modernizzazione nei giacimenti petroliferi già esistenti situati nel Nord-Est della Siria.

Negli ultimi mesi, la minaccia terroristica è riemersa anche in Siria. Attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces. Queste ultime, il 23 marzo 2019, avevano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Tuttavia, la minaccia posta dall’ISIS non è stata mai del tutto sconfitta. Il Country Report on Terrorism 2018 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2018, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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