Proteste in Thailandia: sei arresti tra i critici della monarchia

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 12:26 in Asia Thailandia

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Le autorità thailandesi hanno emesso, il 19 agosto, mandati di arresto per sei attivisti che hanno partecipato a proteste studentesche, il 10 agosto scorso, durante le quali sono state richieste riforme monarchiche in un documento in 10 punti. Alla notizia, gli studenti hanno reagito richiamando in strada la popolazione ma il generale luogotenente della polizia, Amphol Buarabporn, ha affermato che le sei persone devono presentarsi entro la giornata, senza portare con sé folle di persone.

Le accuse a carico dei sei attivisti però non riguarderebbero le richieste di riforma monarchica avanzate, bensì l’infrazione di misure introdotte dal governo di Bangkok per limitare la diffusione dei contagi di coronavirus e crimini informatici. Nel gruppo, però, figurano sia l’attivista 21enne, Panusaya Sithijirawattankul, che aveva letto il documento in dieci punti per la riforma monarchica, sia l’avvocato per i diritti umani, Anon Nampa, che è stato il primo ad introdurre l’argomento della corona durante le manifestazioni e che era già stato arrestato lo scorso 8 agosto.

In Thailandia, da oltre un mese, sono state organizzate proteste, prevalentemente nate da movimenti studenteschi, a cadenza pressoché giornaliera, per richiedere le dimissioni del primo ministro, Prayuth Chan-ocha, un ex membro dell’esercito che ha preso il potere nel 2014, in seguito ad un colpo di Stato, e che è rimasto alla guida del Paese dopo elezioni organizzate nel 2019, in cui è risultato vincitore, nonostante in molti ritengano che le votazioni siano state manipolate in suo favore. I manifestanti hanno poi richiesto anche riforme costituzionali e l’interruzione della repressione del dissenso da parte delle autorità. Oltre a questo, in alcuni casi, sono emerse anche inconsuete richieste di limitazione dei poteri del re Maha Vajiralongkorn sulla Costituzione, sull’esercito e sulle proprietà della corona. L’attuale sovrano è asceso al trono nel 2016, vive tra la Thailandia e la Germania ed è comandante in capo delle forze armate del Paese, nonché un ex-membro dell’esercito.

Da un lato, il 35enne Nampa, il 3 agosto scorso, durante un comizio al Monumento alla Democrazia di Bangkok, alla presenza di 200 manifestanti, aveva criticato la monarchia thailandese e alcune leggi imposte dal governo che, a sua detta, servirebbero ad incrementare il potere del re, affermando che: “Nessun’altra democrazia al mondo consente ad un regnante di avere così tanto potere sull’esercito e ciò pone il rischio che una monarchia interna ad un sistema democratico possa diventare un monarchia assoluta”. Dall’altro, il 10 agosto scorso, durante una protesta organizzata alla Thammasat University, situata nella periferia di Bangkok, un gruppo studentesco ha rilasciato una richiesta di riforma monarchica articolata in 10 punti, declamata da Sithijirawattankul, tra i cui aspetti salienti figurano la revisione di un ordine approvato nel 2019, nel quale due unità dell’esercito sono state trasferite al comando personale del re, e di una legge del 2017, che dava allo stesso monarca pieno controllo sulle proprietà della corona.

Critiche pubbliche alla monarchia thailandese sono state sempre considerate un tabù nel Paese e sono illegali, in base a quanto stabilito dalla legge di lesa maestà, che prevede pene fino a 15 anni di carcere e secondo la stessa Costituzione thailandese, in base alla quale alla monarchia spetta una posizione di venerazione.

A tal proposito, il Ministero per l’Economia Digitale e la Società ha dichiarato, sempre il 19 agosto, che sporgerà denuncia nei confronti di un accademico in esilio, Pavin Chachavalpongpun, per aver creato un gruppo Facebook chiamato Royalist Marketplace, che ha oltre un milione di membri e che è ritenuto critico della monarchia. Il Ministero ha rivelato di aver già chiesto alla piattaforma di eliminare il gruppo senza però ottenere un riscontro positivo e per questo l’istituzione ricorrerà all’Atto per i crimini informatici. In risposta a tale mossa, Pavin ha dichiarato a Reuters che si è trattato della forma più cruda di censura dell’informazione, la quale lede la libertà d’espressione.

Le mobilitazioni thailandesi sono nate come un movimento pacifico organizzato on-line che ha coinvolto sempre più persone e che è iniziato all’inizio del 2020, dopo che alcuni tribunali avevano messo al bando il partito d’opposizione Future Forward. Durante le restrizioni per limitare la diffusione del coronavirus le proteste sono continuate online dove è stata organizzata anche la prima manifestazione post-coronavirus, lo scorso 18 luglio. Ad oggi, il Ministero per l’Economia Digitale e la Società ha inoltrato migliaia di richieste per ridimensionare o rimuovere contenuti Facebooke Youtube ritenuti illegali, buobna parte dei quali avrebbero “insultato” la monarchia.

Oltre al movimento pro-democrazia, in Thailandia sono però attivi anche gruppi di sostegno alla monarchia che hanno manifestato contro le proteste studentesche, ritenute una minaccia alla corona thailandese che è, invece, considerata un’istituzione sacra. Lo scorso 10 agosto, un gruppo di esponenti dell’ala conservatrice pro-monarchica ha annunciato la creazione di un gruppo chiamato Centro di coordinamento studentesco per la protezione delle istituzioni nazionali, che servirà a ricordare il pericolo posto alla Nazione da coloro che istigano la gioventù ad essere senza Dio, ossessionata dalla cultura occidentale, a prendere droghe e ad odiare genitori e insegnati.

Nella giornata del 19 agosto, sono attese una manifestazione degli studenti delle scuole superiori difronte al Ministero dell’Educazione e un incontro del fronte conservatore per discutere modi per contrastare il movimento studentesco.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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