Il “padrino” dell’accordo tra Abu Dhabi e Israele si dirige in Bahrein

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 12:16 in Bahrein Emirati Arabi Uniti Israele

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Il direttore dell’agenzia di intelligence israeliana Mossad, Yossi Cohen, si è diretto in Bahrein, mercoledì 19 agosto, dopo aver incontrato il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Tahnoun bin Zayed al-Nahyan.

Quella di Cohen è stata la prima visita ufficiale di un funzionario israeliano ad Abu Dhabi e fa seguito all’accordo raggiunto il 13 agosto, il cosiddetto “accordo Abraham”, annunciato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, con cui gli UAE e Israele hanno ufficialmente normalizzato le loro relazioni. Nel corso del bilaterale del 18 agosto, il consigliere emiratino al-Nahyan ha elogiato gli sforzi profusi da Cohen, e da Israele, che hanno contribuito al successo del raggiungimento di un trattato che “contribuirà a portare la pace nella regione, oltre ad aprire nuovi orizzonti per la cooperazione in vari campi tra i due Paesi”.

L’accordo annunciato il 13 agosto, la cui firma avverrà nelle prossime settimane alla Casa Bianca, è stato definito storico. Da un lato, gli Emirati Arabi Uniti sono la terza nazione araba ad aver raggiunto un accordo simile con Israele, dopo la Giordania e l’Egitto. Dall’altro lato, Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza. Tuttavia, parlando ai giornalisti da Tel Aviv, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha specificato di aver deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi. I piani, ha assicurato il premier, rimangono “sul tavolo”.

Fonti diplomatiche hanno rivelato che presto altri Paesi potrebbero seguire l’esempio emiratino, tra cui il Sudan. A tal proposito, il 18 agosto, il portavoce del ministero degli Esteri sudanese, Haidar Badawi Sadiq, ha invitato i sudanesi a riconciliarsi con Israele, rivelando la presenza di accordi segreti tra le due leadership a Khartoum e Tel Aviv. Tuttavia, il ministero degli Esteri sudanese si è detto “stupito” dalle dichiarazioni rilasciate dal suo portavoce, sottolineando che il governo di Khartoum non ha al momento preso in considerazione la possibilità di ripristinare le relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico. Nonostante ciò, poco prima, il premier israeliano aveva affermato che “Israele e il Sudan, e l’intera regione, raccoglieranno i frutti dell’accordo di pace”, mentre il ministro degli Esteri, Gabi Ashkenazi, aveva riferito: “L’annuncio del Ministero degli Esteri sudanese indica un cambiamento fondamentale, dopo 53 anni della conferenza di Khartoum del 1967”.

In tale quadro, per la giornata del 19 agosto, sono previsti meeting tra Cohen e funzionari bahreiniti, dopo che Manama è stata inclusa tra i Paesi del Golfo che potrebbero essere intenzionati a normalizzare le proprie relazioni con Tel Aviv. All’indomani dell’annuncio di Trump, circa l’accordo Abraham, il sovrano del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa, ha elogiato la mossa israelo-emiratina, definendo la loro nuova alleanza “un passo storico” verso la realizzazione della pace nella regione. Secondo Manama, il patto apre le porte verso nuovi orizzonti di stabilità in Medio Oriente e contribuirà a garantire sicurezza e prosperità per la popolazione della regione. Inoltre, secondo il monarca di Manama, tale “traguardo diplomatico” preserva la soluzione a due Stati e le possibilità di pace tra la parte palestinese e quella israeliana.

Sebbene il Bahrein si sia detto sempre a favore della causa palestinese e alla sua popolazione, negli ultimi anni, al pari di altri Stati del Golfo, il Paese ha mostrato una maggiore apertura verso anche Israele, accomunati da un sentimento di ostilità nei confronti dell’Iran. Nel dicembre 2019, un rabbino di Gerusalemme Shlomo Amar, si è recato in Bahrein nella cornice di una visita definita “rara”, dove ha incontrato diversi leader religiosi del Medio Oriente. Inoltre, in occasione della conferenza di Manama, tenutasi tra il 25 e il 26 giugno 2019, il ministro degli Esteri, Khalid bin Ahmed al-Khalifa, dichiarò al Times oh Israel: “Israele è un Paese della regione … ed è lì per restare, ovviamente.”

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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