Oman: il Sultano cambia il “volto storico” del Ministero degli Esteri

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 16:00 in Medio Oriente Oman

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Il sultano omanita, Haitam bin Tariq, il 18 agosto, ha nominato Badr al-Busaidi nuovo ministro degli Affari esteri, il quale sostituirà Yusuf bin Alawi, un “volto storico” a capo del Ministero da circa vent’anni. Secondo alcuni, la mossa è indice del desiderio di Muscat di cambiare la propria politica estera, avvicinandosi ai vicini del Golfo.

Nella medesima giornata, bin Tariq ha messo 28 decreti con cui sono state apportate modifiche all’intero apparato amministrativo, sulla scia di una “rivoluzione” già avviata nei mesi precedenti. Gli ultimi cambiamenti hanno modificato la struttura e la composizione di alcuni Ministeri già esistenti e ne hanno creati di nuovi, tra cui quello del Lavoro e della Cultura, dello Sport e della Gioventù, mentre sono stati uniti in un solo dicastero il Ministero della Giustizia e il Ministero degli Affari legali. Taymour bin Asaad bin Tariq Al Bu Said è stato nominato capo della Banca centrale, mentre Sultan bin Salem bin Saeed Al Habs è il nuovo ministro delle Finanze. Non da ultimo, è stato approvato un decreto con cui è stato istituito un ente volto a seguire l’attuazione della Oman Vision 2040.

La nomina di al-Busaidi, precedentemente Segretario generale del ministero degli Esteri e membro della famiglia al potere, è considerata tra i cambiamenti più significativi. Secondo alcuni, la mossa confermerebbe l’ipotesi secondo cui il sultano è intenzionato a modificare la propria politica estera. L’Oman, è stato sottolineato, necessita al momento di abbandonare la politica di “neutralità” e distanziamento dalle questioni regionali, che ha caratterizzato finora il Paese e che era stata incarnata dal precedente sultano, Qaboos bin Said al-Said, deceduto il 10 gennaio 2020. L’obiettivo sarebbe trovare partner economici con cui collaborare e a cui chiedere sostegno per far fronte alle crescenti difficoltà a livello economico e finanziario. A tal proposito, il 17 agosto, l’agenzia Fitch ha declassato il rating del Sultanato per la seconda volta quest’anno, portandolo da “BB” a “BB-“, mantenendo l’outlook “negativo”.

Le finanze di Muscat sono state colpite dal doppio colpo della pandemia coronavirus e dal calo dei prezzi del petrolio. Prima dello scoppio della pandemia, il debito nazionale omanita era aumentato da soli 4 miliardi di dollari nel 2014 a circa 50 miliardi nel 2019, e Standard & Poor’s aveva previsto un deficit di bilancio per il 2022 all’8,7% del prodotto interno lordo. Tale condizione è stata ulteriormente aggravata dall’emergenza coronavirus e dal crollo dei prezzi del petrolio, da sommare alla perdita delle riserve in valuta estera, pari a circa 16,5 miliardi di dollari. Per far fronte a tale scenario, il sultano ha disposto, per tre volte, tagli al bilancio pari al 5% per ciascun mese di marzo, aprile e maggio.

In tale quadro, alcuni analisti hanno evidenziato che Muscat non può più farcela da sola e necessita sempre più del sostegno esterno. Per molti anni, il nome di Yusuf bin Alawi è stato associato alla diplomazia stabilita dal sultano Qaboos, caratterizzata da un distanziamento dai “riflettori”. Ciò ha consentito al Paese di svolgere un ruolo di mediatore e di divenire un alleato affidabile di Washington e dell’Occidente in generale, senza dover rinunciare ai legami di cooperazione con l’Iran, nemico degli Stati Uniti.

Nel breve termine, tra i cambiamenti più attesi vi è la normalizzazione dei rapporti con Israele, sulla scia di quanto avvenuto negli Emirati Arabi Uniti (UAE), con il cosiddetto “accordo Abraham” annunciato dal presidente statunitense, Donald Trump, il 13 agosto. In realtà, ciò che risulterà ancora più evidente sarà l’avvicinamento verso Abu Dhabi, già favorito dalle condizioni finanziarie ed economiche di Muscat. La recente scelta della First Abu Dhabi Bank come intermediario per un prestito urgente dal mercato internazionale esprime, secondo alcuni, l’alto livello di fiducia tra i due Paesi. A tal proposito, l’apertura dell’Oman verso gli Emirati Arabi Uniti, così come verso l’Arabia Saudita, offre l’opportunità di contenere la crisi e fornisce al sultano Haitham un buon numero di carte da giocare per attuare le promesse che ha fatto agli omaniti nel suo discorso di insediamento, quando ha altresì evidenziato la necessità di prestare attenzione all’ambiente circostante.

Tuttavia, specificano gli analisti, si tratta di un cambiamento giustificabile solo a livello economico, sebbene non sia da sottovalutare. In tale quadro, la nomina di un nuovo ministro degli Esteri dall’interno della famiglia al potere rappresenta una mossa volta a colmare le distanze di Muscat dai propri vicini del Golfo, a cui dovrà chiarire la sua posizione in merito a questioni regionali, tra cui quelle riguardanti l’Iran e gli Houthi in Yemen.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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