Mali: dimissioni del presidente dopo l’intervento dell’esercito

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 12:55 in Africa Mali

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Il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, si è dimesso nella notte tra il 18 e il 19 agosto, a seguito di un colpo di Stato miliare, che arriva dopo mesi di proteste popolari nel Paese dell’Africa occidentale.

La notizia delle dimissioni di Keita è stata accolta con giubilo dai manifestanti anti-governativi, mentre i leader del colpo di Stato militare hanno assicurato una transizione politica e nuove elezioni entro “un tempo ragionevole”. I soldati in questione – che si autodefiniscono Comitato Nazionale per la Salvezza del Popolo – sono apparsi alla televisione di Stato in divisa militare e hanno promesso che il loro intervento avrebbe avuto la finalità di stabilizzare il Paese.

“Non vogliamo prendere il potere, ma stiamo garantendo la stabilità del Paese”, ha dichiarato Ismail Wague, vice capo dello Stato Maggiore dell’Aeronautica militare del Mali. “Insieme, possiamo riportare questo Paese alla sua antica grandezza”, ha aggiunto Wague, annunciando che i confini sarebbero stati chiusi e che un coprifuoco sarà in vigore dalle 21:00 alle 5:00 del mattino. “Questo ci consentirà di organizzare, entro un lasso di tempo ragionevole concordato, elezioni generali per dotare il Mali di istituzioni forti, in grado di gestire meglio la nostra vita quotidiana e ripristinare la fiducia tra il governo e il popolo”, ha aggiunto.

Keita, 75 anni, ha annunciato che si sarebbe dimesso in un breve discorso mandato in onda dall’emittente nazionale ORTM, intorno a mezzanotte del 19 agosto. L’uomo si trovava presumibilmente nella base militare di Kati, appena fuori Bamako, la capitale del Paese e indossava una mascherina chirurgica. Ha affermato che le sue dimissioni, che arrivano 3 anni prima della scadenza del mandato, sarebbero state immediatamente effettive. L’ex presidente ha anche dichiarato lo scioglimento del suo governo e dell’Assemblea Nazionale. “Se oggi alcuni elementi delle nostre forze armate vogliono che tutto questo finisca con il loro intervento, ho davvero una scelta?”, ha riferito Keita. Anche il primo ministro, Boubou Cisse, era stato arrestato con lui e si trovava presso la base militare. “Non desidero che venga versato sangue per mantenermi al potere”, ha aggiunto Keita.

Non c’è stato ancora alcun commento da parte dei leader dell’opposizione del Mali, ma il 18 agosto la coalizione M5-RFP, che ha organizzato le proteste degli ultimi mesi, ha affermato di sostenere i militari che si stavano rivoltando contro l’esecutivo. Il portavoce, Nouhoum Togo, ha riferito che “non è stato un colpo di Stato militare ma un’insurrezione popolare”. Il Mali è stato segnato da una profonda impasse politica per mesi e Keita è stato sottoposto a forti pressioni da parte delle opposizioni, che lo accusano di aver truccato i risultati delle elezioni parlamentari. Le proteste di massa sconvolgono il Paese da oltre due mesi, in un momento di crescente insoddisfazione per i problemi economici del Mali, per la corruzione endemica e l’incapacità di controllare vaste aree del Paese.

Almeno 14 manifestanti sono stati uccisi durante 3 giorni di scontri con le forze di sicurezza, nel mese di luglio. Già il 21 marzo 2012 un ammutinamento militare era scoppiato proprio nella base di Kati, quando i soldati avevano fatto irruzione nell’armeria del campo. Dopo aver preso le armi si erano diretti verso la sede del governo, guidati dall’allora capitano Amadou Haya Sanogo. Le turbolenze avevano contribuito alla caduta dell’esecutivo e Sanogo era stato successivamente costretto a cedere il potere ad un governo civile di transizione che aveva poi organizzato le elezioni. Il voto del 2013 era quindi stato vinto da Keita, che è stato rieletto 5 anni dopo. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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