Libia: Haftar riapre i porti petroliferi, meeting con il capo dell’intelligence militare egiziana

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 9:02 in Egitto Libia

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Il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha ordinato la riapertura dei giacimenti petroliferi e dei porti dopo un blocco durato circa sette mesi. Parallelamente, Haftar ha incontrato il capo dell’intelligence militare egiziana, Khaled Megawer.

La decisione di Haftar è stata riferita il 18 agosto dopo un incontro svoltosi nei giorni precedenti con rappresentanti della compagnia statale petrolifera NOC e dell’ente pubblico per l’energia elettrica. É dal 18 gennaio scorso che gruppi alleati con il generale dell’LNA avevano bloccato le attività di export sia presso al-Sharara sia in altri giacimenti, tra cui al-Feel, nella cornice di un “movimento di rabbia di Fezzan”, diretto soprattutto contro la continua ingerenza della Turchia.

Ciò ha provocato un crollo della produzione petrolifera libica, passata da 1.2 milioni di barili al giorno ad appena 72.000, determinando altresì perdite pari a più di 8 miliardi di dollari in 208 giorni, secondo gli ultimi dati forniti dalla compagnia petrolifera statale libica, la National Oil Corporation (NOC), il 15 agosto. Nonostante un parziale sblocco del 10 luglio, il giorno successivo, l’11 luglio, le forze di Haftar avevano nuovamente ordinato l’interruzione delle esportazioni, a causa di un mancato accordo sulla distribuzione delle entrate petrolifere.

Il comandante della guardia posta al controllo dei giacimenti petroliferi, il generale Naji al-Maghribi, il 18 agosto, ha riferito che non vi sono obiezioni all’apertura dei porti e delle installazioni. La decisione, è stato specificato, mira ad alleviare le sofferenze della popolazione libica, oltre che a garantire l’erogazione dell’elettricità e preservare le infrastrutture e le attrezzature esistenti. Tuttavia, lo stesso al-Maghribi ha specificato che saranno consentite esportazioni in misura limitata. Nello specifico, verrà esportato solo il greggio contenuto nei carri armati e nei “porti assediati”, con il semplice obiettivo di liberare spazio destinato allo stoccaggio e garantire carburante per le centrali elettriche. In tale quadro, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha accolto con favore la riapertura dei terminal petroliferi, definendola una “scelta doverosa e di buon senso”. A detta del ministro, l’Italia è e continuerà a porsi a fianco della Libia, con il fine di raggiungere i risultati della conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso.

Nel frattempo, la mobilitazione diplomatica e militare non si è arrestata. A tal proposito, il 18 agosto, il generale Haftar ha tenuto un incontro con il capo dell’intelligence militare egiziana, Khaled Megawer. Il meeting fa seguito all’accordo militare raggiunto, il 17 agosto, da Turchia, Qatar e dal governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), che potrebbe portare alla creazione di una base turca presso il porto di Misurata. A tal proposito, Il Cairo ha definito una tale ipotesi una minaccia per la sicurezza dell’intera regione, oltre che una forma di infrazione e di violazione degli accordi raggiunti sino ad ora anche in sede Onu. Nel corso dell’incontro del 18 agosto, è stato riferito che Haftar, tramite il generale Megawer, ha ricevuto “un messaggio importante” da parte del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, di cui, però, non sono stati rivelati ulteriori dettagli. Secondo una fonte militare libica, potrebbe trattarsi di un “avvertimento” da parte dell’Egitto e degli Emirati Arabi Uniti (UAE) per il capo dell’LNA, il quale non avrebbe rispettato le istruzioni dei suoi alleati, ma, al contrario, ascoltato quelle del figlio Saddam.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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