Libano: giunge la sentenza per l’uccisione dell’ex premier Rafiq Hariri

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 10:32 in Libano Medio Oriente

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Il Tribunale speciale per il Libano, con sede a L’Aja, ha emesso la sentenza relativa all’assassinio di Rafiq Hariri, il premier libanese ucciso, a seguito di una violenta esplosione, il 14 febbraio 2005. Tra i quattro imputati, soltanto uno, Salim Ayyash, è stato ritenuto colpevole, mentre è stato negato il coinvolgimento diretto di Hezbollah.

La sentenza è stata emessa nel pomeriggio del 18 agosto, dopo circa 15 anni di indagini e quasi un miliardo di dollari spesi. Le accuse sono spesso ricadute sulla Siria e su Hezbollah, il cosiddetto “partito di Dio” sciita alleato dell’Iran. Tuttavia, a detta del Tribunale, non vi sono prove sufficienti che attestino un loro coinvolgimento, sebbene i giudici siano del parere che Damasco ed Hezbollah possano aver avuto motivi per eliminare il sunnita Hariri e alcuni dei suoi alleati politici. Allo stesso modo, anche tre dei quattro imputati, Assad Sabra, Hassan Oneissi, e Hassan Habib Merhi, tutti aventi legami con Hezbollah, sono stati assolti per insufficienza di prove, mentre Salim Ayyash è stato accusato di aver pianificato l’attentato in cui anche altre 21 persone persero la vita, mentre altre 226 rimasero ferite.

A detta di uno dei giudici, Salim aveva utilizzato un cellulare definito “cruciale” nel corso dell’attacco. Parallelamente, il presidente del tribunale, David Re, ha riferito che le prove sono in gran parte basate sui dati ricavati da una rete di telefonia mobile. In particolare, i quattro imputati avrebbero seguito i movimenti del premier nei mesi precedenti all’attacco e, una volta compiuta la missione, avrebbero oscurato i propri cellulari. Come specificato dal giudice Janet Nosworthy, i quattro cellulari “erano interconnessi e coordinati tra loro e operavano come reti segrete”. Inoltre, secondo il Tribunale, l’omicidio, “politicamente motivato”, è stato il risultato di un atto di terrorismo volto a provocare paura tra la popolazione libanese.

A seguito della decisione del tribunale, istituito dalle Nazioni Unite nel 2007, il Libano dovrebbe consegnare Ayyash, ma il governo, dove Hezbollah e i suoi alleati svolgono un ruolo rilevante, sembrano non essere intenzionati a farlo. Il segretario generale del partito, Hassan Nasrallah, ha ripetutamente affermato che non avrebbe consegnato alcun membro del movimento, sottolineando più volte in passato che i propri membri sono innocenti e che il Tribunale speciale rappresenta una “cospirazione” contro il gruppo.

La sentenza di Ayyash verrà emessa in un secondo momento. Il Tribunale speciale non prevede la pena di morte e la pena massima è l’ergastolo. Saad Hariri, figlio di Rafiq e anch’egli premier del Libano fino al 19 dicembre 2019, ha dichiarato di aver accettato il verdetto del Tribunale, ma ha richiesto che venga fatta giustizia e che i responsabili vengano condannati. A detta di Saad, coloro che hanno assassinato il padre miravano a cambiare il volto del Libano, oltre che il proprio sistema e la “identità civilizzata” del Paese. Per tale motivo, ha affermato l’ex-premier, non vi sarà alcun compromesso. Saad ha poi rivelato che l’assassinio del padre, come affermato dal Tribunale, è stato commesso dopo che questo aveva partecipato ad un incontro con alcuni leader dell’opposizione, in cui era stata evidenziata la necessità di porre fine all’interferenza siriana nel Paese.

Di fronte a tale scenario, si teme che il verdetto dell’Aja possa alimentare non solo un’ulteriore mobilitazione popolare, ma altresì maggiore instabilità a livello politico. Ciò si verifica in un momento in cui il Libano, già colpito da una grave crisi economica e finanziaria, è stato scosso dall’esplosione presso il porto di Beirut che, il 4 agosto, ha causato circa 178 vittime e ingenti danni materiali. Anche in questo caso, non sono mancate le accuse verso Hezbollah, ma le indagini sono ancora in corso. Il dossier relativo all’esplosione è stato trasmesso al Consiglio Giudiziario, considerato la massima autorità giudiziaria in Libano, le cui sentenze, una volta emesse, saranno definitive e imprescrittibili. Tale Consiglio viene solitamente interpellato per indagare sui crimini contro la sicurezza dello Stato, compresi quelli che minano l’unità nazionale o le capacità finanziarie dello Stato, così come per le violazioni di diritti e doveri civili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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