Iraq: “Artiglio di Tigre” continua a colpire

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 16:49 in Iraq Turchia

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Aerei da guerra turchi hanno sorvolato, mercoledì 19 agosto, i cieli del Nord dell’Iraq, attaccando due villaggi situati nel governatorato settentrionale di Dahuk.

La notizia è stata riferita da un corrispondente di al-Arabiya e si inserisce nel quadro dell’operazione di Ankara nel Kurdistan iracheno, intitolata “Claw-Tiger”, ovvero “Artiglio di tigre”, lanciata il 17 giugno con l’obiettivo di colpire i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e le loro roccaforti nelle aree settentrionali irachene. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 25 giugno, Claw Tiger costituisce l’operazione militare turca più lunga dall’inizio del 2020.

Circa l’episodio del 19 agosto, il direttore della cittadina di Dinarteh, Shaban Khalil, ha affermato che gli aerei da guerra turchi hanno bombardato due volte il villaggio di Kafalka, situato nel Nord-Ovest del distretto di Aqrah, prima di mezzogiorno. L’obiettivo, ha specificato Khalil, è stato rappresentato dagli accampamenti del PKK posti nelle vicinanze del villaggio, ma non è stato possibile conoscere il bilancio di eventuali vittime. A detta della fonte, l’attacco ha provocato uno stato di panico tra gli abitanti di Dinarteh, che si trovavano all’interno delle loro abitazioni al momento dei bombardamenti. Questi ultimi, inoltre, hanno causato danni e incendi nelle fattorie e nelle aree boschive circostanti.

Uno degli ultimi bombardamenti turchi nel medesimo governatorato risale al 14 agosto. Questo ha provocato circa due morti e un ferito, dopo che un aereo turco ha preso di mira un’auto che trasportava membri del PKK nel villaggio di Araden. In tale quadro, l’esercito iracheno ha riferito, l’11 agosto, che un drone turco ha provocato la morte di due ufficiali di alto livello al confine tra Iraq e Turchia, nel Nord di Erbil.

La Missione delle Nazioni Unite di assistenza in Iraq (UNAMI) ha affermato, il 13 agosto, che l’escalation al confine iracheno-turco e la continua perdita di vite umane sono motivo di grande preoccupazione. Per tale motivo, UNAMI ha chiesto “moderazione” e ha esortato le parti a dialogare, considerato il modo migliore per garantire una sicurezza sostenibile ai confini tra i due vicini, nel pieno rispetto della sovranità nazionale. Anche i ministri degli Esteri di diversi Paesi del mondo arabo hanno sottolineato il pieno sostegno alla sicurezza e alla sovranità dell’Iraq, condannando gli attacchi turchi e chiedendo la cessazione immediata di qualsiasi operazione militare turca sulle terre irachene.

Sono numerosi i militanti curdi che si sono ritirati sia da Zahko sia da Haftanin, nel Nord dell’Iraq, mentre circa 150 villaggi sono stati abbandonati, a causa dei continui scontri tra i militanti curdi e le forze turche. Un primo civile iracheno è morto a seguito di un bombardamento turco contro il distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, il 19 giugno scorso, dove la Turchia occupa più di 10 postazioni militari, istituite sin dal 1995. Successivamente, sono stati almeno altri 5 i civili deceduti, mentre, secondo gli ultimi dati riferiti il 14 luglio dal Ministero della Difesa turco, 62 “terroristi” sono stati uccisi.

Di fronte a tale scenario, Baghdad ha più volte accusato Ankara di violare la propria sovranità, portandola a convocare più volte l’ambasciatore turco in Iraq, Fatih Yildiz, e a consegnare un memorandum di protesta, con il fine di esortare la Turchia a porre fine a tali operazioni militari unilaterali e a simili violazioni. L’Iraq si è detto pronto a collaborare per salvaguardare la sicurezza dei confini, e considera le azioni turche una minaccia alla sicurezza dei civili e delle loro proprietà, visto che queste prendono altresì di mira campi profughi, come quelli di Makhmur e Sinjar. Tuttavia, Yildiz ha risposto affermando che, se Baghdad non agirà contro i ribelli, Ankara continuerà a contrastare il PKK, “ovunque esso si trovi”.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. Gli episodi di insorgenza del PKK in Turchia hanno avuto inizio già nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Sin da tale anno, i territori montuosi dell’Iraq settentrionale sono testimoni di tensioni. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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