Gli USA distruggono pace e stabilità nello stretto di Taiwan

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 14:45 in Cina Taiwan USA e Canada

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Il portavoce del commando orientale dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) di Pechino, Zhan Chunhui, ha comunicato, il 19 agosto, che il giorno precedente il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense USS Mustin ha solcato lo stretto di Taiwan e che le forze aeree e marittime del comando orientale hanno monitorato e seguito l’imbarcazione lungo tutto il percorso.

Zhan ha ribadito che, di recente, gli Stati Uniti hanno ininterrottamente incompiuto azioni negative riguardo la questione di Taiwan e hanno inviato alle forze indipendentiste dell’isola segnali erronei, distruggendo gravemente la pace e la stabilità dello stretto. Per questo, il commando orientale dell’EPL ha lanciato un appello alle parti interessate affermando che qualunque parola o azione in grado di danneggiare il principio “una sola Cina” e destabilizzare lo stretto di Taiwan va contro gli interessi di Cina e Stati Uniti, danneggia il benessere comune dei “compatrioti” su entrambe le sponde dello stretto e pone una reale minaccia alla pace e alla stabilità dell’area. Per queste ragioni, tale linea di condotta è ritenuta estremamente pericolosa.

Da parte loro, le truppe del comando orientale manterranno un livello di allerta alto, difenderanno risolutamente la sovranità nazionale e l’integrità territoriale e proteggeranno lo stretto di Taiwan.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato che il passaggio dell’imbarcazione è stato parte del generale impegno di Washington per un Indo-Pacifico libero e aperto. In particolare, la USS Mustin, che appartiene alla settima flotta pacifica degli USA, con base in Giappone, avrebbe eseguito un’operazione ordinaria. Le forze statunitensi hanno dichiarato che continueranno a volare, navigare e operare ovunque la legge internazionale lo consenta. Il passaggio della USS Mustin è stato, infine, confermato anche dal Ministero della Difesa di Taiwan, o Repubblica di Cina (ROC).

La USS Mustin fa parte del gruppo d’attacco della portaerei statunitense USS Ronald Regan ed è stata la settima nave di Washington a solcare le acque dello stretto di Taiwan dall’inizio del 2020, per poi ricongiungersi al suo gruppo operativo nei pressi delle isole Pratas, nel Mar Cinese Meridionale. Lo stretto di Taiwan è stato, di recente, teatro di crescenti operazioni militari.

Lo scorso 10 agosto, il Ministero della Difesa taiwanese aveva dichiarato che aerei da combattimento cinesi avevano brevemente attraversato la Linea Mediana, il confine marittimo de facto tra Taipei e Pechino nello stretto di Taiwan, prima di essere allontanati da aerei militari taiwanesi, compiendo una rara infrazione del limite posto su tali acque. Successivamente, il 13 agosto, il commando orientale dell’EPL ha eseguito esercitazioni militari  nello stretto di Taiwan e alle sue estremità Nord e Sud, ripetuti poi lo scorso 16 agosto.

Le operazioni cinesi nello stretto sono avvenute durante e in seguito della visita ufficiale a Taiwan del segretario alla Salute e ai Servizi umani degli Stati Uniti, Alex Azar, condotta dal 9 al 12 agosto scorsi, che ha rappresentato il viaggio di più alto livello di un funzionario americano a Taipei dal 1979. Oltre a questo, lo scorso 14 agosto, Taiwan ha firmato un accordo per l’acquisto di 66 jet F-16 di ultimo modello con la compagnia americana Lockheed Martin Corp. Entrambe le azioni hanno incontrato dure critiche da parte di Pechino che considera Taiwan una sua provincia.

Da parte loro, gli Stati Uniti avevano riconosciuto ufficialmente il governo di Pechino, chiudendo la propria sede diplomatica da Taipei, dal primo gennaio 1979. Nonostante ciò, Washington ha mantenuto legami informali con l’isola dal punto di vista culturale e commerciale ed è il suo maggior fornitore di armi.

Per Pechino, però, Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, secondo il principio di “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Tuttavia, a Taipei è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente avversa a Pechino, Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina” e ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola, lo scorso 11 gennaio. Il governo del presidente cinese, Xi Jinping, da parte sua ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico della RPC, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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