Colombia: la strage dei giovani

Pubblicato il 19 agosto 2020 alle 6:27 in America Latina Colombia

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La Colombia è scossa dall’omicidio di otto giovani nel comune di Samaniego, nel sud-est del Paese, a pochi chilometri dalla frontiera con l’Ecuador. Nella cittadina, dove vivono circa 50.000 persone, di cui 20.000 nell’area urbana, sono in corso violenti scontri tra le bande criminali che combattono per il controllo del traffico di droga nel dipartimento di Nariño, fondamentale per il controllo della rotta della droga attraverso la frontiera tra Colombia ed Ecuador.

La sera di sabato 15 agosto (le prime ore di domenica in Italia) un gruppo di una cinquantina di ragazzi, molti dei quali studenti universitari, si è riunito alla periferia di Samaniego per ricordare un Festival di Bande musicali, che si tiene tradizionalmente in questi giorni, ma quest’anno è stato sospeso a causa della pandemia di Covid-19.

I partecipanti hanno scelto una fattoria, nella frazione di Santa Catalina, con l’obiettivo di non disturbare nessuno.

“Diversi ragazzi del college si sono riuniti per festeggiare un compleanno. Erano stanchi del lungo isolamento, si sono incontrati per una birra” – racconta un parente di una delle vittime. La celebrazione, in cui sono stati condivisi musica, birre e altri liquori, è trascorsa senza alcun problema. 

Ad un certo punto della serata, quattro persone sono arrivate sulla scena con due motociclette. Erano le 22:30 di sabato sera quando hanno cominciato a risuonare gli spari. Che non si sono fermati.

Secondo il racconto di alcuni testimoni, i killer sono entrati e hanno immediatamente sparato a chiunque trovassero.

Un altro parente delle persone presenti ha raccontato al quotidiano colombiano El Tiempo che, secondo i racconti dei sopravvissuti, un gruppo di uomini armati è arrivato alla fattoria. Senza dire altre parole, hanno iniziato a sparare a tutti i giovani presenti alla riunione.

Sono stati i vicini della zona dove si trova la fattoria che hanno chiamato i loro parenti nell’area urbana per riferire cosa stava succedendo.

Un giovane sopravvissuto ha riferito che dopo l’inizio della sparatoria ha scelto di saltare in un fosso o in una buca, per non essere colpito da un proiettile. Una volta lì, si è buttato a terra e ha finto di essere morto. Ha detto che anche alcuni feriti sono stati finiti con un colpo di grazia. Altri si sono salvati fingendo la propria morte.

Carlos Holmes Trujillo, ministro della Difesa, domenica pomeriggio si è recato a Samaniego per conoscere lo stato di avanzamento delle indagini e assicurare che i responsabili del massacro saranno prontamente identificati e assicurati alla giustizia.

Immediatamente dopo la sparatoria, la gente del posto ha cercato di portare i nove giovani caduti e dissanguati all’ospedale Lorencita Villegas de Santos, che si trova nell’area urbana di Samaniego. Tuttavia, quattro delle nove vittime erano già morte nella casa di Santa Catalina.

Le otto vittime erano giovani tra i 17 ei 26 anni e sono state identificate come: Oscar Andrés Obando (17 anni), Laura Michel Melo (19 anni), Campo Elías Benavides (19 anni), Daniel Vargas (22 anni), Bayron Patiño (23 anni), Rubén Darío Ibarra (24 anni), Jhon Sebastián Quintero (24 anni) e Brayan Alexis Cuarán (25 anni).

Nelle ultime settimane Samaniego non solo è stata spaventata dalla pandemia covid-19, che ha provocato due morti in città, ma anche morti violente hanno iniziato a fare notizia. Quattro persone e un agente di polizia sono state vittime del conflitto tra giugno e agosto.

A Samaniego e in buona parte del dipartimento di Nariño, almeno 12 gruppi illegali commettono crimini, tra cui dissidenti delle FARC, il Clan del Golfo e l’Esercito di Liberazione Nazionale. Proprio i dissidenti dell’ELN e delle FARC dall’inizio della pandemia hanno cercato di spaventare la popolazione di questa città di Nariño con opuscoli che giravano per le strade, in cui minacciavano di giustiziare coloro che non fossero rimasti a casa.

Lunedì 17 agosto migliaia di persone hanno preso parte ai funerali delle otto giovani vittime, chiedendo giustizia e protezione allo stato colombiano, che ha enormi difficoltà a controllare la zona dove è avvenuto il crimine.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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