Nessuna tregua per il Nord della Siria

Pubblicato il 18 agosto 2020 alle 15:40 in Medio Oriente Siria

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Mentre le forze del regime siriano hanno continuato a violare la tregua nel governatorato Nord-occidentale di Idlib, 4 membri di una fazione di ribelli affiliata ad Ankara sono morti a seguito di un’esplosione verificatasi a Raqqa.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed martedì 18 agosto, sulla base delle dichiarazioni di fonti locali, le forze del regime siriano, legate al presidente Bashar al-Assad e coadiuvate da aerei da guerra russi, hanno condotto raid contro la periferia settentrionale di Idlib, violando nuovamente il cessate il fuoco raggiunto il 5 marzo scorso da Turchia e Russia. I raid, hanno spiegato le fonti, sono giunti dopo che velivoli russi hanno sorvolato la zona per circa un’ora e sono stati preceduti da un attacco missilistico nelle vicinanze di Harbnoush.

Prima di tale offensiva, l’esercito di Assad ha provato ad infiltrarsi, senza risultati, sull’asse di Maarat al-Naasan, nella periferia Nord-orientale di Idlib, adiacente all’area rurale Sud-occidentale di Aleppo. A detta di fonti militari, gli uomini del regime erano coadiuvati da milizie iraniane, poste al controllo di alcune aree a Sud e Ovest di Aleppo. L’episodio si è verificato a poche ore di distanza dall’incontro tra il presidente Assad e un assistente capo del ministro degli Esteri iraniano, Ali-Asghar Khaji, giunto in visita a Damasco per ribadire il sostegno di Teheran al governo di Assad. Parallelamente, Khaji ha esortato il proprio interlocutore a rispettare gli accordi stabiliti per Idlib ed ha riferito che l’Iran rifiuta qualsiasi “presenza illegittima” sul suolo siriano.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. Un altro punto dell’accordo prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte tra Mosca e Ankara, da effettuarsi prevalentemente presso l’’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia.

Nel frattempo, una violenta esplosione ha scosso la periferia di Tell Abyad, un’area posta sotto il controllo di forze turche e gruppi di ribelli ad essa affiliate. L’esplosione, a detta dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), è stata causata da un’autobomba che ha preso di mira il checkpoint Suluk-Mabrouka delle fazioni filo-Ankara, nel Nord di Raqqa. Secondo un bilancio preliminare, 4 militanti sono stati uccisi, mentre diversi sono stati i feriti, compresi civili.

Si tratta di un’area al centro di tensioni, tra cui esplosioni, rapimenti e scontri di diverso tipo, sin da quando le forze turche, in collaborazione con l’Esercito Siriano Libero, composto da membri dell’opposizione, ha lanciato un’operazione militare per espellere lo Stato Islamico dalle città di Jarablus, al-Bab e al-Rai nel Nord della Siria, il 24 agosto 2016. Secondo un portavoce dell’ESL, Yusuf Hamoud, al momento non è possibile parlare soltanto di scontri tra fazioni diverse, pari a circa 30, ma anche di tensioni interne, in cui si prova a “sbarazzarsi dei membri più indisciplinati”. Inoltre, secondo altre fonti, i dissidi sarebbero altresì legati alla distribuzione dei beni rubati dalle abitazioni dei cittadini locali. Anche in questo caso, il bilancio delle vittime spesso include i civili che popolano la regione.

Il conflitto siriano è oramai entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. Queste vedono contrapporsi gruppi di ribelli, sostenuti dalla Turchia, e le forze del presidente Assad, coadiuvate da Mosca, oltre ad essere sostenute dall’alleato iraniano. La tregua del 5 marzo ha consentito di placare una violenta escalation presso Idlib, ma le sporadiche violazioni dell’accordo e la perdurante mobilitazione ha fatto spesso temere una ripresa dell’offensiva. In tale quadro, durante la prima metà del mese di agosto, la Difesa civile siriana ha documentato l’uccisione di 5 civili e il ferimento di altri 11 a seguito di circa 40 violazioni commesse dalle forze di Assad e dai propri alleati nella regione Nord-occidentale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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