Libia: Turchia e Qatar a sostegno delle capacità militari del GNA

Pubblicato il 18 agosto 2020 alle 8:57 in Libia Qatar Turchia

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Il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha raggiunto un accordo con la Turchia e il Qatar, volto a rafforzare la cooperazione militare e potenziare le capacità militari delle istituzioni libiche. Inoltre, Misurata potrebbe presto divenire una base militare turca.

L’accordo tripartito è stato firmato dal viceministro della Difesa del governo di Tripoli, Salah Al-Namroush, nel corso di un incontro, svoltosi il 17 agosto, con i ministri della Difesa turco e qatariota, Hulusi Akar e Khalid bin Mohammad al-Attiyah. Secondo quanto riferito da al-Namroush alla stampa libica, Doha si è impegnata ad inviare in Libia consiglieri militari con l’obiettivo di addestrare funzionari libici, mentre sia la Turchia sia il Qatar ospiteranno membri del personale di Tripoli nelle proprie accademie. Parallelamente, Tripoli, Doha e Ankara hanno convenuto che la soluzione politica è l’unica via d’uscita dalla crisi libica e, pertanto, si sono dette disposte a sostenere questa “pista” con il fine ultimo di riportare stabilità nel Paese Nord-africano.

Dal canto suo, il ministro della Difesa turco Akar ha affermato che il sostegno di Ankara al GNA continuerà secondo le direttive del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale ha già profuso sforzi per contribuire a raggiungere un cessate il fuoco permanente che garantisca stabilità e unità. A detta di Akar, sia la Turchia sia il Qatar continueranno a prestare il proprio sostegno al governo di Tripoli, ritenuto l’unico legittimo, così che la popolazione libica possa nuovamente essere al sicuro.

I due ministri, Akar e al-Attiyah, hanno altresì incontrato il primo ministro, nonché capo del Consiglio presidenziale, del GNA, Fayez al-Sarraj, per discutere degli ultimi sviluppi presso i fronti di combattimento della città costiera di Sirte e della base di al-Jufra. Sebbene fosse attesa una “battaglia imminente”, tali località sembrano assistere ad una fase di stallo, in attesa dei risultati della mobilitazione diplomatica avviata nelle ultime settimane. Nel corso del meeting del 17 agosto, i tre Paesi hanno messo in evidenza i legami di cooperazione in ambito militare e l’impegno a migliorare le capacità del GNA in termini di difesa e sicurezza. La Turchia, dal canto suo, si è detta a sostegno di una soluzione pacifica e non militare, in linea con i risultati della conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso.

In tale quadro, fonti di al-Arabiya hanno riferito che il 17 agosto è stato altresì raggiunto un accordo tripartito con cui il porto di Misurata potrebbe presto divenire una base militare turca, che consentirebbe ad Ankara non solo di controllare una nuova postazione sul Mediterraneo, ma altresì di dispiegare “potenti mezzi navali” nella regione. La mossa, spiega il quotidiano, rientra nei piani di espansione della Turchia, la quale mirerebbe ad incrementare la propria presenza militare e commerciale non solo in Libia, ma anche nelle regioni del Nord Africa e del Mediterraneo meridionale. Il patto prevede l’istituzione di un centro di coordinamento militare tripartito con sede nella città di Misurata, con Doha impegnata a finanziare centri di addestramento e basi per i combattenti di Tripoli.

Sebbene si tratti di un’ipotesi già rivelata in diverse occasioni, non mancano le preoccupazioni a riguardo, vista la crescente influenza di Ankara in Libia e la sua ingerenza negli affari interni del Paese, come evidenziato da un membro del Parlamento libico, Ali al-Tekbali. Secondo il deputato, Misurata potrebbe essere impiegata dalla Turchia per continuare con i propri piani di esplorazione di gas nel Mediterraneo orientale e, insieme ad al-Watiya, anch’essa presumibilmente una futura base turca, potrebbe rappresentare una “minaccia per la sicurezza nazionale libica, così come a livello arabo ed europeo”.

L’accordo tripartito Tripoli-Doha-Ankara è giunto in un momento in cui anche la Germania sta cercando di dare vita a nuovi negoziati e di promuovere cessate il fuoco. Nella medesima giornata del 17 agosto, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas si è recato a Tripoli, dove ha messo in luce il rifiuto dell’escalation militare e delle interferenze straniere in Libia, così come l’opposizione al perdurante armamento delle parti belligeranti. Nei colloqui con al-Sarraj, è stata poi discussa la proposta, già avanzata dagli Stati Uniti, di creare una zona smilitarizzata nei pressi di Sirte.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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