Il Giappone parla con la Cina delle isole contese

Pubblicato il 18 agosto 2020 alle 17:58 in Cina Giappone

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Il ministro della Difesa giapponese, Taro Kono, ha avuto un incontro con l’ambasciatore cinese a Tokyo, Kong Xuanyou, al quale ha detto che la Cina dovrebbe astenersi dal condurre attività nelle acque circostanti le isole le isole nel Mar Cinese Orientale controllate dal Giappone e rivendicate anche dalla Cina, ossia le Senkaku, chiamate dai cinesi Diaoyu. Durante l’incontro, durato circa 40 minuti e organizzato nel palazzo del Ministero della Difesa, Kono ha espresso grande preoccupazione per le crescenti attività cinesi nei pressi delle isole contese.

Oltre alla presenza militare di Pechino nei pressi dell’area in questione, a preoccupare il Giappone concorre anche la possibilità che vi sopraggiungano pescherecci cinesi. Lo scorso 16 agosto, è scaduto il bando alla pesca nel Mar Cinese Orientale, imposto da Pechino e relativo al periodo estivo. Tuttavia, le autorità competenti delle province meridionali cinesi di Fujian e Zhejiang avrebbero indicato ai pescatori di non recarsi entro 30 miglia nautiche delle Diaoyu, secondo quanto riferito da alcuni pescatori all’agenzia di stampa giapponese Kyodo News. Tuttavia, ciò non è stato ancora confermato da fonti cinesi.

L’ultimo momento di tensioni diplomatiche legate alle Diaoyu/Senkaku, attualmente amministrate dal Giappone, risale allo scorso 22 giugno, quando il Giappone aveva cambiato il loro status amministrativo. Pechino aveva criticato la mossa giapponese come una violazione di sovranità e la sua Guardia costiera era rimasta nei pressi delle isole, dove era già presente da 70 giorni consecutivi. Al momento, i giapponesi stanno eseguendo pattugliamenti aerei sopra le Senkaku-Diaoyu pressoché ogni giorno e, dal primo aprile 2019 al 31 marzo 2020, i jet giapponesi hanno riscontrato che 675 operazioni aeree cinesi all’interno della propria Zona di identificazione di difesa aerea, sebbene nessuna di queste abbia infranto la legge internazionale, entrando entro le 12 miglia del limite territoriale. 

In tali cieli, dal 2013, Pechino aveva creato una zona di identificazione di difesa aerea che, però, si era sovrapposta a quella giapponese. La Cina dal 2019 ha anche ricollocato la base aerea di partenza degli aerei da combattimento j-11 nella provincia di Fujian, consentendo loro di poter arrivare sopra le Diaoyu nell’arco di venti minuti, anticipando di cinque minuti il tempo di percorrenza dei jet F-15 giapponesi, che partono dall’isola Okinawa.

In tale contesto, a sostegno di Tokyo era intervenuto, lo scorso 29 luglio, il comandante delle Forze armate statunitensi stazionate in Giappone (USFJ), il generale Kevin Schneider, il quale aveva affermato che il corpo militare statunitense avrebbe potuto aiutare Tokyo a monitorare le crescenti intrusioni cinesi nelle acque che cingono le Senkaku. Sebbene gli USA non abbiano preso una posizione in merito alla disputa di sovranità tra Pechino e Tokyo riguardo le isole contese, tuttavia hanno ribadito che aiuterebbero l’alleato giapponese a difendersi da qualsiasi tipo di attacco. Washington è legata a Tokyo dal Trattato di mutua cooperazione e sicurezza del 19 gennaio 1960, il quale prevede che nel caso in cui una delle due venisse attaccata all’interno dei territori amministrati dal Giappone, l’altra dovrebbe intervenire.  

Le isole Senkaku/Diaoyu sono formate da un gruppo di 5 isolotti disabitati e 3 scogli rocciosi e coprono un’area di 7 km2, nel Mar Cinese Orientale tra le isole di Okinawa e Taiwan. Nel 1969, la Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico dell’Onu aveva rivelato che l’area tra Taiwan e Okinawa sarebbe potuta diventare una delle future regioni petrolifere del mondo. Tali giacenze, hanno grande rilevanza sia per la RPC sia per il Giappone che sono tra i maggiori importatori al mondo di carburanti fossili. Oltre a questo le Senkaku/Diaoyu sono circondate da acque interessanti per il settore ittico e per posizione, intercettano importanti rotte commerciali sfruttate da RPC, Giappone e Corea del Sud per le importazioni energetiche. Oltre a Pechino e Tokyo, anche Taipei rivendica la loro sovranità nonostante, al momento, esse siano amministrate da Tokyo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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