Corea del Nord in allerta: alluvioni, coronavirus e sanzioni

Pubblicato il 18 agosto 2020 alle 16:50 in Asia Corea del Nord

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Secondo quanto riferito dalla Korean Central News Agency (KCNA) e riportato da Reuters, la Corea del Nord ha indetto un incontro plenario dell’Ufficio politico del Partito dei Lavoratori di Corea per parlare di economia ed esercito, il 18 agosto.  L’agenzia di stampa Nord-coreana ha riferito che l’incontro dovrà affrontare questioni decisive per lo sviluppo della “rivoluzione coreana” e per il potenziamento dell’efficienza di combattimento del Partito. Al momento, le emergenze da affrontare per Pyongyang sarebbero le sanzioni internazionali a cui è sottoposto il Paese, le alluvioni che di recente lo hanno colpito e la diffusione del coronavirus.

Da un lato, da oltre una settimana, pesanti piogge si sono riversate sulla Corea del Nord e hanno distrutto 39.296 ettari di campi coltivati, danneggiato circa 16.000 abitazioni e 630 edifici pubblici e colpito reti di comunicazione e infrastrutture . Secondo quanto rivelato dalle immagini satellitari di un think tank statunitense, 38 North, lo scorso 13 agosto, anche la sicurezza del sito nucleare Yongbyon Nuclear Scientific Research Center, situato lungo la riva del fiume Kuryong, 100 km a Nord della capitale, sarebbe stato messo a rischio dalle piogge. In loco si troverebbe un reattore nucleare da cinque megawatt che sembrerebbe non essere attivo da un certo periodo di tempo ma la cui operatività potrebbe essere seriamente messa in pericolo dalle alluvioni, soprattutto per le operazioni di raffreddamento.

Dall’altro lato, lo scorso 13 agosto, il leader del Paese, Kim Jong Un, aveva dichiarato che la diffusione del coronavirus si fosse aggravata, costringendo la Corea del Nord ad imporre limiti ancor più rigidi di accesso ai propri confini e, per questo, aveva anche specificato che ciò avrebbe richiesto al Paese di non accettare aiuti esterni per limitare i danni prodotti dalle alluvioni. Il successivo 17 agosto, la Svezia ha annunciato di aver fatto rientrare i propri diplomatici che si trovavano in Corea del Nord proprio in connessione alla diffusione del coronavirus, per difficoltà nel consentire rotazioni e congedi, seguendo quanto fatto da Germania, Regno Unito e Francia, in precedenza. A Pyongyang, l’ambasciata di Stoccolma, che è rimasta aperta con il solo personale locale, rappresenta gli interessi di più Paesi, tra i quali quelli degli Stati Uniti, dell’Australia e del Canada.

Ad oggi, Pyongyang non ha ancora rilasciato dati ufficiali rispetto alla diffusione dell’epidemia che non sembrerebbe aver prodotto infezioni nel Paese. Lo scorso 26 luglio, però, era stato dichiarato lo stato di emergenza e l’attuazione di misure di isolamento nella città di Kaesong, al confine con la Corea del Sud, in seguito all’individuazione di un primo possibile contagio, riscontrato in una persona tornata dalla Corea del Sud, la quale avrebbe illegalmente attraversato il confine tra i due Paesi, il precedente 19 luglio. Nonostante ciò, lo scorso 13 agosto, la Corea del Nord ha revocato le misure di allerta a Kaesong, in quanto i test condotti sul caso sospetto sarebbero risultati negativi. Il Ministero per l’Unificazione della Corea del Sud aveva offerto aiuti umanitari a Pyongyang nonostante questa abbia finora rifiutato ogni forma di sostegno estero a riguardo. L’assenza di contagi in Corea del Nord ha destato più sospetti sulla veridicità di quanto dichiarato dalle autorità. Uno degli elementi che ha maggiormente sollevato scetticismo è stata la sua posizione geografica. Il confine meridionale del Paese tocca la Corea del Sud, dove ad oggi, stando ai dati della Johns Hopkins University, i contagi totali sono stati 15.761 e i decessi 306. A Nord, invece, confina con la Cina, il Paese da cui si è originato il coronavirus, e che conta un totale di 89.477 casi confermati e 4.704 decessi. Tuttavia, a gennaio, la Corea del Nord aveva da subito chiuso i confini con il Paese non appena erano stati dichiarati i primi casi. Inoltre, il governo aveva adottato rigide misure di controllo e quarantena.

Infine, Pyongyang è soggetta a sanzioni Onu dal 2006, approvate con 9 risoluzioni, a causa dei suoi programmi missilistici balistici e nucleari. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha così cercato di tagliare le risorse per finanziare i progetti nucleari del Paese, limitando le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, come, ad esempio, quello del petrolio. Tuttavia, sia il 17 aprile, sia il 4 agosto scorsi,  due gruppi di esperti dell’Onu, avevano rivelato più infrazioni delle sanzioni da parte di Pyongyang. Nel 2019, in più occasioni, Kim aveva promesso al proprio Paese la costruzione di un’economia autosufficiente e capace di far fronte alle sanzioni ma, secondo più esperti, la crisi del coronavirus, alla quale si sono aggiunte le alluvioni, potrebbe aver danneggiato irreparabilmente alcuni degli obiettivi economici del leader Nord-coreano, impedendogli di mobilitare la popolazione e di aver accesso al suo maggior alleato, la Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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