Cina-India: Tibet e altri tasti dolenti lungo il confine

Pubblicato il 18 agosto 2020 alle 15:35 in Cina India Tibet

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Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si è recato in visita di “supervisione” nella regione autonoma del Tibet lo scorso 14 agosto, dove ha elogiato i progressi compiuti sotto la leadership del presidente cinese, Xi Jinping, soprattutto per quanto concerne la messa in sicurezza del confine sino-indiano. Wang ha incontrato il segretario della commissione del Partito comunista cinese (PCC) in Tibet, Wu Yingjie, il suo vice e presidente della Commissione del PCC in Tibet, Qi Zhala, e si è recato lungo il confine con l’India, in quella che è stata definita da più osservatori un’inconsueta visita all’area per lanciare un messaggio a Nuova Delhi.

Il viaggio di Wang è avvenuto per rimarcare l’importanza strategica della regione autonoma del Tibet per Pechino, nel contesto di perduranti tensioni tra Cina e India riguardanti dispute al confine de facto tra i due Paesi, conosciuto come Linea di Controllo Effettivo (LAC). Secondo alcuni, la mossa del governo cinese potrebbe essere stata indotta dalla possibilità che l’India giochi la “carta Tibet” a suo favore per avere la meglio sulle dispute lungo la LAC

Qui, dallo scorso maggio, si sono verificati i primi e sporadici scontri fisici tra i rispettivi eserciti, poi culminati, il 15 giugno, con la morte di almeno 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh. Le motivazioni che hanno scatenato gli ultimi scontri sarebbero stati sconfinamenti nel territorio dell’altro, lamentati da entrambe le parti. Dopo aver inizialmente intensificato la presenza dei rispettivi eserciti lungo la LAC, Cina e India hanno organizzato più round di negoziati tra i rispettivi capi militari in loco per limitare le tensioni, l’ultimo dei quali si è tenuto lo scorso 8 agosto, senza però produrre risultati decisivi. 

Il Tibet , è stato uno tra i punti deboli delle relazioni tra Pechino e Nuova Delhi fin quando le due hanno raggiunto un accordo nel 2003, durante una visita dell’allora primo ministro indiano Atal Bihari Vajpayee a Pechino, all’interno del quale il Tibet è stato riconosciuto per la prima volta come parte del territorio della Repubblica Popolare Cinese dall’India. Viceversa, in cambio, la Cina ha riconosciuto la regione del Sikkim come territorio indiano.  L’annessione del Tibet da parte della Cina nel 1951 ha determinato per Pechino la condivisione di un nuovo confine con l’India, ma anche con il Nepal e il Bhutan.

Se l’India disconoscesse la sovranità cinese sul Tibet e, ad esempio, riconoscesse il Dalai Lama come una figura politica in esilio nel proprio territorio, allora la Cina potrebbe fare lo stesso per quanto riguarda più territori indiani, primo fra tutti proprio il Sikkim, attualmente uno Stato di Nuova Delhi, situato strategicamente nella regione himalayana, al confine con il Nepal a Ovest, il Tibet a Nord e ad Est, e il Bhutan ad Est. Il territorio ha fatto parte dell’India dal 1975, dopo essere stato un protettorato dell’allora Impero britannico e poi di Nuova Delhi.

Nel 2010 Nuova Delhi si era impegnata a rispettare il principio “una sola Cina”, che riconosce l’isola di Taiwan come una provincia cinese e non uno Stato autonomo, in cambio del riconoscimento di “una sola India” che sottintende il riconoscimento della sovranità indiana , oltre che sul Sikkim, anche sui territori di Arunachal Pradesh, Jammu e Kashmir e Ladakh.

Oltre al Sikkim, e ancor più importante per conseguenze, la Cina potrebbe non riconoscere all’India proprio la sovranità sullo Stato di Jammu e Kashmir e Ladakh, situato al confine con la Cina, ma anche con il Pakistan, il quale disputa la sovranità di Nuova Delhi sulla regione del Kashmir, di cui, a sua volta, amministra anch’esso una porzione distinta. L’India, dopo aver revocato l’autonomia della parte di Kashmir sotto la sua giurisdizione il 5 agosto 2019, il successivo 31 ottobre, aveva poi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori del Jammu e del Kashmir sono stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh, suscitando critiche da Islamabad. Quest’ultima, lo scorso 4 agosto, ha pubblicato, a sua volta, una nuova cartina politica del Paese nella quale ha inglobato il ghiacciaio Siachen,  che fa parte del territorio amministrato dall’India nel Kashmir, connettendo la Linea di Controllo, il confine de facto tra India e Pakistan nel Kashmir, al confine con la Cina, sua alleata, il cui sbilanciarsi in tale disputa potrebbe risultare decisivo. Per ora, Pechino si è limitata ad esprimere preoccupazione a riguardo e a contestare la revoca dell’autonomia da parte di Nuova Delhi. Inoltre, l’Esercito di liberazione popolare (EPL) della Cina è presente in Gilgit Baltisan, un’area nel Kashmir  amministrato dal Pakistan ma rivendicata dall’India che non può agire per prenderla senza coinvolgere Pechino.

Infine, altro luogo al centro di problemi tra Pechino e Nuova Delhi è Arunachal Pradesh, i cui oltre 83.000 km2 di estensione sono considerati dalla Cina parte del proprio territorio al punto che li ha ufficialmente definiti “Tibet meridionale”. Per l’India, che amministra di fatto l’area, si tratta, invece, di un proprio Stato, riconosciuto come tale dal 1986. Il 3 novembre 1914 in tale territorio fu tracciata la Linea McMahon, con l’accordo di Simla firmato dall’allora amministrazione britannica dell’India e dal Tibet, la quale definiva il confine dell’India con la Cina. In seguito all’indipendenza indiana, Nuova Delhi riconobbe unilateralmente tale demarcazione ma Pechino, dal canto suo, non la ritenne mai valida, né nel 1914, né successivamente.  Fu proprio tale confine conteso a determinare lo scoppio della guerra sino-indiana del 1962, l’ultimo scontro bellico tra quelle che sono oggi diventate due Nazioni armate nuclearmente. Il conflitto iniziò 10 ottobre di quell’anno e si concluse il successivo 21 novembre, con la vittoria di Pechino che sottrasse all’allora nemico parte del territorio himalayano noto come Aksai Chin. Al centro del conflitto vi era il controllo su tale area e sulla ex North East Frontier Agency, l’attuale Stato indiano dell’Arunachal Pradesh.

Ad oggi, a preoccupare la parte indiana è stato il fatto che il primi scontri lungo la LAC degli scorsi 5 e 6 maggio si siano verificati nella regione di Naku La, situata al confine tra il Sikkim e il Tibet che è appunto percepita da Nuova Delhi come una questione tacitamente risolta con Pechino.

Come sottolineato dallo stesso ministro Wang durante la visita, invece, il Tibet rappresenta un tratto fondamentale per lo sviluppo di relazioni economiche e commerciali con i Paesi confinanti e, in particolar modo, per la realizzazione del grande progetto infrastrutturale e di investimenti delle Nuove Vie della Seta, lanciato da Xi nel 2013 e al quale non ha aderito l’India sostenendo che esso passi lungo territori contesi tra Nuova Delhi e Pechino.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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