Il Marocco migliora la propria “posizione militare”

Pubblicato il 17 agosto 2020 alle 12:45 in Marocco USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Marocco mira a migliorare il proprio arsenale, non solo stanziando un budget maggiore in termini di spesa militare, ma continuando altresì la propria cooperazione con Washington.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, il 14 agosto il Pentagono ha riferito che Washington e Rabat hanno raggiunto un nuovo accordo, dal valore di 4.9 miliardi di dollari, per la vendita di 24 aerei da combattimento di tipo F-16, i quali verranno prodotti dalla Lockheed Martin, un’impresa statunitense attiva nei settori dell’ingegneria aerospaziale e della difesa, con sede a Bethesda. In realtà, oltre al Marocco, gli Stati Uniti si sono impegnati a fornire F-16 anche a Taiwan, dove il numero totale dei velivoli potrebbe arrivare fino a 99 entro il 2026.

Con l’accordo del 14 agosto, spiega il quotidiano, il Marocco ha dimostrato ancora una volta di essere tra i maggiori acquirenti di armi statunitensi in Nord Africa. Già il 14 aprile scorso, il Dipartimento di Stato americano aveva approvato la richiesta militare del Regno per l’acquisto di 10 missili antinave, di tipo Boeing AGM-84L Harpoon Block 2, e di altre attrezzature militari per un valore stimato di 62 milioni di dollari. In precedenza, il 4 marzo, un altro accordo aveva riguardato l’acquisto di 25 veicoli corazzati, tra cui Hercules M88A2, ovvero unità di recupero per i carri armati, e 25 mitragliatrici calibro 50, per un valore di 240 milioni di dollari.

A detta della US Defense Security Cooperation Agency (DSCA), la collaborazione Rabat-Washington in ambito militare e l’accordo del 14 agosto non avranno alcuna influenza sugli equilibri di potere in Nord-Africa, ma mirano semplicemente a rafforzare il ruolo e le capacità militari del Marocco, considerato il principale alleato della NATO nella regione. Parallelamente, il monarca del Regno, Mohammed VI, si è detto disposto a sostenere programmi di ricerca scientifica, tecnica e ingegneristica rivolti alle forze armate del Paese, così da tenere il passo a livello africano ed internazionale.

Lo stesso sovrano, in qualità di comandante supremo e capo di Stato maggiore delle forze armate reali, ha di recente approvato accordi per la produzione di armi e attrezzature di difesa, e ha concesso licenze che consentono la fabbricazione di armamenti destinati alle forze armate e dell’intero apparato di sicurezza. In tale quadro, l’8 marzo scorso, il Regno ha ricevuto lanciamissili di fabbricazione cinese e un sistema AR2, considerato tra i più potenti del suo genere, oltre che una delle migliori armi dell’arsenale marocchino.

Istituti di difesa hanno affermato che l’esercito marocchino ha rinnovato la propria flotta e ora possiede armi avanzate, dopo aver diretto la propria attenzione verso i mercati di Russia, Cina e Stati Uniti. Secondo un esperto in politiche di sicurezza, Al-Sharqawi Al-Roudani, il Marocco attualmente necessita di rinnovare e migliorare il proprio arsenale, in quanto il Paese è entrato in una fase di “deterrenza marittima e aerea” e, al contempo, è chiamato a proteggere i propri territori investendo nelle relazioni con partner internazionali e gruppi industriali, così da sviluppare programmi congiunti.

La diversificazione del Marocco del proprio arsenale militare, ha spiegato al-Roudani, è stata imposta da sfide esterne regionali, sia in Nord Africa sia nella regione del Sahel, dove il Regno ha interessi strategici. Il piano marocchino prevede non solo l’acquisizione di armi da partner esterni, ma anche lo sviluppo di un’industria militare locale, in grado di produrre determinate armi e ridurre i costi di manutenzione per le attrezzature già acquistate e prodotte. In questo modo, il Paese potrebbe altresì sviluppare un certo grado di indipendenza.

Esperti in questioni militari e di sicurezza ritengono che il Marocco stia cercando, attraverso calcoli accurati e complessi, di costruire una strategia a lungo termine in ambito militare, a livello sia di produzione di armamenti sia di addestramento di personale, continuando a trarre beneficio dalla cooperazione con gli Stati Uniti. Questo scaturisce dalle nuove sfide che vedono il Paese impegnato nel controllo dei confini, nel contrasto all’immigrazione e nella lotta al terrorismo nel continente africano.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.