Kashmir: crescono le tensioni, uccisi 3 poliziotti indiani

Pubblicato il 17 agosto 2020 alle 12:10 in Asia India

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I militanti della regione del Kashmir hanno ucciso 3 agenti della polizia indiana, il 17 agosto, in un contesto di crescenti attacchi alle forze di sicurezza e ai leader locali nell’intero territorio. Nel corso della giornata, il numero delle persone che hanno perso la vita è salito a 6, di cui 4 poliziotti e due militanti, segnando la terza giornata più letale registrata nella regione nell’ultimo anno.

Il capo della polizia indiana nel Kashmir, Vijay Kumar, ha rivelato che i militanti hanno attaccato un check-point di sicurezza a Nord di Srinagar, la principale città della regione, uccidendo un poliziotto delle forze dell’ordine locali e 2 ufficiali del corpo paramilitare della Central Reserve Police Force.  Kumar ha poi riferito che le forze del Paese hanno sventato anche un secondo attacco nella stessa giornata, individuando, prima che detonasse, un ordigno esplosivo rudimentale che era stato collocato su un ponte del distretto di Pulwama, a Sud di Srinagar.

Gli attacchi del 17 agosto si collocano a tre giorni di distanza dagli eventi del 14 agosto, nei quali hanno perso la vita altri 2 poliziotti sempre per mano di gruppi di militanti. A tal proposito, Kumar ha dichiarato che saranno condotte indagini che consentiranno di rintracciare e neutralizzare i colpevoli dei due attacchi. Oltre a colpire la polizia, le azioni dei militanti sono indirizzate anche contro i leader locali, soprattutto quelli appartenenti al partito nazionalista-induista Bharatiya Janata Party (BJP), tra i quali, negli ultimi tre mesi, sono state uccise 5 persone. Per tale ragione, la polizia ha dovuto ricollocare 1.000 capi villaggio in zone di alta sicurezza.

Le tensioni nel Kashmir rientrano in uno stato di generale subbuglio in cui versa l’intera regione  da quando, il 5 agosto 2019, l’esecutivo di Modi, che è anche leader del BJP, aveva diviso il territorio del Kashmir sotto il suo controllo in zone amministrate federalmente dall’India, revocando gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne la difesa, le comunicazioni e gli affari esteri. Da un lato, l’articolo 370 prevedeva che la regione avesse una propria costituzione, dall’altro, il 35A garantiva speciali diritti e privilegi alla sua popolazione indigena. Il successivo 31 ottobre 2019, Nuova Delhi aveva poi pubblicato una nuova mappa del Paese in cui i territori del Jammu e del Kashmir sono stati fatti rientrare nei cosiddetti Territori dell’Unione Jammu, Kashmir e Ladakh.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata e contesa tra l’India e il Pakistan che, al momento, ne amministrano aree distinte e della quale rivendicano entrambi la sovranità dalla fine del dominio inglese sull’area, sancito nel 1947. Da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato da Nuova Delhi di armare i militanti. A detta di molti, la revoca dell’indipendenza regionale sul lato indiano avrebbe significato un’erosione dei diritti dei musulmani da parte del governo induista di Nuova Delhi ma, per il governo di Modi si è trattato di uno sforzo più ampio per consentire lo sviluppo economico della regione e per integrarla con il resto del Paese.

Prima di revocarne l’autonomia, il governo indiano aveva imposto un coprifuoco permanente in tutto il Kashmir indiano, aveva tagliato le comunicazioni, interrompendo le linee telefoniche e la connessione ad internet, ma, il 16 agosto, distretti di Ganderbal e Udhampur è stata ripristinata la rete internet 4G, secondo un’ordinanza della Corte Suprema indiana. Nonostante ciò, l’accesso a internet continuerà ad essere limitato in tutte le altre zone del Kashmir.

In totale, si stima che, negli ultimi trent’anni di scontri tra insurrezionisti ed esercito indiano, siano morte circa 50.000 persone. Dall’inizio del 2020, l’esercito indiano ha affermato di aver ucciso 135 militanti e, al momento, stima che ci siano circa 180 militanti attivi nell’area, tra i quali, dall’inizio dell’anno, i nuovi membri reclutati tra la popolazione locale sarebbero stati 70. Al momento, Nuova Delhi ha circa 200.000 tra militari e paramilitari dispiegati in loco. Lo scorso 12 agosto, il generale luogotenente dell’esercito indiano in Kashmir, B.S. Raju, aveva rivelato che il governo di Modi starebbe procedendo ad adottare nuove politiche per diminuire il numero di giovani che si uniscono ai gruppi ribelli del Kashmir e, tra questi, ci sarebbe un progetto di ricollocamento in aree più pacifiche del Paese per i giovani militanti del Kashmir, affinché abbandonino le violenze.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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