Giappone: il PIL della terza economia globale crolla del 27,8%

Pubblicato il 17 agosto 2020 alle 11:19 in Asia Giappone

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Il Giappone ha sofferto la peggior contrazione economica mai registrata durante il secondo trimestre del 2020, con un calo del PIL pari al 27,8% rispetto ai mesi di aprile, maggio e giugno del 2019, a causa dell’impatto della pandemia di coronavirus sulle aziende e sulla spesa dei consumatori. Si è trattato del terzo trimestre consecutivo in cui l’economia del Paese, che è la terza a livello mondiale dopo USA e Cina, ha subito una contrazione.

I dati pubblicati il 17 agosto sono stati i peggiori nei registri del Paese da quando Tokyo ha iniziato a raccogliere informazioni e ad elaborare analisi comparabili a quelle odierne nel 1980. Tale scenario potrebbe assestare un duro colpo ai benefici che il Paese aveva  ricavato dalle politiche di stimolo all’economia introdotte alla fine del 2012 dal governo del primo ministro giapponese, Shinzo Abe, conosciute come “Abenomics”. Ad oggi, il PIL reale del Giappone è sceso a 485 trilioni di yen, il dato più basso dall’aprile-giugno del 2011.  

Sebbene il crollo del PIL giapponese nel trimestre aprile-giugno sia stato inferiore a quello degli USA, pari al 32,9%, il dato ha tuttavia superato di gran lunga la contrazione del 17,8% subita dal Giappone nel 2009, quando il collasso della Lehman Brothers scosse i mercati finanziari globali. A tal proposito, la pubblicazione dei dati del PIL del 17 agosto ha assestato un duro colpo anche alle azioni giapponesi che hanno assistito al peggior calo nelle ultime due settimane così come i rendimenti dei bond governativi.

Al momento, l’economia del Paese si sta riattivando dalla stasi in cui si era trovata a causa delle misure di isolamento adottate per limitare la diffusione dell’epidemia, revocate nel mese di maggio 2020. Molti analisti sostengono che il recupero economico del trimestre luglio-settembre sarà modesto, visto l’aumento dei casi di coronavirus che contribuiscono a far serrare i portafogli dei consumatori e che potrebbero indurre i governi di più Paesi ad adottare nuove misure restrittive.

 A tal proposito, i consumi privati sono stati uno dei dati più negativi del secondo trimestre 2020 con un calo dell’8,2% rispetto all’anno precedente.  Anche la domanda esterna ha avuto un calo di 3,0 punti percentuali del PIL, con un calo del 18,5% nelle spedizioni all’estero, del quale ha risentito in particolar modo il settore automobilistico giapponese con alcune tra le principali aziende alla guida dell’economia giapponese, quali Mazda Motor Corp a Nissan Motor Co, che hanno sofferto bruschi cali nelle vendite.

Il 17 agosto, il ministro dell’Economia giapponese, Yasutoshi Nishimura, ha affermato che nonostante i dati relativi all’economia siano particolarmente gravi, tuttavia ci sarebbero degli spiragli di luce a cui guardare, quali la recente risalita dei consumi. Tuttavia, il ministro ha anche specificato che se il numero di infezioni dovesse continuare ad aumentare il governo potrebbe reintrodurre lo stato d’emergenza.

Il governo di Tokyo ha finora adottato misure di stimolo all’economia per un valore di circa 2 trilioni di dollari che hanno impedito una crescita nei casi di bancarotta e di perdita d’occupazione. Nonostante ciò, il peso di tali iniziative sul debito pubblico è stato il maggiore tra le economie avanzate. 

Tra le principali problematiche riguardanti la ripresa economica, alcuni analisti hanno individuato la risalita delle infezioni che potrebbe portare le aziende a ridurre i posti di lavoro e spese e la domanda globale a restare modesta se le principali Nazioni meta di esportazioni dovessero reintrodurre misure di isolamento o se lo stesso Giappone stesso dovesse rientrare in uno stato di emergenza. Oltre ai contagi di coronavirus, altra problematica potrebbe essere la conflittualità tra USA e Cina che, secondo il 90% degli economisti intervistati da Reuters, potrebbe danneggiare l’economia giapponese.

Un mese prima, il 16 luglio, anche Pechino aveva rilasciato i dati relativi all’andamento dell’economia nel secondo trimestre del 2020 dai quali era emersa invece una crescita del PIL pari al 3,2% rispetto ai mesi da aprile a giugno del 2019. In tal caso, si era trattato di un risultato positivo e di un’inversione di marcia rispetto alla perdita del 6,8%  verificatasi invece nei primi tre mesi del 2020, la più bassa per Pechino dagli anni Novanta.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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