Erdogan e Putin discutono della crisi libica

Pubblicato il 17 agosto 2020 alle 15:47 in Libia Russia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha discusso della crisi libica con il suo omologo russo, Vladimir Putin, nel corso di una conversazione telefonica svoltasi lunedì 17 agosto.

Secondo quanto riferito dalla presidenza turca, entrambe le parti hanno evidenziato la necessità di proseguire sulla strada del dialogo per risolvere il conflitto, e si sono dette concordi nel cooperare in tal senso, con il fine ultimo di giungere ad un cessate il fuoco permanente, in linea con i risultati della conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020 e delle Risoluzioni Onu. I due capi di Stato hanno poi preso in esame le modalità volte a rafforzare le relazioni bilaterali tra Russia e Turchia in diversi ambiti, tra cui turismo, energia, trasporti ed economia, oltre che nella lotta alla pandemia di coronavirus. Non da ultimo, un altro tema al centro del bilaterale telefonico è stato il conflitto in Siria, dove i due presidenti hanno convenuto di continuare le consultazioni a livello militare e diplomatico e di rafforzare la cooperazione nella lotta al terrorismo.

La conversazione del 17 agosto giunge dopo che il giorno precedente, il 16 agosto, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu e il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, hanno tenuto un incontro nella capitale della Repubblica Dominicana, Santo Domingo, dove hanno discusso degli ultimi sviluppi in Libia, oltre che della situazione nel Mediterraneo orientale. In tale occasione, Ankara si è detta disposta a continuare le consultazioni con gli esperti per quanto riguarda il dossier libico, dove continua a sostenere il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ed il suo premier, nonché capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj.

Inoltre, il 17 agosto, Cavusoglu si è diretto a Tripoli con il proprio omologo qatariota, Khalid bin Mohammad al-Attiyah, per una visita ufficiale composta da incontri con il premier al-Sarraj, il ministro degli Interni del GNA, Fathi Bashagha, e il capo del Consiglio supremo di Stato, Khaled al-Mishri, oltre che con altri rappresentanti tripolini. L’obiettivo è discutere degli ultimi sviluppi nel Paese Nord-africano e delle mosse da attuare per un “dialogo politico pacifico”.

Nel frattempo, i fronti di combattimento libici sembrano assistere ad una fase di stasi, in attesa dei risultati della mobilitazione diplomatica avviata nelle ultime settimane. Sebbene il Cremlino si sia detto disposto ad attuare “passi concreti” per giungere ad una soluzione definitiva, non manca il sostegno di Mosca alle forze dell’Esercito nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. In particolare, tra il 15 ed il 16 agosto, sono stati intercettati sei aerei cargo russi provenienti dalla città siriana di Latakia e atterrati presso gli aeroporti di Labreg e Benina, nell’Est libico, con a bordo, presumibilmente, armi e mercenari per l’LNA.

Dall’altro lato, fonti dell’LNA hanno riportato che anche Ankara ha inviato ulteriori mercenari siriani presso i fronti di combattimento libici, a fianco dell’esercito di Tripoli, dopo essere stata accusata di aver dispiegato circa 10.000 jihadisti. A tal proposito, fonti filo-Haftar hanno riferito che, il 16 agosto, un velivolo turco è stato visto atterrare presso Misurata. Questo proveniva da Gaziantep, una città turca dove si pensa che Ankara abbia allestito un campo di addestramento per preparare nuovi mercenari.

Per settimane le forze del GNA hanno provato ad di avanzare verso la città di Sirte, situata a circa 450 km da Tripoli, e la base aerea di al-Jufra, con l’obiettivo di proseguire, in un secondo momento, con la conquista delle installazioni petrolifere e dei giacimenti posti ancora sotto il controllo di Haftar. Si tratta di postazioni definite delle “linee rosse” da più parti, tra cui Mosca. Tuttavia, come accennato in passato da Cavasoglu, i colloqui “dietro le quinte” potrebbero portare ad un accordo volto ad una probabile consegna di tali aree al governo di Tripoli e al suo alleato turco.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. In particolare, i suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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