Afghanistan: 23 talebani uccisi dalle forze governative

Pubblicato il 17 agosto 2020 alle 16:30 in Afghanistan Asia

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Almeno 23 talebani sono stati uccisi in una serie di scontri nelle province di Badghis, Ghazni e Maidan Wardak, secondo quanto ha riferito il Ministero della Difesa (MoD) di Kabul. 

Tra questi, 17 talebani sono deceduti durante gli attacchi contro i posti di blocco di sicurezza nel distretto di Qads, nella provincia di Badghis. Altri sette sono rimasti feriti. Nel distretto di Andar, della provincia di Ghazni, altri 4 militanti del gruppo sono stati uccisi e uno è rimasto ferito  dopo che i talebani si sono scontrati con le forze di sicurezza. Nel distretto di Jalrez di Maidan Wardak, 2 talebani sono stati uccisi dalle autorità locali, a seguito di un nuovo scontro armato. 

Tuttavia, il Ministero della Difesa non ha fornito dettagli sulle vittime subite dalle forze armate afghane e i talebani non hanno commentato gli scontri. Si tratta dell’ennesima violenza in un contesto ancora molto instabile. A tale proposito, il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. In tale contesto il 14 luglio, il Pentagono ha comunque annunciato che i soldati statunitensi si sono ritirati da 5 basi militari in Afghanistan e continuano a ridurre la propria presenza nel Paese, come previsto dall’accordo con i talebani. 

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani si sono posti alla guida di gran parte del territorio nazionale, ottenuto al termine di una sanguinosa guerra civile combattuta contro varie fazioni locali. Nel 2001, le truppe statunitensi si sono installate nel Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, accusate di aver fornito asilo ad al-Qaeda, durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2003 anche la NATO è intervenuta, decimando la presenza degli estremisti islamici sul territorio afgano e relegando i talebani in alcune roccaforti.  Da qui, il gruppo ha ricominciato a compiere numerose offensive per destabilizzare il governo di Kabul e riguadagnare il proprio controllo sul territorio nazionale. 

I talebani hanno riferito, il 10 agosto, di essere pronti ad avviare colloqui di pace con il governo afghano, dopo che anche l’ultimo rilascio di prigionieri è stato approvato. Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha acconsentito al rilascio degli ultimi 400 prigionieri talebani dopo che il “Grande Consiglio”del Paese, la cosiddetta Loya Jirga, un’assemblea composta da circa 3.200 personalità di spicco, tra politici, saggi e membri anziani delle comunità, ha votato a favore della scarcerazione. Questo passo è stato cruciale, dal momento che l’accordo tra Stati Uniti e talebani prevedeva come condizione fondamentale per l’avvio di colloqui intra-afghani lo scambio di prigionieri.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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