Afghanistan: la Francia contro il rilascio dei talebani

Pubblicato il 16 agosto 2020 alle 9:04 in Afghanistan Francia

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Il Ministero degli Esteri della Francia ha rilasciato una dichiarazione, il 15 agosto, in cui ha chiesto al governo dell’Afghanistan di non includere i talebani colpevoli di aver ucciso cittadini francesi tra le persone da rilasciare, per adempiere agli accordi presi con i militanti. Nella giornata precedente, intanto, un membro della squadra governativa per i negoziati di pace intra-afghani, Fawzia Koofi, è stata coinvolta in un attacco armato nei pressi della capitale Kabul.

Parigi si è detta preoccupata per la presenza nel gruppo di uomini che verranno liberati da Kabul di più terroristi responsabili della morte di cittadini francesi in Afghanistan e ha espresso ferma opposizione al rilascio, in particolare, di coloro che hanno commesso crimini contro soldati e operatori umanitari francesi. Il Ministero degli Esteri ha affermato di aver chiesto immediatamente alle autorità di Kabul di non procedere al rilascio dei terroristi in questione.

Lo scorso 9 agosto, in seguito all’approvazione della Loya Jirga, un’assemblea di circa 3.200 leader afgani, il presidente del Paese, Ashraf Ghani, aveva acconsentito al rilascio di 400 prigionieri talebani colpevoli di crimini gravi, in modo da far ripartire i negoziati di pace intra-afgani tra governo e talebani, per porre fine alle ostilità nel Paese. Il 14 agosto successivo, sono stati liberati i primi 80 prigionieri e ci si aspetta che presto i rappresentanti del governo di Kabul e dei militanti si trovino a Doha, in Qatar, per discutere i termini di un accordo di pace.

Tra i rappresentanti del governo che hanno finora partecipato ai negoziati con i talebani c’è stata appunto Koofi, la quale è stata attaccata lo scorso 14 agosto, quando è stata colpita alla mano destra dal colpo di un’arma da fuoco. Il Ministero degli Interni di Kabul, dopo aver dato notizia dell’accaduto, ha anche specificato che le condizioni della donna sono stabili. Al momento, non vi è stata alcuna rivendicazione di responsabilità per i fatti in questione e le agenzie di sicurezza del Paese avrebbero avviato indagini in merito. Koofi, oltre ad essere un’attivista in prima linea per la difesa dei diritti delle donne, è anche una vocale critica dei talebani, è stata presidente del Parlamento e, nel 2010, era sopravvissuta ad un tentato omicidio, condotto sempre con un’arma da fuoco.

Il rilascio dei talebani da parte delle autorità di Kabul è stato il frutto di un accordo di pace tra gli Stati Uniti e il gruppo armato, firmato lo scorso 29 febbraio, a Doha. In base a tale intesa, Washington si è impegnata a ridurre le proprie truppe in Afghanistan da 13.000 a 8.600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e a concludere il loro ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Inoltre, nella stessa occasione, gli USA avevano negoziato con i talebani anche il rilascio di 5.000 prigionieri loro affiliati dalle carceri afgane, come condizione preliminare per la partecipazione del gruppo ai colloqui di pace con il governo di Kabul. Il governo afgano aveva rilasciato 4.600 talebani ma la liberazione degli ultimi 400 ha necessitato dell’approvazione della Loya Girga, in quanto si è trattato di persone condannate per aver compiuto crimini gravi. Tra le persone in questione, 150 sarebbero state condannate a morte e 44 sarebbero state coinvolte in attacchi di “altro profilo”, i quali avevano destato preoccupazione anche negli USA e in altri Paesi occidentali.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA avevano poi invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Da allora, l’Afghanistan ha vissuto in uno stato di perdurante guerra interna che, solamente nel 2019, si stima abbia causato la morte di 10.000 persone e che nell’ultimo decennio abbia procurato 100.000 vittime. Secondo un calcolo pubblicato dal New York Times, nel mese di luglio 2020, nel Paese, sono stati 282 i membri delle forze governative uccisi e 109 i civili.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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