Taiwan compra jet F-16 dagli USA

Pubblicato il 15 agosto 2020 alle 13:53 in Cina Taiwan USA e Canada

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Taiwan ha firmato un accordo per l’acquisto di 66 jet F-16 di ultimo modello con la compagnia americana Lockheed Martin Corp., il 14 agosto.

Tale acquisto ha rappresentato la prima vendita statunitense di aerei da combattimento avanzati dal 1992, quando l’allora presidente degli Stati Uniti, George H.W. Bush, firmò l’approvazione per la vendita di 150 jet F-16. In totale, l’azienda statunitense ha previsto di costruire 400 aerei F-16 entro il 2026 e il limite dei contratti che potrà firmare nei prossimi 10 anni sarà posto a 62 miliardi di dollari, come specificato dallo stesso Pentagono il 14 agosto.

La fornitura degli aerei da guerra potrebbe far infuriare Pechino, nonostante la loro consegna non avverrà nell’immediato e sarà completata alla fine del 2026, quando il numero totale dei velivoli potrebbe arrivare fino a 99 jet. Lo scorso 14 luglio, la Cina aveva già annunciato che avrebbe imposto sanzioni contro Lockheed Martin per aver sottoscritto un accordo da 620 milioni di dollari per la vendita di missili terra-aria Patriot a Taiwan e, anche per questo, sono attese reazioni. Per Pechino, tale accordo avrebbe potuto danneggiare ulteriormente i legami sino-americani e la pace e la stabilità nello stretto di Taiwan.

L’annuncio della vendita siglata il 14 agosto era stato fatto nell’agosto 2019 e, allora, la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, aveva denunciato la violazione del principio “una sola Cina” e annunciato che, se gli Usa non si fossero fermati, Pechino avrebbe avuto una forte reazione di cui Washington avrebbe dovuto poi pagare le conseguenze.

Al momento, la questione di Taiwan è un punto di massima tensione tra Cina e Stati Uniti. Dal 9 al 12 agosto scorsi, Washington ha inviato in visita ufficiale a Taiwan il suo segretario alla Salute e ai Servizi umani, Alex Azar, marcando il viaggio di più alto livello di un funzionario americano a Taipei dal 1979,  nonché dall’approvazione del Taiwan Travel Act del 16 marzo 2018, una legge che consente e incoraggia visite di alto livello tra Washington e Taipei, considerata un importante passo in avanti nei legami bilaterali, nonostante i due Paesi non intrattengano relazioni diplomatiche formali. Nello stesso anno, Washington aveva anche aperto a Taipei l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da sua ambasciata de facto nell’isola. 

Tale scelta, è stata fortemente criticata da Pechino, la quale, il 5 agosto scorso, aveva affermato che la questione di Taiwan è l’aspetto più importante nelle relazioni sino-americane che si basano proprio sul principio di “una sola Cina” , esortando Washington a rivedere le proprie scelte. Successivamente, il 10 agosto, mentre Azar si stava incontrando con  la presidente avversa a Pechino della ROC, Tsai Ing-wen, , il Ministero della Difesa taiwanese aveva dichiarato che aerei da combattimento cinesi avevano brevemente attraversato la Linea Mediana, il confine marittimo de facto tra Taipei e Pechino nello stretto di Taiwan, prima di essere allontanati da aerei militari taiwanesi, compiendo una rara infrazione del limite posto su tali acque. Infine, il 13 agosto, Pechino ha anche avviato un’esercitazione nello stretto di Taiwan, dopo che “una certa potenza” ha lanciato messaggi sbagliati alle forze pro-indipendenza dell’isola, minacciando così la pace e la stabilità dello stretto e si prevedono nuove operazioni il 16 e il 17 agosto prossimi.

Per Pechino Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, secondo il principio di “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC), formatosi nel 1949 in seguito alla vittoria comunista. Tuttavia, a Taipei è presente un esecutivo autonomo, con a capo la presidente Tsai Ing-wen, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina” e ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola, lo scorso 11 gennaio. Il governo del presidente cinese, Xi Jinping, però, ha affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico della RPC, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Gli Stati Uniti dal primo gennaio 1979 avevano riconosciuto ufficialmente il governo della RPC di Pechino, chiudendo la propria sede diplomatica da Taipei. Nonostante ciò, Washington ha legami informali con l’isola dal punto di vista culturale e commerciale ed è anche il suo maggior fornitore di armi. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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