Modi parla alla nazione e mette in guardia la Cina

Pubblicato il 15 agosto 2020 alle 13:11 in Cina India

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Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha tenuto un discorso in occasione della giornata dell’indipendenza dell’India, al Forte rosso a Nuova Delhi, il 15 agosto, i cui punti salienti sono stati il concetto di sovranità e un velato avvertimento a Pechino.  

Durante quello che è il più importante discorso dell’anno, il premier indiano ha lanciato un chiaro avvertimento alla Cina, senza però nominarla direttamente, e promettendo, al contempo, al suo Paese di costruire un esercito ancora più forte. Per il premier indiano, le relazioni con i Paesi confinanti dipendono dalla sicurezza, dal progresso e dalla fiducia:“Un vicino non è soltanto qualcuno con cui condividiamo un’area geografica ma qualcuno con cui spartiamo il cuore e, laddove tale relazione è rispettata, allora essa stessa si intensifica”. Modi, nonché leader del partito nazionalista-induista Bharatiya Janata Party (BJP), ha però ribadito che la sovranità indiana è suprema e che chiunque abbia messo gli occhi su di essa ha incontrato l’esercito del Paese, forte di 1,4 milioni di uomini e che sarà ulteriormente potenziato. Il Paese è determinato a proteggere la propria sicurezza e ad accrescere il proprio esercito, diventando sempre più autosufficiente anche nella produzione di strumenti per la difesa.

 “Nella regione himalayana del Ladakh Tutti hanno potuto constatare ciò che noi e i nostri soldati siamo in grado di fare” ha affermato il primo ministro indiano, facendo riferimento al crescendo di tensioni  tra le truppe indiane e cinesi presenti lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC), il confine de facto tra Cina e India, iniziate lo scorso 6 maggio con i primi sporadici scontri fisici e culminate poi, il 15 giugno, con la morte di almeno 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh. Anche la Cina avrebbe perso degli uomini, ma non è mai stata fornita una stima delle vittime. Modi ha rassicurato la popolazione, che in tale contesto, l’India non ha perso alcun territorio ma, secondo immagini satellitari del proprio esercito, parte delle aree rivendicate sarebbero state occupate da truppe cinesi.

Le motivazioni che hanno scatenato gli ultimi scontri sarebbero stati proprio gli sconfinamenti nel territorio dell’altro, lamentati da entrambe le parti. Dopo aver inizialmente intensificato la presenza dei rispettivi eserciti lungo la LAC, Cina e India hanno organizzato più round di negoziati tra i rispettivi capi militari in loco per limitare le tensioni, l’ultimo dei quali si è tenuto lo scorso 8 agosto, senza però produrre risultati decisivi. Gli scontri finora avvenuti lungo la LAC sono stati solamente fisici e hanno visto l’impiego di sole “armi bianche”, in osservazione di un trattato firmato dalle due potenze nel 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC, fatta eccezione per le esercitazioni.

L’india e la RPC si sono ripetutamente scambiate accuse di intrusione nei rispettivi territori lungo il confine condiviso, tuttavia casi di scontri armati tra le parti sono sempre stati rari. Nel 1962 le dispute di frontiera provocarono una breve guerra tra le parti che iniziò il 10 ottobre di quell’anno e si concluse il successivo 21 novembre, con la vittoria di Pechino che sottrasse all’allora nemico parte del territorio himalayano noto come Aksai Chin. Al centro del conflitto vi era il controllo su tale area e sulla ex North East Frontier Agency, l’attuale Stato indiano dell’Arunachal Pradesh.

Oltre alle problematiche riguardanti i confini, nel discorso alla popolazione, Modi ha rassicurato gli indiani che il Paese sta testando tre vaccini per il coronavirus e, dopo aver omaggiato coloro che stanno combattendo contro l’epidemia, ha promesso che una volta ultimato, esso arriverà ad ogni cittadino del Paese. L’India è stato uno dei Pasi maggiormente colpiti al mondo dalla pandemia di coronavirus, ad oggi, ha registrato 2.525.922 contagiati e 49.036 vittime. Proprio a causa dell’emergenza sanitaria, la partecipazione alla cerimonia odierna è stata limitata a 4.000 persone poste ad almeno due metri di distanza, dimezzando l’affluenza che solitamente l’evento richiama.

Dal punto di vista economico, invece, Modi ha ribadito l’intenzione di trasformare il Paese in un centro mondiale per il settore manifatturiero, progetto che aveva preso il nome di “Make in India”. Anche durante l’emergenza sanitaria, gli investimenti esteri diretti in tal senso sono aumentati del 18% e, secondo il premier, questa fiducia deriva dai progressi fatti dall’India dal punto di vista democratico. Il governo di Modi promuoverà la creazione di progetti infrastrutturali dal valore di oltre 1,5 trilioni di dollari e, continuando a portare avanti Make in India, promuoverà anche il mantra “Make for World”

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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