Afghanistan: liberati 80 prigionieri “grande valore” per i talebani

Pubblicato il 15 agosto 2020 alle 7:02 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo afghano ha liberato 80 dei 400 prigionieri ritenuti di “grande valore” per i talebani, il cui rilascio è stato approvato dall’assemblea della Loya Jirg, secondo quanto ha riferito il 14 agosto il Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) afghano.

La Loya Jirga, la grande assemblea degli anziani afgani, ha approvato il rilascio dei 400 prigionieri talebani, una decisione che è stata percepita come una spinta chiave per l’avvio dei negoziati intra-afgani. I talebani sono stati rilasciati dalla prigione di Pul-e-Charkhi a Kabul, secondo il Consiglio di Sicurezza Nazionale. Secondo i dati del governo, dei 400 prigionieri in questione, 156 sono stati condannati a morte, 105 sono accusati di omicidio, 34 sono accusati di sequestro di persona che ha portato all’omicidio, 51 sono accusati di traffico di droga. Inoltre, 44 di loro sono sulla lista nera del governo afghano e dei suoi alleati.

Un documento visionato dal quotidiano locale, Tolo News, mostra che almeno 124 prigionieri talebani condannati a morte dai tribunali sono attualmente detenuti nelle carceri di Pul-e-Charkhi e Bagram. Fonti non meglio specificate hanno riferito che alcuni Paesi, come Stati Uniti, Francia e Australia, hanno mostrato riserve sul rilascio di alcuni prigionieri. L’elenco dei 5.000 prigionieri è stato consegnato al governo afghano dai talebani in vista dei negoziati intra-afgani, che dovrebbero svolgersi a Doha. Fino a questo momento, il governo aveva rilasciato 4.680 prigionieri dell’elenco dei talebani e altri 500 che non erano nella lista. Questi ultimi 500 sono stati liberati durante la festività islamica dell’Eid, in risposta all’annuncio di un cessate il fuoco da parte dei talebani.

Tre dei prigionieri in dichiarazioni video rilasciate dal Consiglio di Sicurezza Nazionale hanno affermato di volere la pace nel Paese. “Sono un membro dei talebani. Sono stato imprigionato con l’accusa di rapimento e omicidio”, ha dichiarato Mohammad Anwar, un prigioniero liberato. “Ora spero che la pace arrivi in Afghanistan”, ha aggiunto. “Sono stato imprigionato con l’accusa di rapimento. Ho passato otto anni in prigione. Chiedo ai miei leader e ai leader del governo di accettare un cessate il fuoco permanente “, ha affertmato Baz Mohammad, un altro talebano liberato.

Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica in Afghanistan, durato dal 1979 al 1989, il Paese ha vissuto grandi divisioni. Nel 1996 i talebani avevano il controllo di gran parte del Paese, ottenuto in seguito a una sanguinosa guerra civile combattuta contro le varie fazioni locali. Nel 2001, in seguito agli episodi dell’11 settembre, gli USA hanno invaso l’Afghanistan, in quanto era stato da lì che Al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli Stati Uniti ed era lì che si nascondeva il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani.In totale sono stati 2.300 i soldati statunitensi che hanno perso la vita in Afghanistan e 20.000 quelli feriti.

Infine, il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. In tale contesto il 14 luglio, il Pentagono ha comunque annunciato che i soldati statunitensi si sono ritirati da 5 basi militari in Afghanistan e continuano a ridurre la propria presenza nel Paese, come previsto dall’accordo con i talebani. In tale contesto, secondo quanto ricostruito da Al Jazeera, anche l’ISIS ha fatto la propria comparsa nel Paese poco dopo la sconfitta dei militanti in Siria e in Iraq nell’estate del 2014. Gli affiliati afghani dello Stato Islamico si definiscono la “Provincia di Khorasan”, in riferimento ai territori dell’Afghanistan, dell’Iran e dell’Asia centrale che formavano l’omonima regione ai tempi del Medioevo. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.