Il fatto più importante della settimana, Mediterraneo orientale

Pubblicato il 14 agosto 2020 alle 7:00 in Grecia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Turchia ha annunciato che continuerà ad espandersi nel Mediterraneo orientale rilasciando, entro fine agosto, nuove licenze per lavvio di attività esplorative al largo delle sue coste. Nel frattempo, la nave turca da ricerca sismica, Oruc Reis, è stata inviata nei pressi dellisola greca di Kastellorizo per effettuare nuove operazioni nellarea. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Energia e delle Risorse naturali turco, Fatih Donmez, le perforazioni andranno avanti almeno fino al 23 agosto. La Grecia, dal canto suo, preoccupata per le azioni unilaterali della Turchia, ha dispiegato navi da guerra per monitorare la situazione e controllare gli spostamenti della nave turca, che attualmente naviga a Ovest di Cipro.

Il 10 agosto, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che Ankara continuerà le sue attività nella regione nonostante le recenti tensioni con la Grecia. Intervenendo durante una conferenza stampa nella capitale, il ministro ha specificato che le licenze destinate all’avvio di nuove esplorazioni nel Mediterraneo orientale interesseranno i confini occidentali della piattaforma continentale turca. Nell’area, la Turchia continuerà “ogni sorta di operazione sismica e di perforazione”, ha assicurato Cavusoglu.

Nella stessa giornata, il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha convocato un consiglio di sicurezza nazionale per discutere degli ultimi sviluppi nella regione. La riunione, presieduta dal premier, ha visto la partecipazione dei ministri degli Affari Esteri e della Difesa. Secondo l’agenzia di stampa Ana-Mpa, le forze armate greche sono attualmente in stato di allerta.

Il 12 agosto, Mitsotakis ha esortato la Turchia a mostrare “buon senso” e ha avvertito che la resa dei conti nel Mediterraneo orientale potrebbe portare a un incidente militare. “Attendiamo con impazienza che il nostro vicino riacquisti il buon senso in modo che si possa riprendere il dialogo in buona fede”, ha dichiarato il primo ministro. “Il rischio di un incidente è in agguato quando tante risorse militari vengono raccolte in un’area così contenuta”, ha aggiunto. Atene non cercherà di aggravare la situazione, ha affermato il premier, sottolineando però che “nessuna provocazione rimarrà senza risposta”.

Hulusi Akar, il ministro della Difesa turco, ha rilasciato dichiarazioni simili in un’intervista con l’agenzia di stampa Reuters. “Vogliamo raggiungere soluzioni politiche con mezzi pacifici in linea con le leggi internazionali”, ha detto il funzionario, avvertendo tuttavia che la Turchia continuerà a difendere i suoi “diritti e interessi” nelle acque costiere.

Giovedì 13 agosto, è intervenuta nella questione la Francia, che ha deciso di aumentare la sua presenza militare nel Mediterraneo orientale inviando due caccia Rafale e la fregata navale “Lafayette”. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha definito “preoccupante” la situazione in quella parte del Mediterraneo e ha esortato la Turchia a interrompere le sue attività “unilaterali” per “consentire un dialogo pacifico” tra i membri della NATO. 

“Ho deciso di rafforzare temporaneamente la presenza militare francese nel Mediterraneo orientale nei prossimi giorni, in collaborazione con i partner europei, inclusa la Grecia”, ha twittato Macron, mercoledì 12 agosto. Il giorno successivo, i militari francesi hanno condotto esercitazioni di addestramento con le forze greche al largo dell’isola meridionale di Creta, secondo fonti di Difesa di Atene. “Emmanuel Macron è un vero amico della Grecia e un fervente difensore dei valori europei e del diritto internazionale”, ha scritto a sua volta su Twitter il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, dopo una telefonata con il presidente francese.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la controversa delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

La disputa tra Ankara e Atene si è intensificata dopo che la Grecia ha firmato, il 6 agosto, un accordo con l’Egitto per la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive. Il patto si pone in netto contrasto con gli obiettivi di Ankara nella regione. Il 27 novembre 2019, la Turchia aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco Erdogan di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Pertanto, il leader di Ankara ha definito “senza valore” il patto tra Grecia ed Egitto e ha ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione è quello tra la Turchia e il governo libico. Della stessa opinione è il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale ha affermato, in una nota, che la zona inclusa nell’accordo greco-egiziano rientra nell’area della piattaforma continentale della Turchia.

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

Charles Kupchan, senior fellow del Council on Foreign Relations, ha dichiarato al quotidiano Al Jazeera che i membri della NATO sono sempre più preoccupati dall’eventualità di un potenziale scontro tra Grecia e Turchia. “Nessuno vuole andare in guerra. Nessuno vuole vedere due membri dell’Alleanza Atlantica scontrarsi”, ha riferito Kupchan, sottolineando però che “quando si hanno così tante navi da guerra, quando la tensione è così alta, le cose sono in una situazione pericolosa”. Nel commentare la corsa diplomatica per disinnescare le tensioni, il ricercatore ha aggiunto: “In un certo senso, stiamo assistendo ad una risposta diplomatica diretta e penso che i francesi stiano cercando di dire aspettate, proveremo a raffreddare la temperatura prima che le cose sfuggano di mano”.

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.