Messico: l’ex presidente Peña Nieto coinvolto nello scandalo Odebrecht

Pubblicato il 14 agosto 2020 alle 6:28 in America Latina Messico

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Emilio Lozoya, ex direttore della compagnia petrolifera pubblica messicana Pemex, accusato di corruzione nel caso Odebrecht, ha presentato una denuncia alla Procura generale in cui accusa esplicitamente l’ex ministro delle finanze messicano Luis Videgaray e l’ex presidente Enrique Peña Nieto di essere direttamente responsabili della ricezione e della gestione di parte delle tangenti dalla società di costruzioni brasiliana. Almeno 100 milioni di pesos (circa 3,8 milioni di euro) sarebbero andati alla campagna elettorale del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) di Peña Nieto nel 2012. Mentre altri 400 milioni (15 milioni di euro) Erano destinati a comprare voti dai membri del Congresso. È quanto ha annunciato martedì il procuratore generale Alejandro Gertz Manero.

Il caso Lozoya procede secondo quanto concordato dalla magistratura con l’ex alto funzionario, dopo che questi ha confermato la sua disponibilità a collaborare come testimone protetto in cambio di vantaggi o riduzioni delle posizioni penali sue e della sua famiglia. L’ex direttore della Pemex è accusato di reati di riciclaggio di denaro, associazione a delinquere e corruzione, derivati da tangenti milionarie sia da Odebrecht che dall’acciaieria messicana Altos Hornos. Anche sua madre, sua sorella e sua moglie sono indagate per corruzione.

Dopo le prime due udienze davanti al giudice. due settimane fa, la difesa ha continuato a negoziare con la Procura della Repubblica il proseguimento dell’accordo di collaborazione, secondo il quale l’ex direttore della compagnia petrolifera statale deve fornire dati e nominativi sufficienti per poter perseguire i suoi superiori, cioè il vertice del governo di Enrique Peña Nieto, al potere a Città del Messico dal 2012 al 2018.

La tesi di puntare all’ex Presidente come vertice della piramide tangentizia è confermata dalle accuse annunciate martedì 11 agosto dal procuratore generale, che ha precisato che Lozoya ha denunciato che “ci sono state una serie di tangenti che superano i 100 milioni di pesos che sono state fondamentalmente utilizzate per la campagna del 2012 per la presidenza della Repubblica. E che colui che in seguito divenne presidente [Peña Nieto] e il suo Segretario del Tesoro [Luis Videgaray] sono le persone che questo individuo [Lozoya] indica erano quelle che hanno ordinato che questo denaro fosse consegnato a vari consiglieri stranieri che hanno collaborato alla campagna”.

L’ipotetica azione penale della dirigenza del governo PRI per questi crimini ha, in ogni caso, un ostacolo importante. L’Ufficio del Procuratore speciale per i crimini elettorali (Fepade) ha stabilito lo scorso maggio la prescrizione dell’azione penale per il presunto finanziamento illegale della campagna presidenziale di Enrique Peña Nieto nel 2012. Tre anni fa, quando sono uscite le prime denunce dei dirigenti di Odebrecht con l’accusa a Lozoya, che a quel tempo era il coordinatore dell’area internazionale della campagna, per ricevere i soldi per la competizione elettorale, il Partito della Rivoluzione Democratica, formazione della sinistra messicana, presentò una prima denuncia al Fepade. Il procuratore Valdemar González, tuttavia, lo ha archiviato, ritenendo che il termine di prescrizione di cinque anni fosse stato rispettato.

Le denunce di Lozoya, in ogni caso, vanno oltre l’ambito della campagna elettorale. L’ex direttore di Pemex accusa nuovamente Peña Nieto e Videgaray di aver utilizzato più di 400 milioni di pesos per corrompere i legislatori e comprare voti durante l’amministrazione del PRI. “In quel caso si parla di 120 milioni di pesos a cui è stato ordinato dalle stesse persone di andare da un deputato e cinque senatori”, ha dichiarato Gertz Manero. La procura parla anche di un’altra tangente di 84 milioni di pesos che è stata donata “a diversi legislatori, un segretario alle finanze di un partito politico e anche più di 200 milioni di pesos per indirizzarli all’approvazione delle riforme strutturali del Patto per il Messico”.

Il cosiddetto Patto per il Messico era la grande bandiera del governo di Peña Nieto, con cui il presidente del PRI cercava di rilanciare l’economia messicana.

Lo scandalo Odebrecht, dal nome della multinazionale brasiliana dell’edilizia che ne è al centro, è uno dei filoni investigativi della Lava Jato, la mani pulite brasiliana. L’ex direttore dell’impresa omonima, Marcelo Odebrecht, e i suoi collaboratori, hanno confessato che l’azienda aveva un “dipartimento tangenti” che operava in numerosi paesi. Peña Nieto è il leader messicano più importante finora coinvolto nelle indagini sulla rete tangentizia della multinazionale.

Ad oggi Odebrecht è al centro di indagini in Brasile, Argentina, Cile, Perù, Ecuador, Colombia, Panama, Costa Rica, Honduras, Guatemala, Messico, Repubblica Dominicana, Antigua e Barbuda, Angola, Mozambico, Svizzera, Stati Uniti, Francia e Andorra. Le tangenti dell’impresa hanno ramificazioni anche in altri paesi dove non sono state aperte indagini, tra cui Cuba, Venezuela e diversi paesi africani.

Le inchieste su Odebrecht hanno finora portato nel 2016 all’impeachment dell’allora presidente del Brasile, Dilma Rousseff, all’arresto del suo predecessore Lula nel 2019, agli arresti degli ex presidenti peruviani Ollanta Humala, Pedro Pablo Kuczynski e Alejandro Toledo e al suicidio del loro predecessore Alan García. Tra gli indagati anche l’ex presidente colombiano e premio Nobel per la Pace, Juan Manuel Santos.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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