Libia: lo stallo dei progetti turchi, annunciati nuovi accordi

Pubblicato il 14 agosto 2020 alle 12:10 in Libia Turchia

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Il ministro del Commercio della Turchia, Ruhsar Pekcan, ha annunciato la firma di importanti accordi economici e commerciali con Tripoli, per risolvere la fase di stallo in cui si trovano le società turche che hanno avviato investimenti in Libia. 

Secondo quanto riferito dal Middle East Monitor, il 14 agosto, il ministro per la Pianificazione del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Taher Al-Juhaimi, ha tenuto una conferenza stampa con Pekan ad Ankara. “Abbiamo firmato accordi economici e commerciali molto importanti con la Libia”, ha confermato il ministro turco, in tale occasione. Il funzionario di Ankara ha aggiunto che i documenti sottoscritti dai due Paesi aprono la strada al completamento dei negoziati tra le società turche e le loro controparti libiche. Gli accordi mirano a completare i progetti turchi in fase di stallo e a superare gli ostacoli pratici che bloccano l’attuazione delle attività di costruzione avviate in Libia.

Pekcan ha sottolineato che alcuni di questi piani si sono recentemente interrotti e le società non sono state in grado di riscuotere le quote finanziarie dovute per i progetti. Il ministro turco ha quindi dichiarato che entrambe le parti hanno intrapreso un lavoro “completo e importante” per risolvere questo problema e saldare le quote non pagate, con l’obiettivo di avviare nuove iniziative e investimenti in futuro. “Crediamo che i documenti firmati oggi risolveranno i problemi tra le aziende turche e le loro controparti libiche”, ha affermato il funzionario turco. Pekcan ha continuato: “Non abbiamo dubbi che i CEO delle società libiche mostreranno tutti i tipi di supporto e seguiranno un approccio conciliante con le società turche al fine di condurre negoziati orientati ai risultati”. Il ministro ha sottolineato che il ritorno delle aziende turche a lavorare sui progetti in stallo soddisferà le esigenze della Libia e sosterrà la stabilità e lo sviluppo del Paese, migliorando il benessere del popolo libico.

Pekcan ha anche affermato che le società turche hanno avviato più di 10.000 progetti in 127 Paesi in tutto il mondo, per un valore di 407 miliardi di dollari. Il volume dei progetti turchi in Libia ammonta a 28,6 miliardi di dollari, secondo i dati riferiti da Ankara. Il ministro ha sottolineato che la Turchia e la Libia hanno condotto scambi amichevoli e fraterni per secoli, nel corso della storia dei due Paesi. La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’Esercito di Liberazione Nazionale (LNA) di Tobruk.

Al momento, le tensioni maggiori nel panorama libico si concentrano nei pressi di Sirte e al-Jufra, un’area controllata da Haftar. Una fonte ufficiale del governo di Tripoli ha riferito che le forze armate dello GNA entreranno presto in queste due città, a seguito degli accordi raggiunti a livello internazionale e sostenuti dagli Stati Uniti, con il fine di espellere i “mercenari stranieri” presenti in tali luoghi. Questa mossa potrebbe causare una reazione del vicino Egitto, che ha promesso di intervenire a sostegno del governo di Tobruk. La svolta a favore dello GNA, arriva dopo che gli USA hanno tenuto colloqui con rappresentanti dei governi libici rivali, per delineare le mosse da attuare per giungere ad una “smilitarizzazione” del Paese. Di conseguenza, Sirte e al-Jufra dovrebbero essere liberate da qualsiasi presenza militare e i giacimenti petroliferi verranno posti sotto il controllo della compagnia statale NOC, la quale riprenderà le attività di esportazione di greggio. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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