Libano: Parlamento conferma lo stato d’emergenza

Pubblicato il 14 agosto 2020 alle 8:52 in Libano Medio Oriente

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Il Parlamento libanese ha approvato la dichiarazione di emergenza, concedendo ampi poteri all’esercito, per fronteggiare le circostanze eccezionali che si sono create a seguito della massiccia esplosione avvenuta a Beirut, il 4 agosto. 

Il governo del Libano aveva inizialmente dichiarato lo stato di emergenza il 5 agosto, il giorno dopo l’esplosione di Beirut che ha provocato almeno 200 morti e circa 6.000 feriti. Il 13 agosto, il Parlamento ha quindi votato per confermare la dichiarazione di emergenza governativa, otto giorni dopo, come richiesto dalla legge. In tale contesto, alcuni critici sottolineano che lo stato di emergenza consente all’esercito di limitare la libertà di espressione, di riunione e di stampa, nonché gli permette di entrare nelle case e arrestare arbitrariamente chiunque sia ritenuto una minaccia per la sicurezza nazionale. In tale caso, i procedimenti giudiziari si svolgeranno presso i tribunali militari del Paese, che Human Rights Watch e altri gruppi per la tutela dei diritti umani hanno accusato di non essere conformi agli standard internazionali. Lo stato di emergenza durerà fino al 21 agosto, ma potrà essere rinnovato.

I critici temono che i poteri accresciuti delle forze militari possano essere utilizzate per sedare le proteste che sono scoppiate nel Paese a seguito dell’esplosione, una delle più grandi detonazioni non nucleari della storia. Questa è stata alimentata da circa 2.750 tonnellate di sostanze chimiche altamente esplosive lasciate in un deposito situato nel porto di Beirut per quasi 7 anni. Numerose autorità libanesi erano a conoscenza della presenza di questo esplosivo. A seguito della forte ondata di mobilitazione popolare, in cui gruppi di manifestanti hanno accusato il governo di essere responsabile dell’incidente, il primo ministro, Hassan Diab, il 10 agosto, si è dimesso, affermando che tale situazione rappresenta “un crimine prodotto dalla corruzione endemica”, la quale, a sua volta, “è più grande dello Stato”. Il capo di Stato, Michel Aoun, ha accolto le dimissioni di Diab, ma gli ha proposto di continuare a gestire gli affari dell’esecutivo, fino alla nomina di un nuovo premier, il quale verrà scelto tra i candidati che godono di maggiore sostegno all’interno del Parlamento.

Nel voto del 13 agosto, il parlamentare Osama Saad è stato l’unico dei 119 membri della Camera ad opporsi all’approvazione dello stato di emergenza, citando il problema della “militarizzazione dello Stato”. Il presidente del Parlamento, Nabih Berri, ha risposto che l’esercito “non ha preso provvedimenti che le persone temono, né soppresso i canali televisivi e, nonostante il caos dei media, non è intervenuto e ha lasciato spazio alle proteste”. Le sessioni parlamentari non vengono trasmesse in televisione e, pertanto, le dichiarazioni dei legislatori sono state riferite dai media locali. Nonostante le parole di Berri, l’esercito libanese, le forze di sicurezza interna e gli ufficiali in borghese armati sono stati accusati di utilizzare una forza eccessiva contro i manifestanti scesi in piazza, l’8 agosto. In tale giornata, circa 728 persone sono rimaste ferite, molte delle quali con gravi traumi, che hanno richiesto interventi chirurgici d’urgenza. Anche circa 12 giornalisti sono stati aggrediti e almeno 4 di questi sono stati malmenati da soldati. 

Oltre alle perdite di vite umane, il Libano ha subito ingenti danni materiali in tutta la città, per una cifra che ammonta a circa 15 miliardi di dollari. In tale contesto, 3 ospedali sono stati distrutti, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia, Raoul Nehme, attualmente le riserve di grano del Libano scarseggiano e potrebbero durare non più di un mese. Inoltre, secondo quanto riferito dal World Food Programme, il Paese rischia di rimanere senza pane per più di due settimane, visto che l’85% del grano importato in Libano passava proprio per il porto di Beirut. Intanto, le squadre di soccorso continuano a ricercare i corpi degli ultimi dispersi, al momento pari a 16, e il dossier relativo all’esplosione è stato trasmesso al Consiglio Giudiziario, considerato la massima autorità giudiziaria in Libano, le cui sentenze, una volta emesse, saranno definitive e imprescrittibili. Tale Consiglio viene solitamente interpellato per indagare sui crimini contro la sicurezza dello Stato, compresi quelli che minano l’unità nazionale o le capacità finanziarie dello Stato, così come per le violazioni di diritti e doveri civili.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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