Mozambico: militanti dell’Isis assediano città portuale nel Nord

Pubblicato il 13 agosto 2020 alle 13:05 in Africa Mozambico

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Un gruppo di militanti, affiliati all’Isis, ha catturato un porto della città di Mocimboa da Praia, nel Nord del Mozambico, vicino a un sito per lo sviluppo di progetti di gas naturale dal valore di circa 60 miliardi di dollari. Si tratta di uno dei frequenti attacchi contro la città per danneggiare le major petrolifere che operano nel territorio, come la francese Total. Il porto è spesso utilizzato per le consegne di merci che servono ai progetti di sviluppo della regione. Da giugno 2019, i combattenti, legati allo Stato Islamico, hanno intensificato i loro attacchi nellarea.

“Allalba, il porto di Mocimboa da Praia è stato catturato dai terroristi”, ha riferito una fonte militare all’agenzia di stampa Agence France Presse, specificando che la cittadina e il suo porto sono “caduti”. Le forze di difesa del Mozambico (FDS) hanno confermato che i “terroristi” hanno lanciato “attacchi sequenziali” contro diversi villaggi intorno al porto, nell’ultima settimana, per cercare di occupare la città. “Al momento, sono in corso azioni per neutralizzare i terroristi che utilizzano le popolazioni nelle aree colpite come scudi”, hanno precisato in un comunicato le FDS.

Gli attacchi nella regione settentrionale del Paese hanno ucciso almeno 1.300 persone finora, secondo l’Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED). Gli sfollati, inoltre, sono più di 250.000, affermano le organizzazioni umanitarie che operano sul territorio. Nel suo ultimo rapporto settimanale, pubblicato mercoledì 12 agosto, l’ACLED ha affermato che “i ribelli e le forze di sicurezza governative sono stati impegnati in battaglie più o meno costanti nell’ultima settimana.

Il 24 aprile, il governo del Mozambico ha ammesso per la prima volta la presenza di militanti dell’Isis nel proprio Paese. La Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico (ISCAP), affiliata all’Isis, ha rivendicato alcuni dei maggiori attacchi nella regione fin dallo scorso giugno, pubblicando immagini di soldati uccisi e mostrando le armi sequestrate. A marzo, i combattenti si sono smascherati, dichiarando apertamente che stanno intraprendendo una campagna nella regione per stabilire un “califfato islamista”. Di conseguenza, hanno intensificato i loro attacchi, sequestrato edifici governativi, bloccato le strade delle città e issato la bandiera bianca e nera dello Stato Islamico in tutta la provincia di Cabo Delgado, ricca di gas. Exxon Mobil e Total sono tra le maggiori compagnie petrolifere che sviluppano piani per la costruzione di gasdotti al largo del Mozambico settentrionale. Si stima che tali progetti valgano oltre 60 miliardi di dollari e le aziende sono preoccupate che la violenza possa incidere sulle operazioni.

Gli attacchi nella regione sono iniziati nell’ottobre 2017 nella cittadina di Mocimboa da Praia e, da allora, si sono diffusi in altri sette distretti, ovvero un terzo del territorio della provincia. Più di 900 persone sono state uccise, secondo l’ACLED, il Progetto sui dati relativi all’ubicazione e agli eventi dei conflitti armati, e oltre 200.000 abitanti sono stati costretti a fuggire.

L’organizzazione dello Stato Islamico ha operato negli anni passati attraverso un gruppo locale che ha effettuato almeno 75 attentati separati in otto distretti della provincia di Cabo Delgado. La gente del posto aveva soprannominato il gruppo con il nome di “al-Shabaab”, che in arabo significa “gioventù”. I militanti, tuttavia, sembravano non avere alcun legame con l’organizzazione terroristica somala nota con lo stesso nome. I media e gli esperti locali hanno dunque iniziato a riferirsi al gruppo con l’espressione Ahl-e-Sunnat wal Jamaat, che significa “seguaci della tradizione e dell’unità sunnita”. I leader dell’organizzazione intrattenevano legami anche con altri gruppi terroristici dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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