Maas in Libano: le riforme economiche sono una priorità

Pubblicato il 13 agosto 2020 alle 12:33 in Germania Libano

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Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha effettuato una breve visita a Beirut, mercoledì 12 agosto, per incontrare il presidente libanese, Michel Aoun, e discutere dei passi da intraprendere dopo la potente esplosione del 4 agosto e le dimissioni dell’intero governo. Aoun è stato l’unico ad avere colloqui con il funzionario di Berlino, secondo fonti locali. Al suo arrivo a Beirut, Maas ha sottolineato che la priorità per il Libano è, in questo momento, quella di portare avanti le riforme suggerite dalla comunità internazionale. Il ministro ha specificato che gli aiuti promessi dai donatori non saranno forniti al governo libanese, ma saranno consegnati direttamente alle persone colpite attraverso le agenzie delle Nazioni Unite.

Diversi funzionari stranieri hanno visitato il Libano per esprimere solidarietà al Paese dopo la tragica esplosione al porto di Beirut. Tra questi, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo a recarsi nella capitale libanese, il 6 agosto, il vicepresidente turco, Fuat Oktay, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e il suo omologo giordano, Ayman Safadi, entrambi arrivati in Libano l’11 agosto.

Il ministro degli Esteri tedesco, durante la sua visita, ha evidenziato il bisogno di instaurare un governo in grado di combattere la corruzione e attuare le riforme previste. “È impossibile che le cose vadano come prima”, ha dichiarato Maas. “La comunità internazionale è pronta a investire ma ha bisogno di sicurezze per fare investimenti. È importante avere un governo che combatta la corruzione”, ha aggiunto, specificando che “molti in Europa hanno a cuore i Libano e vogliono sapere che ci saranno riforme economiche concrete e un buon governo”.

Le dimissioni del primo ministro libanese Hassan Diab e di tutto il suo governo, consegnate al presidente Aoun il 10 agosto, hanno acuito l’incertezza nel Paese. Formare un nuovo esecutivo potrebbe non essere facile con diverse fazioni politiche rivali che si contendono il potere e il crescente malcontento della popolazione nei confronti di una classe dirigente che molti libanesi definiscono “responsabile di tutti i mali”.

I ministri degli Esteri di Russia e Arabia Saudita hanno sottolineato, mercoledì 12 agosto, l’importanza di creare “condizioni esterne favorevoli” per la formazione di un nuovo governo libanese. La Francia è tra i principali sostenitori di un esecutivo che sia lontano da qualsiasi forma di ingerenza esterna, iraniana in primis, così da non coinvolgere il Paese in conflitti regionali. Ciò è emerso in colloqui telefonici tra il presidente francese Macron e gli omologhi iraniano, Hassan Rouhani, e russo, Vladimir Putin, sempre il 12 agosto. Secondo alcuni, il bilaterale telefonico Macron-Putin mirava proprio ad ottenere l’aiuto di Mosca, affinché questa convinca Teheran ad allontanarsi dal palcoscenico libanese e dagli affari interni del Paese. Tuttavia, al di là della mobilitazione dietro e davanti le quinte, gli analisti credono che il successo degli sforzi profusi per formare un governo in Libano resti ostaggio della risposta di Hezbollah. Salvare o lasciar naufragare il Paese sembra essere nelle sue mani.

Al termine della sua visita, Maas ha consegnato un assegno di oltre 1 milione di euro alla Croce Rossa libanese, parte dei 20 milioni devoluti dalla Germania in aiuti umanitari. La banca centrale libanese ha incaricato le banche locali di estendere prestiti in dollari senza interessi ai privati e alle aziende per permettere di effettuare riparazioni essenziali e ha garantito che, a sua volta, fornirà i finanziamenti a queste istituzioni finanziarie.

Si ritiene che l’esplosione di Beirut sia stata provocata da 2750 tonnellate di nitrato di ammonio depositate, da circa sei anni, in container del porto della capitale. Oltre ai 172 morti e ai più di 3.000 feriti finora riportati, vi sono stati ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Tra questi, la distruzione di almeno 3 ospedali, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia, Raoul Nehme, attualmente le riserve di grano del Libano ammontano a “un po’ meno di un mese”.

Mentre le squadre di soccorso continuano a ricercare i corpi degli ultimi dispersi, il dossier relativo all’esplosione è stato trasmesso al Consiglio Giudiziario, considerato la massima autorità giudiziaria in Libano, le cui sentenze, una volta emesse, saranno definitive e imprescrittibili. Tale Consiglio viene solitamente interpellato per indagare sui crimini contro la sicurezza dello Stato, compresi quelli che minano l’unità nazionale o le capacità finanziarie dello Stato, così come per le violazioni di diritti e doveri civili. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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