Libia: gli USA ricercano una soluzione con Ankara, Tripoli entrerà presto a Sirte

Pubblicato il 13 agosto 2020 alle 9:01 in Libia Turchia USA e Canada

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L’ambasciatore statunitense in Libia, Richard Norland, si è incontrato, il 12 agosto, con funzionari turchi di alto livello, per ribadire la necessità di una soluzione politica alla crisi libica, nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale del Paese Nord-Africano.

In particolare, nel corso dell’incontro, tenutosi ad Ankara, Norland ha nuovamente avanzato la proposta di una “smilitarizzazione” della città costiera di Sirte e della base di al-Jufra, oltre che di un disarmo delle aree libiche centrali, evidenziando come sia necessario promuovere urgentemente la fine del conflitto e un ritorno al dialogo politico, sotto l’egida della Nazioni Unite. Stando a quanto riferito dall’ambasciata statunitense, la visita ad Ankara ha fatto seguito ad una conversazione telefonica tra il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, in cui i due presidenti hanno discusso delle mosse da attuare per giungere ad una “smilitarizzazione” nelle aree centrali della Libia.

Parallelamente, il meeting del 12 agosto ha preso in esame le modalità volte a favorire un ritiro completo delle forze straniere e dei mercenari dai fronti di combattimento libici, per ciascuna delle parti belligeranti, in modo da consentire alla compagnia petrolifera statale, la National Oil Corporation (NOC), di riprendere le proprie attività essenziali e promuovere riforme e trasparenza economica.

Solo due giorni prima, il 10 agosto, Norland si era recato al Cairo, dove aveva incontrato il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh. Stando a quanto riferito da fonti interne al Parlamento di Tobruk, Saleh e Norland si sono detti concordi nel salvaguardare la tregua attuale presso i fronti di combattimento di Sirte e al-Jufra, e di rendere tali luoghi “smilitarizzati” fino alla ripresa del dialogo “politico” e al ritorno al tavolo dei negoziati. Come riportato dall’agenzia di stampa di Bengasi, l’ambasciatore statunitense ha poi ribadito la posizione di Washington, la quale crede che non vi possa essere una soluzione militare alla crisi libica e che, pertanto, è necessario porre fine ai combattimenti.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, una fonte ufficiale del governo di Tripoli ha riferito che le forze tripoline entreranno presto a Sirte e al-Jufra, sulla base di accordi raggiunti a livello internazionale, con il fine di espellere i “mercenari stranieri” presenti in tali luoghi. A detta di tale fonte, gli USA avrebbero avuto colloqui anche con rappresentanti del governo di Tripoli, oltre che con Aguila Saleh, per delineare le mosse da attuare per giungere ad una “smilitarizzazione” in collaborazione con l’apparato di sicurezza. Sirte e al-Jufra, è stato evidenziato, saranno preso liberate da qualsiasi presenza militare legata all’Esercito Nazionale Libico (LNA) e anche i giacimenti petroliferi verranno posti sotto il controllo della compagnia statale NOC, la quale riprenderà altresì le attività di esportazione.

La fonte ha poi rivelato che sono in corso, da tempo, negoziati tra la Turchia e la Russia, in cui Mosca è stata esortata ad espellere i mercenari della compagnia Wagner, i quali combattono a fianco dell’LNA, e a ritirare qualsiasi tipo di equipaggiamento fornito, giunto di recente anche grazie al sostegno di Emirati Arabi Uniti (UAE), Egitto ed Arabia Saudita. “Non è mai possibile accettare milizie armate o mercenari affiliati ad Haftar a Sirte e al-Jufra che minaccino l’intera regione occidentale” è stato affermato dalla fonte, la quale ha altresì sottolineato che le forze tripoline desiderano difendere gli interessi del popolo libico contro Paesi come l’Egitto, gli Emirati e l’Arabia Saudita, che cercano di insediare un “governante militare dittatoriale”, che guiderebbe la Libia in base ai propri interessi.

A sua volta, il comandante della sala operativa di Sirte e al-Jufra, affiliato alle forze tripoline, Ibrahim Baytelmal, ha confermato che il proprio esercito è pronto a respingere ogni attacco da parte dell’LNA contro le città occidentali. “Rispettiamo il cessate il fuoco e gli impegni internazionali, ma non resteremo inerti” ha dichiarato il comandante, aggiungendo che la recente mobilitazione dell’LNA è in opposizione con le negoziazioni in corso volte a smilitarizzare Sirte e al-Jufra.

È da settimane che Washington ha avanzato la proposta di una “smilitarizzazione” della città costiera di Sirte e della base di al-Jufra, considerati i fronti dove era attesa una “battaglia imminente” tra le forze del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Tali aree hanno assistito ad una fase di relativa tregua, sebbene entrambe le parti belligeranti abbiano continuato a mobilitarsi.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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