Libano: aumenta la mobilitazione per formare un nuovo governo, Hariri il favorito

Pubblicato il 13 agosto 2020 alle 11:55 in Libano Medio Oriente

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Oltre a fare la conta dei danni e a individuare i responsabili dell’esplosione che, il 4 agosto, ha distrutto il porto di Beirut e causato circa 171 vittime, il Libano è attualmente alla ricerca di un nuovo governo in grado di placare le perduranti tensioni sociali. Tra le personalità proposte vi è anche l’ex premier, Saad Hariri, predecessore di Hassan Diab.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, al momento Hariri, leader del “Future Movement”, sembra essere il favorito, dopo che il partito sciita Hezbollah ed il suo alleato Amal si sono detti contrari alla nomina dell’ex ambasciatore e capo della Corte internazionale di giustizia, Nawaf Salam, in quanto considerato filo-statunitense. Le dimissioni di Saad Hariri risalgono al 29 ottobre 2019 e sono da inserirsi nel quadro di instabilità politica e mobilitazione popolare che caratterizza il Libano sin dal 17 ottobre dello stesso anno. Tuttavia, secondo alcune fonti politiche, l’eventuale nomina di Hariri alla presidenza del governo di Beirut dovrà ricevere l’approvazione degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita, mentre, dal canto suo, lo stesso ex-premier sembra non essere disposto a ricevere un mandato senza prima assicurarsi la presenza di una “cintura araba e internazionale” che lo protegga.

Saad Hariri, racconta il quotidiano, aveva assunto la presidenza dell’esecutivo nel 2016, sulla base di un accordo raggiunto il Movimento patriottico libero e il Movimento Amal, oltre che con il beneplacito di Hezbollah. Proprio tale “accordo” ha fin da subito suscitato preoccupazioni per Washington e Riad, entrambe contrarie ad un’ascesa di Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica, nonché alleato di Teheran. La conseguenza è stata un graduale indebolimento del sostegno statunitense e saudita, in un momento in cui il Libano si dirigeva verso quella che sarebbe presto diventata una delle peggiori crisi economiche e finanziarie. Per tale motivo, Hariri ora proverà a trarre un insegnamento dall’esperienza precedente e prima di assumersi qualsiasi responsabilità tenterà di acquistare sostegno a livello sia arabo sia internazionale.

Secondo alcuni analisti, l’esplosione del 4 agosto ha provocato un cambiamento e formare un governo in Libano nel minor tempo possibile rappresenta un desiderio condiviso anche da attori esterni, con il fine di evitare un totale collasso del Paese. Hariri rappresenta, al momento, l’opzione più realistica, in quanto è considerato una personalità “non conflittuale” e ben vista dalla comunità internazionale.

La Francia è tra i principali sostenitori di un nuovo governo libanese che sia lontano da qualsiasi forma di ingerenza esterna, iraniana in primis, così da non coinvolgere il Paese in conflitti regionali. Ciò è emerso in colloqui telefonici tra il presidente francese, Emmanuel Macron, e gli omologhi iraniano, Hassan Rouhani, e russo, Vladimir Putin, svoltisi il 12 agosto. Secondo alcuni, il bilaterale telefonico Macron-Putin mirava proprio ad ottenere l’aiuto di Mosca, affinchè questa convinca Teheran ad allontanarsi dal palcoscenico libanese e dagli affari interni del Paese. Tuttavia, al di là della mobilitazione dietro e davanti le quinte, gli analisti credono che il successo degli sforzi profusi per formare un governo in Libano resti ostaggio della risposta di Hezbollah. Salvare o lasciar naufragare il Paese sembra essere nelle sue mani.

Al momento, il destino del libano resta incerto. Le dimissioni dell’ex primo ministro, Hassan Diab, risalgono al 10 agosto, e hanno fatto seguito ad una forte ondata di mobilitazione popolare, in cui gruppi di manifestanti hanno accusato il governo di essere responsabile dell’incidente presso il porto di Beirut. Il governo di Diab aveva ottenuto la fiducia del Parlamento l’11 febbraio scorso, dopo essere stato incaricato di risanare una situazione economica, sociale e politica sempre più fragile, che aveva spinto la popolazione libanese a scendere in piazza dal 17 ottobre, provocando le dimissioni di Hariri.

Negli ultimi mesi, l’esecutivo di Beirut non è riuscito, però, ad adempiere alla propria missione, ulteriormente compromessa dalla pandemia di coronavirus. L’esplosione del 4 agosto è stata considerata dai cittadini “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” in un quadro di perdurante crisi caratterizzato da collasso economico, corruzione, sprechi e cattiva gestione. Pertanto, secondo alcuni, le dimissioni del governo non basteranno a placare la rabbia della popolazione libanese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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