Gaza: si teme un’escalation militare

Pubblicato il 13 agosto 2020 alle 10:58 in Israele Palestina

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In risposta al perdurare degli attacchi del Movimento Islamico di Resistenza, Hamas, le forze israeliane hanno riferito di aver condotto nuovi raid, all’alba di giovedì 13 agosto, contro le postazioni dei propri avversari nella Striscia di Gaza.

In particolare, le Forze di Difesa di Israele hanno affermato che i territori israeliani continuano ad essere colpiti da palloni incendiari ed esplosivi, i quali hanno provocato vasti incendi soprattutto nelle aree meridionali. Per tale ragione, le forze israeliane hanno risposto attaccando compound militari, infrastrutture sotterranee e punti di osservazione, per mezzo di caccia, elicotteri da combattimento e carri armati. Secondo una fonte di sicurezza palestinese, i raid del 13 agosto non hanno causato vittime, ma danni materiali alle postazioni di Hamas e ad alcune abitazioni civili, in particolare nelle città di Khan Yunis, Rafah e Deir al-Balah. Un episodio simile si era già verificato il giorno precedente, il 12 agosto. Per tale ragione, il perdurare delle tensioni fa temere un’escalation.

Oltre ad agire militarmente, Israele ha altresì attuato mosse a danno della popolazione di Gaza. Tra queste, la chiusura del transito commerciale di Kerem Shalom, a partire dall’11 agosto, dove, fino a nuovo ordine, non sarà possibile trasportare merce “ad eccezione di aiuti umanitari essenziali e carburante”. Inoltre, il 13 agosto, è stata annunciata l’interruzione dei rifornimenti di carburante, come reazione ai palloni esplosivi che hanno causato incendi soprattutto nelle aree boschive, mentre, il 12 agosto, sono state poste limitazioni per le aree di pesca consentite, passando dalle attuali 15 miglia nautiche fino a sole 8 miglia. Il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum ha definito la misura relativa alle forniture di carburante un “grave atto di aggressione” che “mira ad aggravare la crisi del nostro popolo nella Striscia”. Ciò perché l’enclave costiera del Mediterraneo fa affidamento su Israele per la maggior parte del proprio fabbisogno di carburante e gas.

Hamas è considerato da Israele il responsabile principale per le tensioni in corso. “Il lancio dei palloni incendiari e la violazione della tregua influenzeranno in primo luogo i residenti della Striscia, lo sviluppo dell’economia ed i tentativi di migliorare le condizioni di vita dei residenti” ha riferito in una nota il COGAT, l’ente militare del ministero della Difesa israeliano che sovrintende i territori palestinesi. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, l’11 agosto, ha lanciato avvertimenti simili, affermando che “l’altra parte pagherà un prezzo molto alto”, in quanto Israele è pronto a rispondere così come avvenuto in passato.

Secondo alcuni, l’obiettivo dei gruppi di resistenza palestinese è esortare Israele a ridurre “l’assedio” imposto su Gaza, a migliorare le condizioni di vita di circa due milioni di palestinesi e a convincere la controparte ad attuare quanto stabilito con gli accordi raggiunti attraverso la mediazione egiziana. Inoltre, non è da escludere l’ipotesi secondo cui Gaza miri altresì a convincere la “potenza occupante” ad autorizzare il trasferimento di aiuti finanziari dal Qatar verso la Striscia.

I palloni incendiari hanno fatto la loro prima apparizione tra la popolazione palestinese nel maggio 2018, come strumento di protesta in risposta agli attacchi dell’esercito israeliano. Da allora, tali dispositivi, carichi di materiale infiammabile, vengono lanciati di tanto in tanto contro gli insediamenti israeliani. Israele, dal canto suo, risponde bombardando siti appartenenti alle fazioni palestinesi, in particolare Hamas.

Quest’ultimo ha assunto il controllo di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. Israele, da parte sua, controlla i confini di Gaza, accanto all’Egitto, ma spesso chiude le frontiere in risposta alle violenze che si verificano al confine. Uno degli scontri maggiori tra le due parti si è verificato nel 2014 e si è concluso nel mese di agosto di quell’anno con un accordo di cessate il fuoco mediato dal Cairo. Tuttavia, da allora, le tensioni non si sono mai del tutto placate.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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