Egitto, Sinai del Nord: giustiziati 4 cittadini

Pubblicato il 13 agosto 2020 alle 13:37 in Africa Egitto

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L’organizzazione terroristica Wilayat Sinai, affiliata allo Stato Islamico, ha riferito, giovedì 13 agosto, di aver giustiziato 4 cittadini egiziani nel governatorato orientale del Sinai del Nord.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, l’esecuzione ha avuto luogo nella città di Bir al-Abd, dove Wilayat Sinai è riuscita ad assumere il controllo di diversi villaggi dell’area occidentale. A detta del gruppo terroristico, i 4 cittadini giustiziati avevano legami con l’esercito egiziano, con cui cooperavano e, per tale ragione, erano stati rapiti il 21 luglio, nel corso dell’attacco contro l’accampamento di Raba’a. Secondo quanto precisato da fonti locali, le vittime risiedevano in villaggi tuttora posti sotto il controllo dell’ISIS, nei pressi di Bir al-Abd.

L’episodio si è verificato dopo che il giorno precedente, il 12 agosto, aerei da guerra egiziani hanno lanciato intensi attacchi aerei contro il governatorato del Sinai del Nord. Fonti locali hanno confermato che i raid delle forze egiziane hanno interessato, in particolare, la città di Rafah e le località che la collegano a Sheikh Zweid, prendendo di mira le aree dove si presume siano stanziate milizie di Wilayat Sinai. Al momento, tale organizzazione risulta essere presente in almeno cinque villaggi ad Ovest di Bir al-Abd, tra cui Rab’aa, Qatiya, Aqtiya, al-Marih e al-Jananin, sotto il suo controllo da più di tre settimane.

Non è la prima volta che l’esercito egiziano si ritrova a contrastare i militanti dello Stato Islamico nella penisola del Sinai. Le tensioni si sono intensificate quando gli insorti hanno occupato quattro villaggi nei pressi di Bir al-Abd, una città già testimone, il 24 novembre 2017, di uno degli attacchi terroristici più letali nella storia dell’Egitto, che ha causato la morte di 311 fedeli presso una moschea sufi.

In particolare, il 22 luglio, Il Cairo ha dichiarato di aver sventato un attacco terroristico nella regione del Sinai del Nord, uccidendo 18 militanti. Da allora, sono state piantate mine ed esplosivi in punti strategici dei villaggi di Bir al-Abd, impedendo alle forze egiziane di dare la caccia agli insorti. Per tale ragione, l’esercito del Cairo ha fatto ricorso ai bombardamenti aerei, ma il rischio è di provocare un alto numero di vittime civili.

In tale quadro, il 27 luglio, più di 25 raid aerei sono stati perpetrati contro le postazioni dei terroristi vicino ai villaggi di Bir Al-Abd. Secondo fonti locali, gli attacchi avrebbero distrutto una clinica medica e un certo numero di case, senza provocare alcuna vittima. Uno degli ultimi episodi risale al 2 agosto, quando aerei da guerra egiziani hanno lanciato una serie di raid aerei contro la regione.

L’intera regione del Sinai, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, vive da mesi in uno stato d’allerta, mentre è dal 2013 che la regione viene considerata il fulcro della violenza islamista in Egitto. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio 2019 è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione, ulteriormente esteso per altri tre mesi il 28 aprile scorso. L’Egitto, in realtà, è in uno stato di emergenza continuo dal 10 aprile 2017, quando una serie di bombardamenti contro alcune chiese situate nei governatorati del Cairo e di Alessandria hanno provocato la morte di circa 47 persone. Sebbene la costituzione egiziana preveda che lo stato di emergenza venga promulgato per soli sei mesi consecutivi, negli ultimi anni il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, si è spesso affrettato a rinnovarlo ancor prima della scadenza stabilita.

Il Global Terrorism Index colloca l’Egitto all’undicesima posizione tra i Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica. Da quando, il 3 luglio 2013, un golpe ha rovesciato l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, centinaia di soldati e poliziotti sono morti in attacchi da parte di gruppi estremisti. Tra le organizzazioni maggiormente attive vi è Wilayat Sinai, la quale trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane.

Al di là della minaccia terroristica, il 30 luglio, al-Araby al-Jadeed ha riferito che il presidente al-Sisi ha di recente approvato una legge, avallata successivamente anche dalla Camera dei Rappresentanti, con cui ha “praticamente trasformato il Sinai in una zona militare”. Nello specifico, alle forze egiziane è stata concessa la possibilità di controllare le attività economiche della regione, e sono stati loro conferiti diritti e poteri di tipo legislativo, i quali non potranno essere revocati in futuro, anche nel caso in cui la situazione politica al Cairo cambi. Inoltre, sarà il Ministero della Difesa a gestire le attività di sviluppo precedentemente controllate da un’entità apposita, l’Autorità nazionale per lo sviluppo della penisola del Sinai. Come specificato dal quotidiano, sarà l’apparato militare ad avere il “monopolio” delle future aree di investimento in Sinai.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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