Il crollo della domanda di gas minaccia l’economia di Algeri

Pubblicato il 13 agosto 2020 alle 17:07 in Africa Algeria

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La diminuzione senza precedenti della domanda di gas a livello mondiale rischia di provocare gravi danni per l’economia dell’Algeria, dove le vendite di gas e petrolio costituiscono il 95% entrate del Paese.

Lo Stato Nordafricano, che è anche membro del gruppo OPEC, si trova sotto pressione per la combinazione di emergenza economica e sanitaria, dovuta alla pandemia di coronavirus, e per la crisi dei mercati petroliferi globali. Come riportato dal quotidiano al-Arab, l’economia algerina sembra essere in rapido declino, vista la forte dipendenza del Paese dalle esportazioni di gas e petrolio, i cui mercati sono stati duramente colpiti dall’emergenza coronavirus. Le cifre degli ultimi mesi hanno causato un diffuso pessimismo tra i circoli economici algerini, i quali hanno lanciato accuse contro il governo, criticando il modo in cui questo ha gestito la crisi energetica, conseguenza della pandemia di Covid-19.

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Energia algerino, Abdelmadjid Attar, le previsioni parlano di una diminuzione delle esportazioni di gas dai 45 miliardi di metri cubi stimati per il 2020 a 25-30 miliardi di metri cubi tra il 2025 e il 2030. Il calo, ha specificato il ministro, è dovuto principalmente alla produzione stagnante, ai maggiori consumi interni e agli investimenti insufficienti.

Il settore degli idrocarburi algerino rappresenta circa il 30% del PIL del Paese e il 93% delle esportazioni. Stando alle cifre diffuse nel mese di maggio scorso, le riserve di petrolio ammontano a 10 miliardi di barili di petrolio, equivalenti a circa 27 anni di produzione, mentre le riserve di gas sono pari a 2368 miliardi di metri cubi. Parallelamente, l’Algeria è il terzo fornitore di gas naturale dell’Unione Europea, oltre che il secondo dell’Italia, ed è il primo produttore di gas naturale nel continente africano. Le esportazioni di gas dell’Algeria avevano raggiunto un picco nel 2005 con 64 miliardi di metri cubi, calando poi gradualmente negli anni successivi con 51,4 miliardi di metri cubi esportati nel 2018.

A complicare ulteriormente il quadro vi è stata la pandemia, che ha causato la svalutazione del dinaro algerino ed una crescente svalutazione. Le aziende, dal canto loro, sono state costrette ad interrompere le proprie attività, provocando, di conseguenza, un calo delle entrate petrolifere. Di fronte a tale scenario, gli economisti hanno affermato che, se non verrà intrapresa alcuna azione per affrontare la situazione su larga scala, il ricorso a prestiti esterni diventerà inevitabile.

Secondo le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’economia algerina si contrarrà del 5,2% nel 2020, con il deficit di bilancio più elevato della regione Nord-africana. In generale, anche i numeri pubblicati dal National Bureau of Statistics sono stati definiti “preoccupanti”. Nel primo trimestre del 2020, il PIL algerino ha subito una diminuzione del 3,9%, mentre il tasso di disoccupazione del mese di luglio ha quasi raggiunto il 15%. Escludendo il settore energetico, il prodotto interno lordo è diminuito dell’1,5% nei primi tre mesi dell’anno, rispetto a un aumento del 3,6% per lo stesso periodo nel 2019. Stando a quanto riferito del ministro delle Finanze, Ayman bin Abdulrahman, le misure di lockdown anti-Covid hanno causato perdite per le aziende statali pari a circa un miliardo di euro. Quelle del settore privato devono ancora essere valutate, ma molti negozi, inclusi ristoranti, bar e agenzie di viaggio, hanno chiuso e rischiano la bancarotta.

Il premier algerino, Abdelaziz Djerad, ha ammesso che l’Algeria sta vivendo una situazione economica difficile senza precedenti, derivante da una “crisi strutturale dei governi precedenti”, oltre che dal crollo dei prezzi del petrolio e dalla pandemia. Il capo di Stato, Abdelmadjid Tebboune, ha escluso l’ipotesi di ricorso a fondi del FMI o di altri attori esterni, “in nome della sovranità nazionale”. Il Paese, in realtà, ricorda con rabbia quanto accaduto nel 1994, quando i prestiti offerti dal FMI hanno comportato riforme strutturali, a loro volta causa di massicci tagli di posti di lavoro, chiusura di società pubbliche e privatizzazione di una parte di esse.

Le autorità algerine hanno proposto un piano economico che potrebbe portare il Paese a risparmiare circa 20 miliardi di dollari quest’anno, attraverso i tagli alla spesa pubblica e la riduzione dei costi di importazione. Il governo di Algeri ha deciso di rinviare gran parte dei progetti di investimento previsti per il 2020 in diversi settori, tra cui quello dell’energia, e ha elaborato un nuovo piano economico che dovrebbe riuscire ad alleviare l’impatto delle perdite finanziarie una volta che il Paese avrà cominciato a tenere sotto controllo la minaccia del Covid-19. Nello specifico, con la legge finanziaria supplementare per l’anno 2020, è stato deciso di ridurre le entrate di bilancio a circa 38 miliardi di euro, rispetto ai 44 miliardi di euro previsti nel budget originale. L’economista Abdelrahman Mabtoul ha riferito che le riserve di valuta estera potrebbero scendere a 37,21 miliardi di euro, contro le stime iniziali di 43,44 miliardi di euro.

Lo stesso economista ha ammesso che gli idrocarburi rimarranno la principale fonte di entrate per i prossimi cinque o dieci anni, indicando che il piano di uscita dalla crisi economica deve essere basato su una governance nuova e decentralizzata. A detta di Mabtoul, ciò di cui l’Algeria necessita è una “una simbiosi tra Stato e cittadini” che includa funzionari, aziende, banche, università e società civile per combattere la “burocrazia” che sta paralizzando il Paese. Altri esperti del governo hanno evidenziato la necessità di contrastare “il polpo della corruzione”, origine di impasse a livello amministrativo e di perdite soprattutto per settori vitali, tra cui quello petrolifero.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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