Cina: esercito pronto di fronte a Taiwan dopo visita USA

Pubblicato il 13 agosto 2020 alle 11:36 in Cina Taiwan

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Il commando orientale dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) di Pechino ha annunciato, il 13 agosto, un’esercitazione militare nelle acque dello stretto di Taiwan per preservare la sovranità nazionale della Cina e affrontare i problemi di sicurezza insorti in loco. Secondo quanto comunicato dal commando stesso, di recente, “una certa potenza” ha lanciato messaggi sbagliati alle forze pro-indipendenza dell’isola, minacciando così la pace e la stabilità dello stretto.  Parallelamente, la presidente di Taiwan, o Repubblica di Cina (ROC), Tsai Ing-wen, ha proposto di aumentare il budget destinato alla difesa del 10,2 %, ovvero di 1,4 miliardi di dollari, per il l 2021, motivando la proposta con la crescente minaccia proveniente dalla Cina continentale, o Repubblica Popolare Cinese (RPC).

Il 13 agosto, il Ministero della Difesa taiwanese ha dichiarato che l’incremento nel budget per la difesa faciliterà l’attuazione di vari compiti quali la preparazione al conflitto e la costruzione militare, garantendo la sicurezza nazionale e la pace e la stabilità regionali. La proposta dovrà essere approvata dal parlamento di Taipei, nel quale la presidente Tsai, avversa a Pechino, e il suo Partito democratico progressista (DPP) detengono una larga maggioranza. Nella stessa giornata, poi, l’ambasciatrice de facto di Taipei negli USA, Hsiao Bi-khim, ha rivelato che la ROC sta negoziando con gli USA l’acquisto di mine navali, per contrattaccare eventuali sbarchi anfibi, e di missili da crociera, per la difesa delle coste.  

A tre ore di distanza dall’annuncio del Ministero taiwanese, il commando orientale dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) di Pechino ha comunicato le nuove esercitazioni militari, che si terranno nello stretto di Taiwan e alle sue estremità Nord e Sud. Il portavoce del commando orientale, il colonnello dell’aviazione Zhang Chunhui, ha comunicato che sono state organizzare simulazioni di coflitto per incrementare le capacità di combattimento congiunto tra più forze dell’esercito e, tra le attività previste, ci saranno anche esercizi di pattugliamento.

In risposta alle ultime dichiarazioni taiwanesi, è intervenuto anche il portavoce del Ministero degli Affari Esteri di Pechino, Zhao Lijian, il quale ha commentato l’annuncio di aumento della spesa per la difesa di Taiwan dicendo che per quanto l’isola si possa sforzare, resta comunque un attore “piccolo”. A sua detta, figurarsi Taiwan che cerca di affrontare la Cina continentale equivale a pensare ad una “formica che cerca di scrollare un albero”.

L’allerta cinese è montata a seguito della visita ufficiale a Taiwan del segretario alla Salute e ai Servizi umani degli Stati Uniti, Alex Azar, dal 9 al 12 agosto, che è stato il viaggio di più alto livello di un funzionario americano a Taipei dal 1979. Tale scelta, è stata fortemente criticata da Pechino.  Il 10 agosto, mentre Azar si stava incontrando con la presidente Tsai, il Ministero della Difesa taiwanese ha dichiarato che aerei da combattimento cinesi avevano brevemente attraversato la Linea Mediana, il confine marittimo de facto tra Taipei e Pechino nello stretto di Taiwan, prima di essere allontanati da aerei militari taiwanesi, compiendo una rara infrazione del limite posto su tali acque.

Come ribadito dal commando orientale il 13 agosto, “Taiwan è una parte sacra e indivisibile del territorio cinese” e, per questo, le forze dell’EPL resteranno sempre in allerta e saranno sempre pronte a rispondere a minacce di divisione, proteggendo l’integrità territoriale e la sovranità nazionale. Per Pechino Taiwan e la Cina continentale formano un solo Paese di cui l’isola sarebbe una provincia, secondo il principio di “una sola Cina” che riconosce il solo governo della RPC.

Tuttavia, a Taipei è presente l’esecutivo autonomo di Tsai, la quale ha sempre categoricamente respinto il principio di “una sola Cina” e ha trionfato con una grande maggioranza alle ultime elezioni sull’isola, lo scorso 11 gennaio, a testimonianza della suo sostegno popolare. Il governo del presidente cinese, Xi Jinping, però, ha affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico della RPC, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Gli Stati Uniti dal primo gennaio 1979 avevano riconosciuto ufficialmente il governo della RPC di Pechino, chiudendo la propria sede diplomatica da Taipei, dove, dal 2018, è presente, l’American Institute in Taiwan (AIT), che funge da sua ambasciata de facto nell’isola. Washington ha legami informali con Taiwan dal punto di vista culturale e commerciale ed è anche il suo maggior fornitore di armi. Nel 2019, il dipartimento di Stato americano ha approvato vendite di armi a Taiwan per un valore di 10 miliardi di dollari

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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