Washington e Seoul ridimensionano le esercitazioni militari

Pubblicato il 12 agosto 2020 alle 12:10 in Corea del Sud USA e Canada

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Gli USA e la Corea del Sud condurranno la loro esercitazione militare congiunta annuale dal 16 al 28 agosto prossimi ma, secondo quanto riferito dai media Sud-coreani il 12 agosto, quest’anno, Washington non mobiliterà gran parte del personale con base negli Stati Uniti a causa del coronavirus, mettendo a rischio il passaggio di comando operativo in caso di guerra dagli USA alla Corea del Sud.

Nonostante si tratti in larga parte di simulazioni computerizzate anziché di operazioni sul campo, ogni anno, l ’esercitazione condotta da Washington e Seoul prevede la mobilitazione di decine di migliaia di uomini dei rispettivi eserciti. A causa della pandemia, i due Paesi hanno deciso di ridimensionare il numero dei soldati impiegati e di prolungare le operazioni di circa due giorni, per ridurre al minimo le attività notturne.  Inoltre, potrebbero esserci ulteriori cambiamenti, in quanto il Ministero della Difesa di Seoul ha reso noto che il programma non è stato ancora finalizzato. Dall’inizio del mese di luglio ad oggi, la missione americana in Corea del Sud, la United States Forces Korea (USFK), che conta 28.500 uomini, ha registrato almeno 65 casi di coronavirus tra i suoi soldati, gli impiegati e le rispettive famiglie. Tutte le infezioni sono state riscontrate direttamente all’arrivo dagli Stati Uniti o durante le due settimane di quarantena obbligatorie per chi torna in Corea del Sud.

Oltre ai cambiamenti indotti dall’emergenza sanitaria, l’esercitazione che si aprirà il 16 agosto prevede anche un test di prontezza delle forze Sud-coreane ad assumere l’incarico del controllo operativo in caso di conflitto, finora delegato alle milizie statunitensi. Il trasferimento di tale incarico all’esercito di Seoul entro la fine del suo mandato, nel 2022, è stata una delle principali promesse fatte dal presidente Sud-coreano, Moon Jae –in, e Washington ha acconsentito al passaggio di testimone, ma solamente se verranno incontrate specifiche condizioni dopo aver eseguito tre test, di cui il primo è stato condotto nel 2019. Quest’anno, però, valutare le capacità dell’esercito di Seoul potrebbe provarsi particolarmente difficile perché, secondo alcune fonti, Washington avrebbe deciso di non inviare i propri esperti nel Paese asiatico per i timori legati al coronavirus.

Le esercitazioni congiunte di Washington e Seoul sono sempre state criticate aspramente dalla Corea del Nord che le ritiene “prove generali” per una guerra. Per questo, già negli ultimi anni, la dimensione delle operazioni era stata ridotta nel contesto dei negoziati per la denuclearizzazione della penisola coreana.

Nel 2018, gli USA avevano avviato una serie di iniziative per indurre la Corea del Nord a smantellare il proprio programma nucleare. Con tale obiettivo, il presidente statunitense, Donald Trump, e il leader Nord-coreano, Kim Jong-un si erano incontrati una prima volta il 12 giugno 2018 a Singapore, quando avevano concordato la collaborazione per smantellare il suo programma nucleare da parte di Pyongyang, in cambio della rimozione di sanzioni internazionali imposte sul Paese. Successivamente, il 28 febbraio 2019, si era tenuto il loro secondo incontro a Hanoi, in Vietnam, ma in quell’occasione i colloqui tra le parti si erano interrotti a causa di un disaccordo sulle sanzioni. Il 30 giugno 2019, Kim e Trump si erano nuovamente visti nella zona demilitarizzata al confine tra le due Coree quando il presidente americano è simbolicamente entrato in Corea del Nord ma, da allora, gli esiti sono stati incerti.

Lo scorso 21 gennaio, però, gli sviluppi hanno preso una piega negativa quando il consigliere della missione nordcoreana alle Nazioni Unite a Ginevra, Ju Yong Chol, ha dichiarato che negli ultimi due anni Pyongyang aveva interrotto test nucleari e lanci missilistici per andare in contro alle richieste degli USA, i quali, in risposta, hanno tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e hanno insistito con il mantenimento delle sanzioni per bloccare lo sviluppo del Paese, ostacolando anche il suo sistema politico. Di conseguenza, la Corea del Nord ha annunciato di non ritenersi più vincolata ad alcun accordo con gli USA e ha condotto più lanci missilistici nei mesi di marzo e aprile 2020. Lo scorso 7 luglio, un inviato degli Stati Uniti si era recato in Corea del Sud nel tentativo di avviare nuovi colloqui con la Corea del Nord ma, poche ore prima, Pyongyang aveva affermato di non aver intenzione di dialogare con i rappresentanti statunitensi.

A testimonianza della nuova posizione di Pyongyang, lo scorso 27 luglio, durante le celebrazioni per il 67 ° anniversario della cessazione delle ostilità nella guerra di Corea, 1950-1953, Kim Jong Un, ha affermato che non ci sarebbero state più guerre nella penisola in quanto le sue armi nucleari assicureranno al Paese sicurezza e futuro, nonostante le inesorabili pressioni esterne e le minacce militari. 

Le due Coree si trovano ancora oggi in uno stato di tregua e non di pace, in quanto, dopo aver combattuto sulla penisola la guerra di Corea, il 27 luglio 1953, i rispettivi alleati firmarono l’armistizio di Panmunjeom, che pose fine al conflitto armato ma, da allora, Seoul e Pyongyang non hanno mai stipulato un trattato di pace.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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