Tunisia: i partiti politici di fronte a un bivio

Pubblicato il 12 agosto 2020 alle 15:32 in Africa Tunisia

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Il primo ministro tunisino designato, Hichem Mechichi, ha continuato, mercoledì 12 agosto, le consultazioni con i diversi partiti politici tunisini, volte alla formazione di un nuovo governo. La missione, al momento non priva di ostacoli, consiste nel costituire un esecutivo di tecnocrati indipendenti che possa guadagnare la fiducia del Parlamento.

Gli incontri del 12 agosto, tenutisi al Palazzo presidenziale di Cartagine, hanno visto Mechichi, sostenuto dal presidente tunisino Kais Saied e dalle organizzazioni sindacali, confrontarsi con i rappresentanti di diversi blocchi parlamentari, tra cui il partito conservatore Free Destourian Party (PDL), il partito riformista, e Tahya Tounes, partito di orientamento liberale e secolarista. L’idea avanzata dal premier ad interim è formare un governo di sole figure indipendenti, senza tener conto della rappresentanza di ciascun partito in Parlamento, in modo da garantire una maggiore stabilità ed evitare ulteriori tensioni e controversie simili a quelle verificatesi nell’ultimo periodo.

L’idea, però, non è stata ben accolta, e sono diversi gli attori del panorama politico tunisino che hanno minacciato di ostacolare i lavori del futuro governo, ancora prima della sua formazione, nel caso in cui ottenga la fiducia del Parlamento. Un esecutivo indipendente è visto come un organo non in grado di soddisfare le esigenze attuali del Paese e che ignora i risultati delle ultime elezioni e degli equilibri politici in Parlamento.

Il premier sembra aver messo tutti gli attori politici di Tunisi dinanzi ad un bivio, ovvero approvare un governo di tecnocrati indipendenti e conferire la fiducia in Parlamento, oppure rifiutare un simile esecutivo e, di conseguenza, far fronte alle conseguenze di tale mossa, incluso lo scioglimento del Parlamento ed elezioni anticipate.

Ad appoggiare la proposta del primo ministro vi sono le organizzazioni sindacali, consapevoli che un governo di tecnocrati rappresenti l’unica strada perseguibile per risanare l’economia tunisina e scongiurare nuove controversie politiche. Tra i maggior oppositori vi è Ennahda, partito che detiene attualmente la maggioranza dei seggi in Parlamento. Nel caso in cui Mechichi riesca nel suo intento, Ennahda rischierebbe di uscire di scena. Un’ipotesi probabile anche nel caso di nuove elezioni. Il Partito Libero Destourian, guidato da Abir Moussi, ha, invece, accolto con favore l’approccio di Mechichi e si è detto disposto ad ascoltare le idee del premier. Anche in precedenza, Moussi si è più volta detta disposta ad appoggiare un governo che includa un maggior numero di forze civili ed escluda la “Fratellanza”, con riferimento ad Ennahda, e le sue ramificazioni. 

In una conferenza stampa tenutasi il 10 agosto, la seconda da quando è stato nominato per formare il nuovo governo, Mechichi ha sottolineato che “l’instabilità politica è una delle cause principali della crisi in Tunisia”. Per tale motivo, è necessario formare un governo in grado di lavorare in armonia, lontano da tensioni politiche, e che garantisca buoni risultati a livello sociale ed economico. In un messaggio rivolto alla maggior parte dei partiti politici, Mechichi ha insistito sul fatto che “i cittadini hanno iniziato a perdere fiducia nella capacità delle élite politiche di fornire le soluzioni richieste e di rispondere alle loro aspirazioni”.

La Tunisia era guidata da un governo di coalizione, votato lo scorso 6 ottobre e nominato il 27 febbraio, ma spaccature ideologiche interne, soprattutto per quanto riguarda le finanze statali e il debito, hanno determinato un fragile equilibrio al suo interno. Il clima di instabilità politica ha portato, il 15 luglio, alle dimissioni del primo ministro Elyes Fakhfakh, anch’egli al centro di uno scontro con Ennahda. Quest’ultimo aveva deciso di ritirare la sua fiducia al premier a causa delle accuse di conflitto di interesse, nate dalla pubblicazione di documenti dai quali era emerso che alcune società, di cui Fakhfakh possedeva quote e titoli azionari, avrebbero vinto appalti statali per un valore di circa 15 milioni di dollari.

Il 24 luglio, il presidente tunisino ha nominato il ministro degli Interni, Hichem Mechichi, nuovo primo ministro del Paese, dandogli un mese di tempo per formare un governo che possa ottenere il voto di fiducia del Parlamento, altrimenti Kais Saied dovrà sciogliere l’esecutivo e indire nuove elezioni, da organizzare entro tre mesi. Mechichi è stato definito “indipendente”, e, pertanto, non era stato proposto da nessun partito per ricoprire l’incarico di primo ministro. Tuttavia, il neo-premier è molto vicino al presidente Saied, del quale è stato anche un consigliere per questioni giuridiche.

L’instabilità politica di Tunisi è accompagnata da una crescente crisi economica, che ha portato centinaia di cittadini a lasciare il Paese, in cerca di condizioni di vita e lavorative migliori in Europa. Ciò ha causato un aumento del fenomeno dell’immigrazione irregolare che ha colpito altresì le coste italiane, spingendo la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese a dirigersi in Tunisia, il 27 luglio, per esortare il Paese a trovare una soluzione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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