L’India pronta a ricollocare i militanti del Kashmir

Pubblicato il 12 agosto 2020 alle 15:17 in Asia India

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Il generale luogotenente dell’esercito indiano in Kashmir, B.S. Raju, il 12 agosto, ha rivelato a Reuters che l ’India potrebbe approvare un percorso di ricollocamento in aree più pacifiche del Paese per i giovani militanti del Kashmir, affinché abbandonino le violenze. Il generale Raju ha rivelato che il progetto in questione si trova ad uno stadio di elaborazione avanzato da parte del governo di Nuova Delhi e ha aggiunto di aver già fornito, da parte dell’esercito, raccomandazioni in merito allo stesso primo ministro del Paese, Narendra Modi.

Secondo quanto constatato da Raju, in molti casi i militanti del Kashmir sono ragazzi giovani dei quali, sostiene, ci si debba prender cura per un determinato periodo di tempo, anche ricollocandoli temporaneamente dalla regione del Kashmir in altri luoghi del Paese. Tra le proposte avanzate dall’esercito ci sarebbe proprio l’adozione di un approccio a lungo termine che consenta la piena riabilitazione degli ex-militanti con l’obiettivo di creare un meccanismo in grado di aiutare e infondere fiducia in coloro che scelgono di arrendersi.

In passato, Nuova Delhi aveva già adottato varie misure per cercare i convincere i combattenti del Kashmir ad abbandonare le armi, ottenendo però risultati non decisivi. Al momento, le rese vengono amministrate secondo una legge del 2004, la quale prevede per chi si arrende un pagamento immediato di circa 2.000 dollari, un modesto stipendio mensile, percorsi di formazione gratuiti e pagamenti in contanti per le armi che vengono consegnate.

Secondo il South Asia Terrorism Portal, dal 2004 si sarebbero arrese oltre 400 persone ma, dopo il 2007, tale cifra sarebbe precipitata, con appena una decina di abbandoni delle armi all’anno, dal 2017 al 2019. Secondo il capo della polizia del Kashmir, Kuldeep Khoda, il principale motivo di fallimento delle politiche del 2004 sarebbe da imputare ai percorsi di formazione che non sarebbero stati efficaci e sarebbero risultati in una mera formalità.

In base a quanto riferito dal generale Raju, al momento, nella regione in questione, ci sarebbero circa 180 militanti attivi che operano con più gruppi dispersi nell’intera valle del Kashmir. Dall’inizio dell’anno, i nuovi adepti tra la popolazione locale sarebbero stati 70, circa 10 in meno rispetto all’anno precedente, mentre, nello stesso periodo, sarebbero stati 135 i militanti uccisi dall’esercito indiano e di questi la grande maggioranza sarebbe stata reclutata in loco.

Il Kashmir è una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata e contesa tra l’India e il Pakistan che, al momento, ne amministrano aree distinte e della quale rivendicano entrambi la sovranità. Da decenni, nella parte indiana ci sono gruppi ribelli che lottano per l’indipendenza del territorio o per unirsi al Pakistan, accusato da Nuova Delhi di armare i militanti. In totale, si stima che, negli ultimi trent’anni di scontri tra insurrezionisti ed esercito indiano, siano morte circa 50.000 persone.

Il 5 agosto 2019, l’esecutivo di Modi, che è anche leader del partito nazionalista-induista Bharatiya Janata Party (BJP), aveva diviso il territorio del Kashmir sotto il suo controllo in zone amministrate federalmente dall’India, revocando gli articoli 370 e 35A della Costituzione indiana che sancivano i diritti all’autonomia di cui godeva la regione, ovvero su tutte le questioni interne, tranne la difesa, le comunicazioni e gli affari esteri. Da un lato, l’articolo 370 prevedeva che la regione avesse una propria costituzione, dall’altro, il 35A garantiva speciali diritti e privilegi alla popolazione indigena. Modi aveva motivato la decisione affermando che si fosse trattato di uno sforzo più ampio per consentire lo sviluppo economico della regione e per integrarla con il resto del Paese. 

 Prima di revocare la sua autonomia, il governo indiano aveva imposto un coprifuoco permanente in tutto il Kashmir indiano, aveva tagliato le comunicazioni, interrompendo le linee telefoniche e la connessione ad internet, e aveva anche inviato decine di migliaia di soldati, rendendola la valle del Kashmir una delle aree più militarizzate al mondo. Al momento, Nuova Delhi ha circa 200.000 tra militari e paramilitari dispiegati in loco e lo stesso Raju ha rivelato che, rispetto all’anno passato, gli attacchi dei militanti sono diminuiti del 40 % circa.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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